Riparte la caccia: sentirsi parte integrante della natura

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Nei giorni scorsi un amico ottantenne mi ha chiesto se nelle prime giornate di settembre potevo occuparmi di una sua problematica. Sentito il mio diniego per assenza, mi chiede il motivo: caccia in valle, la risposta. Allora s’illumina e mi confessa di esser stato anche lui cacciatore tanti anni addietro, ma che a seguito di un fatto increscioso ha deposto per sempre i fucili. E mi racconta: “Dopo una giornata in attesa di beccacce, senza successo alcuno, torno alla mia auto per rientrare a casa. Fatti pochi metri vedo una beccaccia ferma su un ramo; scendo, carico e sparo. Piume dappertutto. Raccolto l’uccello mi son sentito una vera m…, un miserabile; da quell’esperienza la mia decisione di smettere è stata irreversibile”. Come quasi sempre, la pena più severa sta nel delitto stesso. Altri per motivi svariati hanno preso la stessa decisione del mio amico; c’è chi non condivide più le nuove regole, chi si sente troppo indebolito nel fisico, chi non ha tempo, chi ha ricevuto il divieto dalla moglie o gli son passate le voglie.

Ma per quelli che smettono, ci sono i novizi e quelli che mantengono l’entusiasmo di poter dedicare le loro giornate alla caccia. Specie in gioventù, la notte della vigilia è praticamente insonne, con la mente in perenne fantasticare. Poi, finalmente arriva l’alba con tutto il suo fascino misterioso, con lo stomaco che stringe ed il cuore che accelera. Vivere in amicizia l’atmosfera della baita o della capanna, la magia dell’alba e del crepuscolo, l’appostamento, la vista e l’avvicinamento alla selvaggina sono momenti forti e indimenticabili, il cui ricordo tiene compagnia anche durante il resto dell’anno.

A settembre, dalle nostre parti, la consueta laboriosità rallenta; tanti artigiani lasciano il fronte sguarnito. La gente in genere è comprensiva, altri si lamentano e reclamano, ma non fa niente, possono aspettare, in questo periodo cacciare ha la priorità. La caccia al cervo impegna e dà soddisfazione a un gran numero di cacciatori, ma per altri, la ricerca della vecchia e scaltra camoscia racchiude in sé l’essenza maggiore dei giorni di caccia.

Malgrado le sue contraddizioni, la caccia mantiene un suo perché e nelle nostre regioni fa parte del tessuto culturale. Il cacciatore che vive intensamente i momenti esaltanti e magari anche di delusione che la caccia dà, rimane convinto, forse illudendosi, di essere ancora parte integrante della natura!

A tutti i cacciatori, in bocca al lupo!


Donato Cortesi