Revocato il permesso di esportazione merci in Valposchiavo a ristorante del tiranese

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Da inizio febbraio, diversi albergatori e ristoratori valposchiavini erano in allarme vista la concessione, da parte dell’amministrazione federale delle dogane AFD, di un permesso di esportazione merci a un esercente italiano. Andando più a fondo, seppur senza avere una conferma da organi ufficiali, non era difficile capire che l’esercizio commerciale incriminato era un ristorante asiatico del tiranese (che tra l’altro sponsorizzava l’attività anche tramite Facebook).

Il Bernina, dopo aver raccolto le lamentele di alcuni albergatori, si è subito messo in moto contattando prima la dogana di Campocologno, poi, su indicazione della stessa, l’amministrazione federale delle dogane AFD nella figura della portavoce per la Svizzera Italiana, Nadia Passalacqua.

“In data 5 febbraio – ha dichiarato quest’ultima – è stata rilasciata un’autorizzazione ad un esercente sito su suolo italiano sulla base della LD. Art.42 sull’introduzione di merci commerciabili attraverso strade doganali non occupate o uffici doganali privi di competenze in materia d’imposizione. L’accordo prevedeva un’imposizione doganale semplificata, autorizzando l’esercente ad introdurre merci con luogo di partenza Tirano e luogo di destinazione Valposchiavo attraverso il valico di confine non occupato di Campocologno. Le merci – ha aggiunto Passalacqua – venivano comunque imposte: l’autorizzazione prevedeva dunque esclusivamente una facilitazione di passaggio ma non l’esenzione dal pagamento dei tributi”.

Ad un riesame approfondito, – come affermato dalla portavoce delle dogane – si è però deciso di revocare tale permesso, a partire da lunedì 1° marzo: “L’esercizio commerciale – ha aggiunto Passalacqua – è stato informato”.

La pubblicità dell’export sulla pagina FB del ristorante tiranese (censurata)

In questo contesto ricordiamo che, dal punto di vista doganale, per il cibo da asporto ordinato in Italia vale quanto segue:

  • in caso di consegna in Svizzera da parte del ristorante italiano, tutti i prodotti devono essere sdoganati all’importazione nel traffico commerciale;
  • se il cliente ritira i prodotti in Italia, li può importare in Svizzera nel traffico turistico (con diritto alla franchigia di 300.- fr). A questo livello però bisogna anche valutare le disposizioni vigenti su suolo italiano in merito alle restrizioni Covid.

Sembra quindi che l’avventura culinaria asiatica in Valposchiavo, che ha fatto storcere il naso a diversi albergatori e ristoratori valposchiavini, impegnati per reinventare la loro offerta in questo difficile periodo di Covid, sia giunta al termine. Da parte nostra c’è la piccola soddisfazione di aver contribuito, seppur in minima parte, a far luce sulla situazione e forse a contribuire alla rivalutazione della concessione di questo permesso da parte delle autorità.


Ivan Falcinella

2 COMMENTI

  1. Bravo Il Bernina bel lavoro!
    Mi chiedo da settimane ma come é che gli amici italiani entrano ed escono indisturbati anche senza permesso di lavoro, autocertificazione, test di massimo 48 ore ? Tutte cose che invece noi dobbiamo avere per andare in Italia?