Fotovoltaico in Valposchiavo: L’edificio a schiera Badilatti/Bontognali

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Foto di Carlo Vassella

Negli ultimi anni sempre più famiglie della Valposchiavo hanno deciso di produrre la propria energia avvalendosi del fotovoltaico. Il Bernina propone ai suoi lettori una serie di interviste ad alcuni proprietari di edifici recentemente interessati da questo tipo di interventi. In calce ad ogni articolo, con l’aiuto di Carlo Vassella, colui che ha progettato e installato gli impianti, entreremo più nel dettaglio grazie a considerazioni e ad aspetti tecnici del lavoro svolto.

La casa della famiglia Badilatti, in Via dal Poz 29 a Poschiavo, è un edificio a schiera costruito negli anni 1987/88. Nel 2017, insieme ai vicini Emanuele Bontognali e Serena Bonetti, la famiglia Badilatti ha deciso di installare sul tetto complessivamente 80m2 di pannelli fotovoltaici per sfruttare l’energia solare e dipendere il meno possibile da fornitori esterni.

Signor Badilatti, da dove è nata la vostra idea di installare un sistema fotovoltaico?
Nel nostro piccolo, siamo sempre stati sensibili e favorevoli a soluzioni rispettose dell’ambiente. L’emergenza climatica è oggi più che mai di grande attualità. La possibilità di sfruttare l’energia solare per produrre almeno una parte della corrente elettrica necessaria per il proprio fabbisogno è stata quindi una scelta consapevole anche in considerazione al fatto che le tecnologie applicate sono ben consolidate.

Quali esigenze energetiche avevate?
Il nostro fabbisogno energetico rientra sicuramente nella norma. Per il resto la casa è dotata di una termopompa per il riscaldamento e per l’acqua calda. Recentemente è stato aggiunto anche il dispositivo per la ricarica dell’auto elettrica. L’intenzione è quella di riuscire a consumare l’energia prodotta il più possibile per esigenze proprie.

Vi ritenete soddisfatti di avere apportato queste modifiche? Le vostre esigenze sono state esaudite con questa installazione?
Molto soddisfatti. Dal punto di vista ambientale sicuramente un’ottima scelta. La possibilità di poter interagire con il sistema fotovoltaico, ad esempio utilizzando l’energia solare in esubero per caricare le batterie dell’auto e garantire così i vari spostamenti, è una sensazione bella e particolare. Il bilancio quindi è molto positivo.

Con il tempo il prezzo degli accumulatori dovrebbe scendere ulteriormente e permettere quindi di gestire meglio le variazioni meteo o di caricare l’auto anche durante la notte utilizzando l’energia prodotta di giorno. Un altro piccolo passo verso l’indipendenza.

Un’esperienza quindi molto positiva. Vi è rimasto infine qualche sassolino nella scarpa?
La corrente prodotta in eccesso viene immessa nella rete dell’azienda elettrica comunale. A parte gli incentivi finanziari iniziali, il prezzo non rappresenta di fatto un grande incentivo.


L’edificio Badilatti/Bontognali in una foto attuale, dove si nota come i pannelli fotovoltaici inseriti nel tetto di rame non sono quasi più distinguibili dal resto della struttura – Foto di Emanuele Bontognali

Emanuele Bontognali e Serena Bonetti, che già ai tempi della costruzione della casa negli anni ’80 avevano una marcata “impronta” ecologica (insieme a Badilatti furono fra i primi a installare una termopompa in Valle), oggi sono entusiasti di aver sfruttato questa opportunità, in concomitanza alla necessità di sistemare il tetto, appena le normative federali lo hanno reso possibile nel 2017. Attualmente il progetto fotovoltaico realizzato da Carlo Vassella consente ai due coniugi di poter contare su un notevole autoconsumo (attorno al 50%), alimentando anche lo studio medico in casa e caricando una vettura ibrida plug in. Entrambi si dichiarano pienamente soddisfatti del risultato funzionale ed estetico.


La parola al progettista e installatore Carlo Vassella

L’impianto fotovoltaico installato sull’edificio a schiera Badilatti/Bontognali si contraddistingue da altri impianti simili per le seguenti particolarità: innanzitutto si tratta di un impianto integrato nel tetto, quindi i pannelli fotovoltaici sostituiscono la copertura tradizionale assumendo anche la funzione di protezione dagli agenti atmosferici. La realizzazione di un impianto integrato richiede un’efficiente collaborazione con l’architetto ed il lattoniere in fase di progettazione, in modo tale che la superficie non coperta da pannelli sia collegata in modo impermeabile all’impianto e a livello estetico risulti un’armonia tra i vari elementi presenti sul tetto. In questo caso la scelta del rame come materiale per il resto della copertura ha aiutato a integrare l’impianto nel tetto. Il rame infatti nel corso degli anni, grazie all’ossidazione naturale, assume una tonalità scura sempre più simile a quello dell’impianto fotovoltaico.

Un’altra particolarità di questa installazione risiede nel fatto che sul tetto sono presenti due impianti, uno per l’edificio Badilatti e uno per l’edificio Bontognali. Tuttavia i due impianti non sono distinguibili fisicamente, visto che sul tetto sono presenti tre campi di moduli fotovoltaici, in relazione alle tre aree a disposizione. La divisione quindi è solo a livello elettrico.

Luigi Badilatti nell’intervista parla dell’immissione di energia in eccesso nella rete dell’azienda elettrica comunale, mi sembra importante spiegare a tutti questo punto:
Secondo gli intenti dichiararti nella strategia Energetica 2050, l’energia prodotta in modo autonomo deve essere possibilmente consumata in modo autonomo sotto forma di consumo proprio. Ciò significa che un progetto di impianto fotovoltaico non dovrebbe limitarsi solamente all’installazione dei pannelli sul tetto, ma dovrebbe anche comprendere un concetto di sfruttamento dell’energia prodotta. Questo ha senso non solo da un punto di vista energetico, ma anche da un punto di vista economico, infatti la corrente immessa in rete al momento a Poschiavo viene rimunerata con 0.06 CHF/kWh, mentre quella prelevata dalla rete costa al cliente finale 0.1606 CHF/kWh. Queste condizioni quadro sono un chiaro incentivo al consumo proprio.
La tariffa di rimunerazione per l’immissione in rete tuttavia potrebbe essere maggiore, questo sarebbe possibile se i produttori potessero vendere anche i certificati di garanzia d’origine, i quali vengono automaticamente generati per ogni chilowattora di energia solare immessa nella rete pubblica. Purtroppo i gestori di rete al momento non sono tenuti ad acquistare questo plusvalore ecologico, quindi la vendita di tali certificati è solo possibile su portali online e direttamente da parte dei produttori.

Per questi due impianti sussistono diverse modalità per sfruttare la corrente prodotta direttamente il loco. Da una parte lo studio medico, prevalentemente attivo durante il giorno, riesce a consumare una parte dell’energia nel momento in cui viene prodotta. Dall’altro, tutt’e due le case dispongono di una pompa calore. Entrambe per generare il calore necessario per riscaldamento e acqua calda sfruttano  l’energia elettrica, una parte del fabbisogno delle pompe viene coperto della produzione propria.

Negli ultimi anni si sono aggiunte anche due vetture elettriche/ibride al parco auto, se queste vengono ricaricate durante le ore di sole possono soddisfare il chilometraggio quotidiano in modo “solare”. In questo ambito, attualmente la tecnica di gestione di certi tipi di colonnine di ricarica permette di scegliere se ricaricare la vettura con energia esclusivamente solare (ovvero con l’esubero di produzione che altrimenti sarebbe immesso in rete) o con la massima potenza di carica, quindi un mix tra corrente proveniente dalla rete e la parte solare prodotta attualmente dall’impianto. Senza batterie il consumo proprio per un impianto delle dimensioni del tetto Badilatti/Bontognali si aggira intorno al 35-45%. In futuro credo non si possa escludere un’ulteriore ottimizzazione dell’autoconsumo grazie all’impiego di accumulatori elettrici, che probabilmente nei prossimi anni diventeranno sempre più abbordabili sia per quanto riguarda l’aspetto economico, sia da un punto di vista della sostenibilità per quanto riguarda il ciclo di vita del prodotto.


Ivan Falcinella e Carlo Vassella