Quali regole per chi varca la frontiera?

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Da anni siamo abituati a non vedere la frontiera come una limitazione della nostra libertà di movimento, dal momento che la libera circolazione tra le persone è un fatto acquisito dal trattato di Schengen, cui la Svizzera è associata. In casi eccezionali come quello della pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo, i confini nazionali tornano più che mai un argomento di attualità, specialmente per coloro che, in Valposchiavo come nella vicina Valtellina, vivono lungo la frontiera e sono abituati a frequenti spostamenti.

I cambiamenti di normativa rendono, però, a volte difficile capire che cosa si può e non si può fare, cioè quali siano le limitazioni alla circolazione delle persone. In Italia, l’autorità che si occupa di trasmettere le istruzioni governative da applicare alla Polizia di Frontiera è la Prefettura: il quadro che vi presentiamo sotto forma di domande e risposte è quello che Il Bernina ha desunto da un colloquio con il Gabinetto del Prefetto di Sondrio.

Che cosa prevede in linea generale la normativa per coloro che si spostano dalla Svizzera all’Italia?
In base al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri attualmente in vigore in Italia, chi proviene dai paesi inseriti nell’elenco “C”, quindi anche dalla Svizzera, deve presentare documentazione che attesti di aver effettuato un tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti il passaggio. Esistono però delle eccezioni.

Quali sono le eccezioni?
Le eccezioni sono: la permanenza in Italia per non più di 120 ore consecutive, oppure di 36 ore se in transito verso un Paese terzo. Anche in questo caso, però, soltanto se il passaggio di frontiere avviene per determinati motivi.

Quali motivi autorizzano quindi il passaggio di frontiera per le 120 ore massime?
Si tratta di motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza, che devono comunque essere autocertificati con un modulo facilmente reperibile su siti internet istituzionali o informativi italiani.

In caso di motivi di salute (per esempio un trattamento medico o una visita specialistica) si deve portare con sé documentazione particolare?
Si deve portare con sé la documentazione medica che attesti l’avvenuta prenotazione del trattamento o della visita e l’impossibilità di rimandarla, come per esempio una prescrizione.

Se si possiede la prenotazione di un servizio non medico (parrucchiere, estetista o similare) prima dell’entrata in vigore delle limitazioni, si può usufruirne?
Non si può usufruire di nessun servizio che non sia urgente e indifferibile.

Che cosa accade per coloro che hanno una seconda casa in Italia?
Possono recarsi presso la seconda casa soltanto per motivi di urgenza, come per esempio manutenzioni straordinarie e non rinviabili, non per turismo o soggiorno.

Ci si può recare in Italia soltanto per effettuare acquisti?
No, questo non è consentito.

Se qualcuno possiede una vigna, una attività agricola anche secondaria o un terreno che necessiti una urgente manutenzione può recarsi in Italia?
Sì, purché attesti con autocertificazione che si tratta di un’attività urgente e non differibile.

In Italia è in vigore una normativa che prevede differenti zone di rischio crescente a seconda del colore (giallo / arancione / rosso). Ci sono cambiamenti per chi viene dalla Svizzera?
Non ci sono cambiamenti per il passaggio, nel senso che i motivi consentiti restano gli stessi. Tuttavia, una volta che si trovano nel territorio italiano, anche i cittadini svizzeri sono soggetti alle stesse regole. Per esempio, chi si reca presso la seconda casa per manutenzioni, se la zona è “rossa” o “arancione”, non potrà spostarsi dal comune italiano dove la sua proprietà si trova se non per ragioni di urgenza o per il rientro in Svizzera. Se la zona è “rossa” anche per ogni spostamento interno al comune dovrà essere dotato di autocertificazione.

Per quanto, infine, riguarda gli italiani che si spostano in Svizzera, la normativa, così come confermato dalle autorità doganali elvetiche, varia a seconda della regione da cui provengono. Ad oggi ci sono restrizioni soltanto per coloro che provengono dalla regione Veneto. Resta però inteso che, se un cittadino italiano si reca in Svizzera per motivi diversi dal lavoro e la comprovata urgenza o per periodi superiori alle 120 ore anche a lui al rientro saranno applicate le stesse cautele che a un cittadino svizzero, ovvero dovrà presentare o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti o mettersi in quarantena.


Maurizio Zucchi