Mariangela: sono felice quando posso aiutare gli altri

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Da qualche anno, Il Bernina, durante le festività natalizie, propone ai lettori una speciale rubrica alla ricerca di personalità, associazioni o eventi che, nel corso dell’anno, si sono distinti in positivo. Per questi 12 mesi, vista la situazione straordinaria, abbiamo voluto premiare le donne e gli uomini che, in prima linea, stanno fronteggiando la pandemia di Covid-19. Un gesto simbolico per dire grazie a tutte quelle persone impegnate nell’emergenza sanitaria. (Marco Travaglia)

Mariangela Crameri è volontaria presso la Spitex e la Croce Rossa da circa 12 anni. In questo particolare momento si è occupata della consegna dei pasti a domicilio per gli anziani.

Buongiorno Mariangela, dove nasce la tua passione per il volontariato?

Quando sono andata in pensione mi sono dedicata all’assistenza degli anziani. Avevo un ristorante in Engadina e mi sono pensionata anticipatamente a 60 anni a causa delle condizioni di salute di mio marito: per questo motivo siamo tornati in valle nel settembre del 2008. Il mio tempo libero ho cominciato a dedicarlo agli anziani. Insieme ai volontari abbiamo cominciato ad organizzare le feste per loro, aperte a tutti: poi ho iniziato a portare i pasti a domicilio e a fare i trasporti dei malati per la Croce rossa. In questo ambito sono anche stata nominata responsabile in valle per la Pro Senectude.

Com’è cambiato il tuo lavoro durante la pandemia?

In primavera, con la prima ondata, dal momento che sono over 65, avevo interrotto, a causa delle nuove regole, il mio servizio di volontaria; poi abbiamo ricominciato in aprile-maggio. Per quello che mi riguarda, dal punto di vista lavorativo, non è cambiato niente; per quello che riguarda me stessa, invece, è cambiato parecchio. A causa della morte di mio marito, avvenuta qualche mese fa, faccio fatica a stare da sola. Per questo motivo sono felice quando posso aiutare gli altri, così mi tolgo di casa e posso vedere qualcuno, anche se, vista la pandemia, c’è un po’ di paura e di ansia.

Quali sono le tue aspettative per il futuro in ambito assistenziale?

Credo che le attività potranno riprendere presto: penso per esempio ai pranzi in compagnia in casa Conviva, interrotti a partire dal Natale scorso; era un bel modo per stare insieme: mangiamo, cantiamo e giochiamo a carte… Per quanto riguarda la mia attività di volontariato mi auguro che possa farla ancora a lungo, almeno fino a 80 anni, il termine massimo stabilito per legge: fino a lì, se posso, vorrei continuare a rendermi utile.

Come pensi potrà risolversi questa situazione?

Aspetto il vaccino, sono molto ansiosa che arrivi: credo che la soluzione arriverà attraverso questa preparazione medica. Sono convinta che essa entrerà a far parte delle prassi mediche, un po’ come le punture obbligatorie che si facevano da bambini per debellare i virus…


Marco Travaglia