Oltre i bisogni primari: cibarsi dell’amore

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Giovanni 6:24 – 35
Sermone del 1°agosto 2021

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

24 La folla, dunque, quando ebbe visto che Gesù non era là e che non vi erano i suoi discepoli, montò in quelle barche, e andò a Capernaum in cerca di Gesù. 25 Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei giunto qui?» 26 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27 Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo». 28 Essi dunque gli dissero: «Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» 29 Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». 30 Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? 31 I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”».

32 Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33 Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo».

34 Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di questo pane».

35 Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.

Cara comunità, uno delle occupazioni preferite durante il lock down è stato il cibo!  Mangiare, mangiare e mangiare. Dalle ricerche su questo periodo, le persone hanno riferito di aver preso circa dai cinque ai dieci chili e questo per tre ragioni. 1) stress per il virus, presi da “fame nervosa“, 2) mancanza di esercizio fisico e 3) assenza di socializzazione (solitudine, isolamento e separazione da persone care). Così ci siamo così resi conto di quanto dipendiamo l’uno dall’altro per la nostra salute mentale, fisica, emotiva e spirituale e cosa ci succede se le relazioni si arrestano e la socializzazione si spegne.

Nel 1943, lo psicologo Abraham Maslow, focalizzato sul tema della motivazione, ha elaborato una “la gerarchia dei bisogni umani”, che parte dai bisogni primari e fisiologici, come cibo, acqua ecc., per giungere a quelli superiori, ovvero stima, sicurezza, affetto amore. Quando i bisogni fisiologici sono soddisfatti, nascono quelli di natura superiore. Solo se i bisogni primari sono soddisfatti, si passa al livello successivo, la sicurezza. In breve, mettere al sicuro la vita da pericoli, avere stabilità, protezione e la libertà dalla paura … il successivo bisogno è “ di appartenenza, affetto e amore“, ossia avere relazioni intime, amici, socializzare, contatto umano. Solo quando tutti questi bisogni sono soddisfatti, si ricerca stima, il potenziale di crescita e creatività, e le funzioni che ci fanno crescere come comunità e individui.

Quindi, non sentiamo il bisogno di una crescita individuale se prima non abbiamo relazioni stabili. Non cresciamo al pieno potenziale se non siamo parte di una comunità che ci nutre. Che cosa è successo durante il Covid? Questo choc ci ha ributtati nel bisogno fisiologico del cibo. La gente si è gettata sui supermercati per fare scorte di generi alimentari, provviste e … carta igienica! L’obiettivo primario era tornato assicurarsi le necessità di base. Molti hanno perso il lavoro o il sostentamento e sono entrati in “modalità sopravvivenza“. Non solo, davanti a una grave minaccia che mieteva vittime nel mondo a un ritmo spaventoso, siamo entrati in modalità adrenalinica “combatti e fuggi” l’altro appariva come un potenziale nemico. Abbiamo subito un isolamento e rinunciato alle relazioni e alle comunità, c’è chi ha perso persone care senza dirle addio. Il dolore l’isolamento e la depressione sono aumentati. Senza le relazioni, la sicurezza e i mezzi di sussistenza minacciati, siamo tornati al bisogno primario: il cibo. Ne abbiamo fatto scorta e lo abbiamo divorato. Solo ora, riemergendo dai nostri nascondigli, torniamo ad un consumo normale e i bisogni superiori, come le relazioni ridiventano vitali. Si ricerca contatto, i luoghi pubblici si riempiono, si pensa di più a cose immateriali, alle relazioni, alla crescita, alla creatività e alla realizzazione. Per molti è un risveglio alla fame di vita, amore e connessione. Celebrare dei battesimi è anche un segno di questa rinascita. Il nostro “presente” lo sentiamo più sicuro, guardiamo avanti al futuro con speranza. Accantonato i bisogni primari, ricerchiamo socialità.

Abbiamo sentito l’importanza delle nostre relazioni. Il valore delle comunità. Come Chiesa intuiamo il contributo da dare alla società. Torniamo ai livelli di Maslow. Per aprire le orecchie al Vangelo, le persone vanno sostenute a uscire dai puri bisogni primari, ma non basta. Devono sentirsi al sicuro da ciò che minaccia la vita e stare in relazione, con Gesù, con te e con una comunità per sentire amore, accoglienza, intimità e cura. Quando accade, queste persone possono diventare parte di una comunità in crescita, che appaga e sana, e diventare loro stesse un aiuto per altri. Gesù riconosce nelle persone che venivano da lui il loro blocco ai bisogni primari. Quali sono le due cose che fa? Insegna a sfamare le persone. Era il testo di domenica scorsa. Con la condivisione dei pani e dei pesci, Gesù spinge la folla a diventare persone adulte. I presenti però non comprendono il suo gesto, come abbiamo letto oggi. Gesù non chiede di compiere il miracolo di moltiplicare i pani e i pesci, ma quello di condividere ciò che hanno. Noi confondiamo il miracolo con la guarigione, i segni con i prodigi. Sono cose diverse. Il miracolo è: non ho una mano, prego e mi spunta. Cosa mai successa. Guarigione è: ho la mano rattrappita, in circostanze di apertura e di preghiera, in tutte le religioni, la mano torna sana. Quindi le guarigioni sono possibili, ma i miracoli no! Il termine greco per miracolo non si trova mai nei vangeli. I termini per le azioni di Gesù sono segno, opera e potenza; tutti segni e azioni che Gesù chiede alla comunità di continuare. In Giovanni 14.12, Gesù dice: “Io vi assicuro che chi crede in me non solo compirà le mie opere, ma ne farà di più grandi”. Quindi è compito della Comunità continuare le azioni con le quali Gesù ha trasmesso vita. Quindi Gesù sana chi incontra, porta via la loro sofferenza emotiva, fisica e spirituale e ci chiede di fare lo stesso. E poi, ogni volta che Gesù sana qualcuno che è stato emarginato dalla comunità, lo riporta in comunità. Li sana alla relazione con gli altri, con sé stessi e Dio e li rimette in un luogo di accettazione e amore. E poi … gli chiede di credere a Dio in un modo intimo. Gesù sa che c’è bisogno di questo. E che i suoi discepoli nutriranno, saneranno e ameranno gli altri. Questo è il ciclo del discepolato e il segreto del ministero di Gesù.

Nel testo di oggi, Gesù rimprovera le persone che lo “braccavano”. “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni. Quali? Farsi cibo per gli altri, ma mi cercate perché avete mangiato, per avere cibo gratis per saziarvi. Gesù indica alla luna, ma loro guardano al dito! Quindi Gesù li invita a farsi pane per gli altri, loro cercano pane per sé. Datevi da fare, dice Gesù, operate, non per il cibo che non dura (Quello che riguarda il corpo, la parte fisica) ma per il cibo che dona una vita con una qualità indistruttibile, che Gesù vi darà, perché lui è la garanzia della presenza divina. Gli dissero allora: che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? Non capiscono. Gesù li invita ad essere liberi, loro vogliono regole da osservare, non sono abituati a un rapporto con Dio di libertà ma di sottomissione. Questa è l’opera di Dio, risponde Gesù. L’“Opera di Dio”, in Esodo 32.16, indica le tavole della legge. Dio le sostituisce con: credete in colui che egli ha mandato. Non c’è più da obbedire a precetti, ma da assomigliare a una persona, Gesù, l’amore di Dio per l’umanità. Ed ecco la sua conclusione, infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo, che ha origine divina e dà vita. Ora comprendono. Allora gli dissero Signore, finalmente, prima lo chiamano Rabbì, infine comprendono in lui qualcosa di più, Signore dacci sempre questo pane. Gesù risponde io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede a me non avrà sete mai. Gesù è la piena risposta ai nostri bisogni. Come? Gesù non invita le persone a centrarsi su sé stesse, ma sul dono di sé agli altri, fattibile da tutti, e che dà pienezza di vita. È imparare a condividere i pani e i pesci: essi hanno messo insieme tutto quello che avevano. Gesù non chiede di moltiplicare pani e pesci, ma di condividere il poco che si ha, si crea così l’abbondanza. Se la comunità dei credenti condivide quello che ha, nasce abbondanza. Gesù dà una vita oltre il semplice “pane e burro“, che cresce in una vita di qualità, sicurezza, amore, appagamento e misericordia.

Vi invito a pensare alla relazione con Cristo, al legame con Dio come suo popolo e suoi discepoli/e. Cresciamo la relazione con Gesù come la più cara, e permettetegli di nutrirvi, di sanarvi e riempirvi con la promessa divina. Ricordate, siamo sfamati non solo per accrescere la nostra di vita, ma anche per espandere e nutrire quella degli altri. Uscite e siate le figlie e i figli che si aspetta da voi. Siate benedetti, per benedire chi incontrate. Nutriteli. Teneteli al sicuro e amateli, come queste bambine battezzate. E guidate tutti al Pane che è Cristo Gesù. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa