Sotto il fico

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Giovanni 1.35 – 51
Sermone del 17 gennaio 2021

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

35 Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; 36 e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» 37 I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. 38 Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?» 39 Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.

40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. 41 Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo); 42 e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»).

43 Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: «Seguimi». 44 Filippo era di Betsàida, della città di Andrea e di Pietro.

45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». 46 Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere». 47 Gesù vide Natanaele che gli veniva incontro e disse di lui: «Ecco un vero Israelita in cui non c’è frode». 48 Natanaele gli chiese: «Da che cosa mi conosci?» Gesù gli rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto». 49 Natanaele gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele». 50 Gesù rispose e gli disse: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Cara comunità, il colpo di fulmine è la fortuna dei film romantici sdolcinati. Le storie d’amore in cui l’intreccio tra due persone che fa nascere una passione incontenibile ci fanno sognare. All’improvviso scocca qualcosa e l’altro diventa la tua “anima gemella“. Se ti è capitato, sai cos’è, e non solo in ambito amoroso. Forse qualcuno è sposato con la sua di “anima gemella” che, con semplicità, “ti conquista“, “ ti guarda dentro” e, ciò nonostante, “ti ama nel profondo”. Alcuni affermano che dipende da come lo sguardo riesce a vedere nell’animo. Altri credono sia l’effetto di un feromone o di una intensa connessione emotiva. Altri credono sia un’istintiva connessione spirituale, inspiegabile a parole. Comunque sia, questi incontri sono reali, irrazionali, profondi e coinvolgenti.

Anche noi abbiamo tipo “colpi di fulmine” nel nostro rapporto con Dio e Gesù. A volte, se siamo in preghiera e il nostro spirito è ben disposto, possiamo realmente sentire lo Spirito di Dio. Molte volte ho sentito persone raccontarmi questa esperienza da brividi con il divino. Mentre amiamo la nostra logica, la nostra razionalità e i fatti nudi e crudi, nessuno di noi può negare che abbiamo un lato intuitivo, che “conosce” le cose non su ciò che vede o prove o razionalità. Per es. quando ci innamoriamo, quando sentiamo di telefonare a qualcuno mentre sta pensando a noi; quando abbiamo la sensazione che qualcosa non va e arriva la notizia; quando guardiamo qualcuno e “fotografiamo” quella persona per come è. Anche se gli animali hanno questa sensibilità più sviluppata, anche noi l’abbiamo. E molti ascoltano questo “intuito”. Il fondatore dei metodisti, John Wesley, direbbe che non puoi essere un vero cristiano senza quell’incontro relazionale, intuitivo e spirituale con Gesù, da “colpo di fulmine”, che “riscalda i cuori” e “cambia la vita“. Ecco il nostro testo parla anche di questo tipo di incontri. Questo sano “sentimento” è la base della conversione a Dio. Gesù “vede” nel cuore delle persone. È la “spada” del discernimento, la “pietra d’inciampo” che rivela i cuori di molti.

Nel testo abbiamo una serie di “colpi di fulmine”. “Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli, e, fissando lo sguardo”,Fissare” significa “svelare la realtà più profonda di un individuo”, scattarne una foto. Qui il Battista svela la realtà più profonda di Gesù (poi Gesù fisserà Simone, svelandone la realtà più profonda):Ecco l’agnello di Dio” che ha mandato al suo popolo. L’agnello non era l’animale usato per il sacrificio dei peccati, Gesù non s’immola per la remissione dei peccati a un Dio irato ma è l’agnello che nell’Esodo fornisce al popolo la capacità, la forza e l’energia per iniziare un cammino di liberazione, e per questo egli conferirà ai suoi una vita detta “eterna” non per la durata quanto per la qualità indistruttibile. I suoi due discepoli, sentendolo parlare così, lo seguirono”. Iniziano questo processo di liberazione. I primi discepoli lasciano Giovanni il Battista e seguono Gesù perché dentro sentono che Gesù può realizzare il loro bisogno di pienezza di vita e di liberazione. Gesù si voltò, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?. Non “Chi cercate”, ma “che cosa cercate”. Se cercano pienezza di vita o la risposta al desiderio di vita, di felicità, possono andare, ma se cercano onori, potere e ricchezze rimarranno delusi. Gli risposero: “Rabbì” maestro, dove dimori?Ebbene Gesù risponde: Venite e vedrete”, perchédove Gesù dimora, non si conosce per informazione ma per esperienza, perché dimora nella pienezza dell’amore divino, quindi andare verso Gesù significa entrare nella dimensione dell’amore di Dio. “Vieni con me e vedrai” è il nome di Dio! A Simone cambia il nome in Cefa, Pietro, indicando la sua cocciutaggine, non lo invita a seguirlo, lo farà alla fine, quando Simone abbandonerà la sua idea di messia e riceverà Gesù nella sua vera identità. Un colpo di fulmine a scoppio ritardato.

Nell’ebraismo, un buon discepolo della Torah poteva “conoscere” Dio anche a livello spirituale. La Torah è, per chi la studia, come un “Albero della conoscenza“. Meditarla si diceva fosse come “stare seduto sotto l’albero di fico“, in breve “all’ombra dell’insegnamento di un rabbino”, godendo del “dolce” frutto del suo insegnamento e saggezza. Filippo è entusiasta di presentare Gesù al suo amico Natanaele: “Abbiamo trovato colui di cui hanno scritto Mosè nella legge e anche i profeti, Gesù figlio di Giuseppe da Nazareth“. Natanaele è sarcastico: “Può forse venire qualcosa di buono da Nazareth? Filippo non combatte lo scetticismo ma invita: “vieni a vedere“. Nataniele si avvicina a Gesù e succede qualcosa. Gesù dice: “Qui c’è veramente un israelita in cui non c’è inganno (o finzione)“; è un credente con il cuore libero da orgoglio e pregiudizio. Natanaele “riconosce” che Gesù soddisfa il suo desiderio di attesa. Hanno una specie di connessione Bluetooth interiore, qualcosa che solo loro capiscono. Natanaele è perplesso: “Da che cosa mi conosci? “Come fai a conoscere il mio cuore, cosa credo, chi sono?” “Ti ho visto sotto il fico prima che Filippo ti chiamasse“. Noi rimaniamo fuori di questo scambio, ma tra loro scocca una scintilla, Natanaele si sente “letto” nel profondo con la sua attesa del Messia e per il futuro preparato da Dio. Si sente “fissato” nel cuore e risponde: “Rabbino, tu sei il Re d’Israele, il Figlio di Dio! La sua attesa è finita, bastano uno sguardo e poche parole. Questo non è che l’inizio, Gesù risponde: “il cielo si è aperto e gli angeli di Dio salgono e scendono sul Figlio dell’uomo“. Gesù si paragona alla scala di Giacobbe: il cielo è aperto e c’è un ponte tra il cielo e la terra, tra Dio e gli umani. Natanaele è pronto per la nuova era.

Questo momento di identificazione è importante. Gesù “conosce” Natanaele leggendogli nel cuore. Natanaele incontra Gesù e “sente” l’incontro con Dio. Questo “rimbalzo” di sentori è lo stesso modo in cui noi “conosciamo” Dio; non tramite i libri ma in modo personale, esperienziale, conoscitivo. Quando preghiamo, meditiamo sulle Scritture o condividiamo la cena del Signore, incontriamo Gesù. Se “vai e lo vedi” ne sentirai la presenza e quando sarai davanti a Gesù, sapendo che “legge” la nostra umanità, anche tu lo puoi riconoscere. Questo doppio “riconoscimento” è l’essenza della fede. Non importa quanti versetti della Bibbia memorizzi, quante volte vieni in chiesa, quanti inni o in quanti comitati ti trovi, o come aumenti la tua “conoscenza” teorica di Dio, non espanderanno però la tua personale “conoscenza” di Dio. Solo in un incontro ravvicinato con Dio e il riconoscimento in Gesù, il tuo cuore sarà per sempre e inspiegabilmente cambiato. L’Agnello di Dio sarà il tuo nutrimento e forza per uscire dalle tue schiavitù e vivere la libertà di figlio o figlia di Dio. Non c’è nemmeno bisogno che il Signore aggiunga istruzioni, comandamento o direttive, da allora in poi, sai dentro e fuori di te, come praticare la volontà divina. È quello che ha provato Natanaele incontrando Gesù quel giorno, conosciuto da discepolo col primo nome di Bartolomeo. Ed è ciò che cambierà veramente la nostra vita, se lo identificheremo come Agnello di Dio per noi e l’umanità. La forza di liberarci da ogni schiavitù.

Oggi e nei giorni a seguire, mentre ci muoviamo nelle nostre attività, prendiamoci un po’ di tempo per stare con Gesù. Prego che i nostri giornalieri incontri ravvicinati con il Signore portino molto frutto, bontà, benedizioni e gioia alla vostra vita e a chi vive intorno a voi. A tutti auguro la rivelazione di chi siede all’ombra di un fico per incontrare il Signore. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa