Certificato di battesimo, please!

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Marco 1.9 – 13
Sermone del 10 gennaio 2020 Battesimo Gesù

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. 10 A un tratto, come egli usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. 11 Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».

12 Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; 13 e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Cara comunità, al battesimo, ti viene data l’identità di “follower” di Gesù. Col battesimo sei inserito nella lista dei “seguaci” di Gesù. Negli ultimi decenni, in genere, le Chiese, però, hanno cercato l’identità del credente non tanto nel battesimo quanto nella leadership. La leadership però è una funzione, dirsi discepolo, invece, è un’identità. Questa differenza non va sottovalutata.

Per approfondire questa tema, una domanda: “Che cosa tieni nel tuo portafoglio? “Il contenuto del tuo portafoglio” riflette la tua identità, dove sei e la tua direzione nella vita. Ricordi il tuo primo portafoglio? Che cosa c’era? Un abbonamento, qualche soldo, poi, la patente di guida, fototessere di persone care, tutto ben pressato. Ora pensa al tuo portafoglio da “adulto“. visualizzatelo com’è? Rigonfio non piatto? Il tuo portafogli ora è troppo gonfio, pieno di attestati di chi sei oggi, vero? C’è la carta di credito (consumatore); dell’assicurazione sanitaria (previdente); carte fedeltà (fidelizzato); le carte punti viaggio (viaggiatore), la tessera della palestra (allenato); carte sconto (oculato), la patente, batch aziendale … carte che ti “identificano” per qualcosa e come cittadino. “Il contenuto del tuo portafoglio“, fisico o virtuale, però, definisce chi sei? Non solo, in questo mondo reale e virtuale, più definiamo chi siamo, più rischiamo il “furto” d’identità. L’undicesimo comandamento è “Non cliccare“. Un solo clic sbagliato ti apre un inferno e un hacker ruba le tue informazioni e può aprire nuovi account, un mutuo o altro. Le aziende in rapida crescita sono nella “sicurezza dell’identità“. Quei bit di informazioni elettronici, però, NON sono la tua identità o non dicono la verità su di te. Invece, se la tua identità è di discepolo di Cristo, nessuno te la può “rubare“. «Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano, ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. (Mt 6.19s). I follower di Cristo s’identificano in un discepolato di missione, relazione e incarnazione.

Al suo battesimo, Gesù riceve la sua vera identità. Non inizia bene. È subito etichettato dalla provenienza “Nazaret di Galilea“. Regione disprezzata e abitata da malfattori, dire galileo = “testa calda”, covo di rivoluzionari, lì non ci compravi casa. Gesù è battezzato da Giovanni, che battezzava per “il pentimento e perdono dei peccati” (1.4). Il battesimo era un simbolo di morte: immergendosi, si moriva al proprio passato. Era un esodo dal passato. Perché Gesù si battezza se Giovanni lo ritiene “colui che è più potente di me” che “battezzerà con lo Spirito Santo“? Il suo battesimo non è il simbolo di morte da un passato ingiusto da farsi perdonare ma è accettare la futura morte perché si dona per noi. “«E subito salendo dall’acqua»”: s’immerge nella morte ma essa non lo può trattenere. Risalendo dall’acqua “«vide squarciarsi i cieli»”. Si pensava che Dio fosse così arrabbiato con il popolo da sigillare i cieli per non averne più rapporto. I credenti attendevano che Dio squarciasse i cieli. Gesù s’impegna a manifestare l’amore divino senza limiti e Dio risponde con un amore smisurato. I cieli non si aprono ma si squarciano, non possono più essere richiusi: con Gesù il rapporto di Dio con l’umanità sarà continuo, crescente ed ininterrotto. Alla morte di Gesù anche “il velo del Tempio si squarcerà”, nulla impedisce di vedere il vero Dio. E chi è? Colui che per amore dona la sua vita. “«E lo Spirito …»”, la totalità dell’amore di Dio “«discende verso di lui»”. Gesù sale dall’acqua e lo Spirito scende su di lui. Questo stesso Spirito che Gesù sulla croce comunica a chi lo accoglie, e con lui e come lui, dedica la vita per la salute del prossimo. Neanche dopo il battesimo le cose vanno bene. L’identità umana e divina di Gesù gli mette in mano un biglietto di sola andata per quaranta giorni di “deserto“, circondato da “bestie selvagge“. L’identità umana e divina di Gesù è sempre rimasta un obiettivo da completare.

Mentre le nostre chiese si svuotano, e i “nones” (credenti senza appartenenza) e i “dones” (chi ha finito con la chiesa) costituiscono il segmento sociale in più rapida crescita: il tema “evangelizzazione” si riaffaccia. Il metodo preferito è “come “portare” persone in Chiesa e a Cristo”. Non c’è fraintendimento di ruoli più nocivo! Che cosa c’è di sbagliato nel concetto di “condurre le persone a Cristo”? Perché ci mettiamo in un ruolo non nostro, per noi c’è un solo “leader“: Gesù. Noi siamo i suoi follower. Evangelizzare è seguire Gesù in quello che già fa nella vita di persone, famiglie e in Chiesa, non è convincere, forzare o spingere a entrare. A uno deve venire voglia di aggiungersi al numero di chi segue Cristo. Noi siamo suoi discepoli. È vero che Gesù ci potrebbe chiamarci a “leadership“, ma è una funzione, non un’identità. Anche “in prima linea” stiamo sempre dietro a Gesù. Pietro è rimproverato da Gesù perché si mette davanti a lui: vade retro satana! Paolo scrive “seguitemi come io seguo Cristo“. La nostra Chiesa Cantonale organizza “serate sulla leadership“, invece, è interessante che molte agenzie, anche militari, non facciano più formazione “sulla leadership” ma in “come si diventa un seguace migliore“, visto che, più si parla di leadership, più le cose peggiorano. C’è un solo “leader“: Gesù. Se abbiamo la sua “visione“, non c’è né bisogno di altre. Il nostro ministero è “seguire” Cristo, ovunque. “Ogni battesimo implica una vocazione… Non siamo chiamati a vegetare nel Corpo Mistico, ma ad agire e a crescere e ad aiutare la crescita degli altri“. Questa è la nostra identità.

Se guardi “nel tuo portafoglio” non c’è una copia del tuo certificato battesimale. Noi tutti però dovremmo averlo sempre con noi –non nel portafogli ma nel nostro cuore. Lì c’è la nostra vera “identità“, che nessuno ci può rubare. Siamo discepoli “battezzati” – follower di Gesù, il Dio-con-noi che ci chiama a servire oltre noi stessi, ad amare più di noi stessi. Il battesimo non ci fa leader ma follower di Gesù. Dire “sono battezzato” è identificarsi con un amore che permette la vita degli altri, lascia andare e non trattiene. È un amore che “rinuncia” a imporsi affinché altri “colgano” la verità. Quando un genitore ama un figlio, lo dà via… per il battesimo; all’asilo; alla scuola dei duri colpi; all’università; a un fidanzato o fidanzata; a un marito o a una moglie; li diamo via alla vita… affinché vivano, li diamo via per amore. Lutero, quando era in crisi nera, gridava contro le sue tentazioni: “Io sono battezzato“. Non “Sono stato battezzato” ma “Io sono battezzato“. Ogni giorno dovremmo guardarci allo specchio e dire due cose: “Dio è Dio e io no“. È importante perché la pubblicità ci dice: “Sei un dio; sei il numero uno; te lo meriti; sei un leader!” La seconda è: “Io sono battezzato“. La nostra “identità” è di discepolo. La nostra “funzione” potrebbe prevedere la leadership. Il tuo certificato di battesimo è l’ordinazione al ministero. Se stamattina chiedo: “Quanti ministri abbiamo qui?” Se sei battezzato, alza la mano. Poi, ogni battezzato è un missionario. Se stamattina chiedo: “Quanti Missionari ci sono?“, tutte le mani dovrebbero alzarsi. Perché abbiamo un ministero per il corpo di Cristo ma anche una missione nel mondo. Sento dibattere “la fede è una cosa privata, rimanga nell’intimo”. Attenti! C’è chi vuole turare la bocca alla missione della Chiesa e non si condanni il malaffare, l’ingiustizia, la disumanità. La Chiesa ha un mandato profetico e alza la sua voce. “Missione” è l’altro nome per la vita di un battezzato.

Il tuo certificato di battesimo è la tua “carta d’identità” di ministro e missionario. Se ce l’hai ancora, perché non lo riduci alle dimensioni della carta d’identità e lo fai plastificare come un documento d’identità? Infila quel documento nel tuo portafoglio perché sarà l’identità più autentica e a prova di furto che si possa mai mettere nel portafoglio. È un’identità che non potrà mai essere “rubata“. “Ricordati del tuo battesimo” quando hai attraversato l’esodo dalla schiavitù e l’ingresso nel Giordano della terra promessa. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa