Valeria: affrontiamo il lavoro giorno per giorno

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Da qualche anno, Il Bernina, durante le festività natalizie, propone ai lettori una speciale rubrica alla ricerca di personalità, associazioni o eventi che, nel corso dell’anno, si sono distinti in positivo. Per questi 12 mesi, vista la situazione straordinaria, abbiamo voluto premiare le donne e gli uomini che, in prima linea, stanno fronteggiando la pandemia di Covid-19. Un gesto simbolico per dire grazie a tutte quelle persone impegnate nell’emergenza sanitaria. (Marco Travaglia)

Valeria Della Marta, 47 anni, tiranese, dal 2015 è capo reparto di Casa Anziani, dove lavora da circa 25 anni. Nel 1994, infatti, dopo la formazione scolastica, ha iniziato subito a lavorare qui come infermiera.


Buongiorno Valeria, ci puoi raccontare quali sono stati i cambianti lavorativi più importanti durante la pandemia?

Sicuramente il carico di lavoro è diverso: dal punto di vista pratico, per esempio, un po’ più di tempo è necessario per l’utilizzo dei mezzi protezione, così come per verificare le condizioni cliniche dell’ospite, onde accertare la presenza o meno di sintomi legati al Covid-19. Dal punto di vista psicologico, invece, gestire questa situazione richiede notevole impegno ed attenzione da parte di tutti i collaboratori.

Inizialmente si è trattato di una nuova sfida da affrontare: ci sono stati periodi in cui stiamo stati chiusi alle visite e in questi momenti ne hanno sicuramente risentito anche i parenti. Anche verso di loro, infatti, abbiamo cercato di veicolare le informazioni. Per fare questo abbiamo cercato altre forme di contatto: telefonate, video-chiamate, il tutto per garantire un minimo di continuità con le normali abitudini.

E per quanto riguarda gli anziani?

Sono consapevoli delle difficolta’ che questa situazione comporta e comprendono le misure preventive messe in atto per evitare la trasmissione del virus. Non è facile per nessuno ed è comprensibile.

C’è qualche episodio particolare che vuoi raccontarci?
Non c’è una cosa in particolare che mi viene in mente. Stiamo vivendo la situazione giorno per giorno, costruendo di volta in volta il nostro lavoro. Certo, la prima volta che abbiamo dovuto chiudere non è stato semplice: infatti, come dicevo in precedenza, abbiamo dovuto mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire i contatti sociali. Adottiamo correzioni mano a mano che i problemi si presentano e la situazione è certamente un po’ surreale.

Come stai vivendo, a livello personale, questa situazione?

Certamente si tratta di una situazione particolare, più impegnativa, perché ci sono diverse cose nuove da affrontare; come detto, si costruisce il lavoro giorno per giorno e piano a piano si risolvono le problematiche che si pongono…

Quali sono le aspettative per il futuro sia in ambito lavorativo che per quanto riguarda l’evoluzione della malattia nella Svizzera e nel mondo?

Per quanto riguarda l’evoluzione della pandemia, chiaramente tutti si aspettano che ci sia una fine, anche se è difficile prevedere quando questo avverrà. Mi auguro che con le terapie appropriate e/o le vaccinazioni, con gli sforzi fatti a livello mondiale, si possa giungere presto e un epilogo. Personalmente, c’è tanta voglia di ritornare ad una normalità che è stata stravolta.


Marco Travaglia

Caporedattore e membro della Direzione