Impianti aperti, ma solo con l’asporto: “Grave danno economico”

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Lo scorso 13 gennaio, il Consiglio federale ha deciso di inasprire ulteriormente i provvedimenti contro la diffusione del Covid-19; tali misure non hanno toccato gli impianti sciistici, che sono rimasti regolarmente in funzione, ma ha fortemente limitato la ristorazione legata a questi ultimi. Per capire quale sia il danno generato nelle strutture a noi vicine della Diavolezza e di Lagalb abbiamo interpellato Markus Moser, amministratore delegato della Corvatsch AG.

Markus, quanto ha influito sui vostri impianti la crisi legata al Covid-19?
Il danno è grave: rispetto all’anno scorso mancano circa la metà degli ospiti registrati; alla luce di questo una chiusura totale sarebbe stata meno dispendiosa a livello economico che aver tenuto aperto come abbiamo fatto. Ma chiudendo avremmo deluso i nostri ospiti, avremmo tolto lavoro ai nostri dipendenti e non da ultimo sarebbe stata una cattiva pubblicità per tutta la regione turistica.

Quanto influirà ulteriormente il prolungamento di chiusura di 5 settimane sui due punti di ristoro del Lagalb e della Diavolezza?
A Lagalb in particolare la situazione è abbastanza preoccupante, la struttura sulla montagna non viene utilizzata solo dagli sciatori, ma anche come semplice ristorante; quindi, le perdite registrate, con in funzione il solo asporto, sono ingenti. Ci riteniamo comunque fortunati di poter offrire almeno questo servizio. Sulla Diavolezza, il Berghaus è aperto agli ospiti dell’hotel, che possono godere del servizio completo. Mentre gli altri ospiti posso usufruire solo del servizio di asporto.

Ritenete sia giusto aprire gli impianti sciistici e lasciare quasi totalmente chiusa la ristorazione?
Come accennato in precedenza, quello che per noi conta non è la correttezza del provvedimento, ma offrire un servizio ai clienti e all’intera regione. Nel comprensorio sciistico abbiamo dovuto adeguarci attenendoci a molte nuove regole, per il rispetto delle quali abbiamo persino assunto più personale e adottato varie misure per le quali abbiamo sostenuto un importante esborso economico. Con questa operazione abbiamo dato un forte contributo affinché gli ospiti in Engadina possano continuare a praticare gli sport invernali anche in questo difficile frangente. Se ci fossimo limitati a chiudere gli impianti ci sarebbero meno ospiti negli hotel e negli appartamenti per le vacanze di tutto il comprensorio.

Premesso tutto questo, fa comunque male avere solo una ristorazione limitata a disposizione: confidiamo di poter offrire nuovamente il nostro servizio completo a marzo e aprile. Personalmente mi ritengo fortunato a non dover essere io a decidere ed emanare i provvedimenti per arginare la pandemia. Immagino che, come in tutte le cose, non sia possibile accontentare tutti.

L’augurio per il futuro è quindi quello che già in marzo e aprile la situazione consenta di nuovo un’apertura totale?
Non ho ancora perso la speranza che così accada. Non vedo l’ora che inizino le giornate sugli sci sotto il sole primaverile: gioie del genere sono importanti di questi tempi. Questo è quello che mi auguro, soprattutto per quanto riguarda il lato umano della situazione, in termini di affari è un anno da dimenticare!


A cura di Ivan Falcinella

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