Una presenza continua

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Giovanni 15.26 – 27, 16.4b – 15
Sermone del 23 maggio 2021 Pentecoste

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
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26 Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

16:4 Ma io vi ho detto queste cose affinché, quando sia giunta l’ora, vi ricordiate che ve le ho dette. Non ve le dissi da principio perché ero con voi. 5 «Ma ora vado a colui che mi ha mandato; e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?” 6 Invece, perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore. 7 Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. 8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

12 Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; 13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. 15 Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Cara comunità, avvicinandosi il momento di partire, Gesù parla ai discepoli dell’opera dello Spirito Santo e promette lo Spirito Santo (cap. 14 – 16). In 16.12 – 15 ne parla con riservatezza e chiarezza, non poteva ancora dirgli tutto. È saggio dire solo quello che in quel momento si può capire: Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata. (v.12). Di lì a poco, però, a Pentecoste, ricordandosi delle sue parole, i discepoli avrebbero compreso appieno.

La prima verità di Gesù è sulla certezza dello Spirito. È solo una questione di attesa. In italiano, la parola “se” indica una possibilità. Quando siamo su di morale, usiamo il “se” per dire: se potessi passare questo esame, potrei… Però, quando siamo giù, il “se” è usato per i rimpianti: “Se avessi saputo quello che so adesso”. Un detto recita: con i “se e i ma non si costruisce la storia”. Nel discorso di Gesù non c’è un “se” per l’attività dello Spirito. Non “se” lo Spirito verrà, ma quando lo Spirito verrà. Non è però Gesù che ne parla per la prima volta. L’AT ci testimonia di come lo Spirito compariva episodicamente: in Gedeone (Giudici 6.34), Saul (1 Sam. 11.6), in Giuseppe (Gen. 41.38), nella creazione “si muoveva sulla faccia delle acque” (Gen. 1.2). Gesù, istruendo i discepoli sullo Spirito, li rende attenti sul ruolo più rilevante che lo Spirito avrebbe avuto nell’opera di redenzione divina e che sarebbe rimasto in modo permanente con il credente. Non è una questione del “se”, ma di “quando”. Dieci giorni dopo, i discepoli avrebbero avuto la conferma degli annunci di Gesù. Nei secoli seguenti, l’innegabile presenza dello Spirito conferma la Signoria di Cristo, battezzando la nostra vita comune con sua presenza continua nel suo Spirito. Se siamo qui è perché il suo Spirito ha operato ed opera in noi. Il battesimo di Frans testimonia che lo Spirito opera nella nostra vita comunitaria. Gesù manda lo Spirito per operare nel mondo. Questa è una certezza della Chiesa e del credente.

Gesù dice anche che lo Spirito “vi guiderà in tutta la verità” (v.13). Lo Spirito, quindi, guida il credente alla verità. Sì, ma come disse Pilato, che cosa è verità? La verità non è ovvia, spesso è falsificata, ma soprattutto, dipende dal punto di vista di chi osserva. A volte, alla massa sono date verità confezionate, per giustificare una guerra, un sentimento ostile verso qualcuno o per sopportare una pandemia. Ognuno può manipolare la verità e da questo nasce confusione. Così è per i discepoli. Gesù afferma una cosa e le autorità religiose un’altra. Gesù porta un messaggio su Dio e gli altri lo chiamano impostore. Gesù rassicura i suoi, verrà il Consolatore che accenderà una luce in e fuori di voi, che vi guiderà nella verità su Dio e sugli umani! La verità nel vangelo di Giovanni però non è una dottrina che si possiede, ma è un atteggiamento dinamico d’amore che ci unisce agli altri. Per questo Gesù non afferma “io ho la verità”, ma “io sono nella verità”. Non autorizza a possedere la verità, ma ad essere nella verità e camminare nella verità. Mentre chi ha la verità si distanzia da chi non la pensa come lui, chi opera nella verità si unisce a tutti, si lascia guidare dall’amore per la verità. Progressivamente il credente cresce nella verità di Dio, gradualmente il suo Spirito ci porta a capire fino in fondo la sua opera in Cristo. Lo Spirito testimonia la risurrezione, la Pentecoste, le Scritture, la Chiesa, il nostro ateismo, la verità e la presenza dello Spirito nella nostra vita. Lo Spirito di verità ci ravvede delle nostre scelte sbagliate, rivela ciò che è dal Padre. Euripide, il commediografo, affermò: una volta che ho visto la verità, non c’è droga che possa prendere per ignorarla e dimenticare di nuovo ciò che ho visto. Lo stesso vale per i discepoli dopo la risurrezione. Così è per chi sperimenta di persona la nuova vita nello Spirito. Lo Spirito ci immerge nella verità su Dio e l’umanità.

E conclude Gesù: lo Spirito prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà, cosa significa? Non è un nuovo messaggio, ma la sua comprensione in sempre nuove circostanze. Quindi c’è un unico messaggio nei Vangeli: un’azione divina sempre a favore del bene della persona e non di una istituzione, di ciò che favorisce la crescita umana, che è la garanzia di sopravvivenza e di attualità della chiesa. Il giorno della Pentecoste, mentre la comunità giudaica celebra il dono della legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai, nella comunità cristiana scende lo Spirito. Per i cristiani, questo episodio decide il passaggio dall’alleanza antica alla nuova. Il credente con Gesù non obbedisce più alla legge di Mosè, ma accoglie lo Spirito che lo rende capace di amare come il Padre. E poi Gesù aggiunge: egli mi glorificherà perché non parlerà di suo… Lo Spirito parlerà di una persona, Gesù, non di un libro o di una dottrina preistorica. Più viviamo vicini a Cristo, più lo conosceremo. I credenti che lo amano, attraverso lo Spirito, lo glorificano fattivamente. La Chiesa, il suo Corpo, lo glorifica curando chi soffre, è ammalato, dimenticato, evitato, messo ai margini. Porta la dignità a chi non l’ha, a chi nel buio si domanda: guarirò, mangerà, tornerò a stare bene, riuscirò a mettere su casa? È glorificato ogni volta che una comunità si incarna nelle sofferenze lì dove vive. Lo glorifichiamo curandoci di un amico: ho sentito che stai male e sono venuto. Alcuni di voi penseranno: è una lista banale. Se sentissi come lo Spirito tocca la vita di una persona, ti potrei dire… giusto, ricorda la cura divina quando hai sentito il soffio di Dio mischiarsi con il tuo; la mente di Dio guidare la tua, lo Spirito operare nel tuo spirito. Pensaci ora. È stato per capacità tua o per Colui ti dona una vita abbondante? Qualcosa ispira la bontà, il giusto e la verità. Se quel qualcosa è coincidenza, allora è una coincidenza ricorrente! Nelle Scritture però non c’è la parola coincidenza. Per la “coincidenza” che benedice, battezza e arricchisce la vita e glorifica Cristo, la Bibbia nomina lo “Spirito Santo”. Quello Spirito che nella vita di un credente glorifica Cristo.

A Pentecoste il Dio che ci ama, che ci è fratello, viene per dimorare con noi. Gesù parla con certezza di questa divina presenza in noi, forza e motore, che opera nel mondo. Non “se”, ma “quando” lo Spirito verrà. Lo Spirito ci convince della verità di Dio. Riduce la nostra distanza dal Padre e ci convince del suo amore. In pratica, ci guida in quella verità che non dipende da un punto di vista, ma, in Dio, è mutevolmente assoluta. Nel condurci nelle profondità del significato di Cristo, lo Spirito Santo ci porta a glorificarlo guardando al prossimo come lui ha fatto. Tocca le nostre vite e porta vita in noi e intorno. Da Pentecoste in poi, lo Spirito di Dio vive in noi, forza e potenza vivificante e rinnovante. Allora, la preghiera è: vieni in me, Signore, vieni per rimanere. Signore Gesù. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa