PDC e PBD si uniscono nell’Alleanza del Centro, ma il gruppo perde pezzi

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Nella sessione parlamentare, che si sta tenendo a Davos (al centro congressi) dal 14 al 16 giugno, c’è più di una novità nelle frazioni del Gran Consiglio. L’evento principale, come annunciato dagli organi di partito con un comunicato stampa, è la fusione dei due gruppi del Partito Borghese Democratico e del Partito Democratico Cristiano nel nuovo gruppo dell’Alleanza del Centro (ADC).

Il nuovo soggetto costituirà la frazione più ampia in seno al gran consiglio, ma con numeri più sottili di quanto sulla carta avrebbe dovuto essere. Sono infatti da registrare le defezioni nel PBD di Paolo Papa e Bruno Loi (che si uniranno ai liberali) e di Walter Grass (passato all’UDC). Pertanto, l’ADC potrà contare su 47 deputati, il PLD su 39, i socialisti su 20, l’UDC su 11 e tre saranno gli indipendenti.

Un gruppo ragguardevole quello della nuova formazione, ma pur sempre numericamente minore rispetto a quello ai numeri del giorno delle elezioni, quando i rappresentanti erano 53 (30 per i cristiano democratici e 23 per i democratici borghesi). Già in precedenza, infatti, vi erano state delle defezioni, con altri due rappresentanti del PBD (uno unitosi ai liberali e uno all’UDC e uno del PDC, che è invece confluito nel gruppo socialista).

Come mai tutti questi cambiamenti? È probabile che a qualcuno l’integrazione, che pure sembra aver riscosso consensi altissimi presso i delegati di entrambi i partiti, sia andata un po’ di traverso.

Abbiamo sentito Paolo Papa, Granconsigliere per la Calanca e Presidente delle Deputazione Grigionitaliana, a proposito della sua decisione di lasciare il PBD per i Liberali.
“A dire la verità – dichiara Papa – sono sempre stato un po’ di idee liberali quando sono entrato in politica ero già un po’ indeciso se candidare per i liberali o per i borghesi democratici… E alla fine mi ero deciso per questi ultimi, perché si diceva che fossero più vicini ai territori periferici. Adesso però con questa fusione, in cui non è molto chiaro cosa succederà in futuro, non mi sentivo a mio agio in questo nuovo partito. Ma in fondo passare ai liberali è un po’ tornare a casa. Sono restato con il PBD fino a che è esistito autonomamente. C’è poi anche un fatto locale: spesso mi è capitato di avere più di qualcosa da ridire con il PDC della Mesolcina, per questioni regionali, e ritrovarsi ora all’interno dello stesso partito mi sarebbe sembrato un po’ strano”.

La nuova collocazione di Papa, per il momento, non dovrebbe portare a scossoni all’interno della Deputazione. “Ad agosto, in ogni caso, avrei finito il mio mandato come presidente, perciò arriverò a scadenza e si sceglierà qualcun altro”. Il candidato naturale alla successione di Papa sarebbe il Podestà di Poschiavo Giovanni Jochum, anch’egli appartenente al gruppo liberale.

Al di là del caso di Papa, motivato da scelte politiche e convizioni personali, resta l’impressione che alcuni dei cambi di casacca siano in parte un ricollocamento “tattico” in vista delle elezioni del 2022. Con il nuovo sistema elettorale proporzionale, infatti, diversi degli attuali Granconsiglieri dell’ex PDC e dell’ex PBD rischiano infatti di non venire rieletti restando nella formazione dell’Alleanza del Centro. Vi saranno, insomma, grandi cambiamenti nel 2022, anche perché il numero di grancosiglieri che non ricandideranno più potrebbe essere particolarmente significativo.


Maurizio Zucchi

Membro della redazione