Medesimo amore, animo e sentimento

0
80

Filippesi 2.1 – 11
Sermone del 1° gennaio 2021 Capodanno

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Se dunque v’è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. 3 Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, 4 cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

Cara comunità, abbiamo appena lasciato, senza rimpianti, il 2020 alla storia con il suo carico pesante. Siamo qui per chiudere il passato dentro di noi e ricominciare. Allora, nonostante tutto, riusciamo a dire un “amen” all’anno passato? Un amen alla mutata situazione in famiglia o al lavoro? Un amen non per dire “va tutto bene”, ma “sono in pace con tutto dell’anno passato e mi apro alla possibilità con cui il futuro di Dio può crescere in me. Amen 2020”. Per essere più pronti ad entrare nel nuovo anno che, per inteso, inizia con le stesse riserve con cui si è chiuso il vecchio. Non vogliamo invecchiare solo di un anno ma maturare dicendo: accetto il mio futuro, io posso e voglio vivere ancora. Dico sì a tutto quello che nel 2021 verrà”. Continuo con passione.

Chiudere e ricominciare! Superare fallimenti e sconfitte e ripartire. Non ci riescono tutti però, e non sempre! A volte è troppo per le nostre forze! Non siamo troppo idealisti davanti agli eventi? È innegabile: il male esiste, ma la creazione di Dio è sempre andata avanti. Noi abbiamo una forza e una speranza che viene da Colui che ha detto: Amen, è compiuto, accogliendo la sofferenza, che ha chiuso con la realtà del male e ne ha aperta un’altra. Con questo Amen, Cristo ama appieno, libera e rinnova il mondo. Dalla croce del Golgota, Dio è sceso nelle nostre oscurità, sconfitte, nel nulla umano. Un cieco ottimismo sulla situazione non è permesso ma speriamo in Cristo perché il suo futuro si compie: noi abbiamo un futuro anche quando tutto intorno crolla. Non è una pia illusione superare e ricominciare perché il regno di Dio è entrato nel mondo con l’Amen, è compiuto di Cristo. Per quanto dura sia, possiamo tirare le somme e ricominciare.

Ecco, Gesù annuncia che il regno di Dio è giunto. Molti discepoli però lo fraintendono. Lo hanno compreso come l’isola in cui si realizzano i desideri umani, una bolla di protezione in cui sentirsi assicurati da ogni problema. Gesù concretizza, invece, un futuro pieno di vita e sano, con segni e potenza divina, ma non toglie né crisi né oscurità. Guarisce alla radice del male: il regno di Dio inizia dal nostro cuore. Lì deve abitare e non nelle nostre fantasie e attese, ed è da desiderare, come ci ha insegnato a pregare: venga il tuo regno. La richiesta di questo adempimento si trova nel nostro amen per l’anno passato e nel nostro amen per il nuovo. Il regno è già in mezzo a noi e noi andiamo a incontrarlo. Gesù è il regno di Dio e la gloria del regno inizia nel servizio, come ci insegna nella lavanda dei piedi. Nel dire amen al suo regno dichiariamo queste tre cose.

Ad un cristianesimo che chiede a Dio di realizzare le proprie preghiere contrapponiamo il servizio cristiano. La preghiera non è una lista dei desideri da ricevere, ma la ricerca per servire con passione. La vita è difficile e spesso non riusciamo ad accettarla così com’è. La fuga dalle difficoltà, i desideri di soluzioni facili, ci chiudono alle ricchezze che già abbiamo. A volte pensiamo che se non abbiamo o siamo questo, la vita non ci piace. Non ci accorgiamo che i nostri desideri spropositati ci impoveriscono. Chi è in necessità come può vivere se noi non serviamo? Mettersi a servire gli altri significa chiedere aiuto a Dio di ritrovare la nostra umanità. Solo quando il benessere dell’altro diventa un mio problema, la vita cresce (cercate prima il regno di Dio ed il resto vi sarà aggiunto). Il futuro di questo pianeta e della società è minacciato ma la vita sarà possibile solo servendo. Colui che in ginocchio ha lavato i piedi, ci ha mostrato la via del futuro. Il regno di Dio arriva lì dove noi ci laviamo i piedi, in pratica, ci prendiamo cura reciprocamente. Ci abbassiamo come Dio si è abbassato. Alla lista delle preghiere da esaudire sostituiamo la lista dei servizi da rendere al Signore.

All’isolamento umano, replichiamo con la comunione. Siamo una società di comunicazione di massa. Tutti sono collegati con tutti. Però o le nostre parole ci portano al cuore degli altri o navighiamo in un mare di dicerie inutili. Parliamo ma siamo soli, perché? Tutti riportano “storie” social ma non dicono niente. La società è composta da single! Non si riesce più ad allacciare un legame duraturo, perché? Il nostro smisurato ego è il metro con cui misuriamo ogni cosa. L’unico a cui prometto fedeltà è a me stesso. Non sopportiamo più nessuno. Non è inquietante che in questa crescente babele di comunicazione mediatica, non ci comprendiamo più? Ognuno si cuoce la propria minestra e non ha più il coraggio di ascoltare e aprirsi. L’infinita solitudine nelle nostre città, il desolato isolamento di molte persone, fa riflettere! E il confinamento per il Covid-19 non ha che evidenziato questa difficoltà. Siamo noi, come comunità, una rete vivente che tiene in contatto chi cerca comunione? Siamo lo spazio nel quale una persona è accolta? L’altro è irrinunciabile perché solo se cresce la comunione germoglia il nostro futuro. Cristo è venuto per donarci comunione con il Padre ma anche fra di noi. All’isolamento umano, Cristo offre la comunione nel suo popolo.

Alla rassegnazione replichiamo con la speranza e la resilienza (capacità di sopportare). È triste se riteniamo sgradevole la nostra vita e diciamo: non mi piace più, è diversa da come la immaginavo, mollo. Guai a noi se la gettiamo via. In questi tempi di pandemia è un pensiero depressivo molto ricorrente ma se Cristo ha tenuto duro fino alla morte, anche noi possiamo resistere. Il nostro futuro dipende dalla capacità di andare avanti e stare saldi! Proprio quando non sappiamo più come sarà il futuro di un bambino, di un matrimonio, di un popolo, il nostro sopportare e sperare è decisivo. Oltre questa resistenza si rivela la nostra umanità. Non significa che bisogna stare per forza imperterriti in situazioni tossiche, no, ma nemmeno mollare subito, perché dalla volontà di resistere nasce sempre la vita, si sviluppano le cose più belle. Io ti ho detto sì e amen, rimango … continuo … sto con te anche se mi hai deluso. Sì, ti tengo con me anche se non sai dirmi una sola parola e mi rubi le energie. Solo quando possiamo dirci: sì e così sia, irrompe il regno di Dio in noi. Arriva il servizio, si rompe l’isolamento, nasce speranza e si solidifica un rapporto d’amore. In caso contrario, arriva il nostro di regno, quello del nostro insaziabile IO, che divora ogni cosa che incontra e “rende uno spezzatino” le costruzioni della nostra vita. Cristo ha insegnato che, anche nell’ora più buia, nulla è perso, anzi, siamo a un passo dalla resurrezione. Alla rassegnazione noi mettiamo speranza e resilienza.

Dire sì a Dio è un segno forte di speranza.  Questo sì è il segno del regno di Dio veniente. Noi vogliamo dire amen al 2020, e fiduciosi incontrare il 2021, con il cuore rischiarato dalla luce del suo regno. Vivendo il servizio e la comunione cristiana portiamo la speranza di Cristo nel buio per accendere una luce nel futuro di molte persone. Il nostro “sì e così sia” a Dio, alla nostra vita, è incontrare la realizzazione del suo regno, iniziando da ogni giorno. Il Signore ci benedica e ci guardi in questo nuovo anno. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa