Paolo Tognina, nuovo pastore della Comunità evangelica riformata: “Non ho ancora smesso di imparare”

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A metà febbraio registravamo le inattese dimissioni del pastore della Comunità evangelica riformata di Poschiavo, Antonio Di Passa, che dopo più di 20 anni di servizio a Poschiavo, per scelta personale, lasciava l’incarico. Dopo mesi di incertezza su chi avrebbe ricoperto il ruolo, dal 1. settembre scorso, la Comunità evangelica riformata ha potuto salutare un gradito ritorno (per ora part time) in Valle. Paolo Tognina, brusiese di nascita, dopo attenta riflessione, ha accettato questa posizione e sarà il nuovo pastore della Comunità evangelica riformata di Poschiavo.

Paolo Tognina è attualmente coordinatore dei programmi evangelici alla RSI, è noto al pubblico televisivo per il programma «Segni dei Tempi» e a quello radiofonico per le trasmissioni «Chiese in Diretta» e «Tempo dello Spirito», ed è inoltre direttore del mensile «Voce evangelica». Per coniugare e completare il percorso di questi pregressi impegni radiotelevisivi con il suo nuovo ruolo di pastore a Poschiavo, Tognina farà la spola tra il Canton Ticino e i Grigioni fino al giugno del prossimo anno, quando si trasferirà a Poschiavo per insediarsi come pastore a tempo pieno della Comunità evangelica riformata.

Il Bernina ha invitato Paolo Tognina in Redazione per un’intervista sul suo ritorno in Valle. 

Benvenuto Paolo, lei da qualche mese è il nuovo pastore della Comunità evangelica riformata di Poschiavo e Brusio, ci può dire qualcosa in più su questo incarico?
Tecnicamente, per la precisione, sarei pastore della Comunità evangelica riformata in prova, finché non sarò ufficialmente accolto e confermato dal Sinodo della Chiesa cantonale. Sono stato contattato dai Consigli parrocchiali di Poschiavo e di Brusio e dopo attenta riflessione ho deciso di accettare l’incarico con una riserva, ovvero quella di insediarmi a tempo pieno solo dal luglio prossimo, avendo in questo modo la possibilità di portare a termine i miei impegni lavorativi pregressi.

Quindi per ora parliamo di un “pastore a tempo parziale”?
Sì, possiamo dire così. Per chiarire un po’ di più le idee ai lettori posso dire che al momento sono in Valposchiavo durante il fine settimana, la domenica per svolgere il culto una volta ogni due settimane e tutti i lunedì per l’insegnamento scolastico e il catechismo. Il resto della settimana sono in Ticino per gli impegni con la RSI. Dopo i primi due mesi di questo vai e vieni inizio ad accusare una certa fatica, ma sto riducendo alcuni impegni con la radio e spero si possa trovare presto qualcuno che mi sostituisca anche in tv.
[I culti domenicali durante le assenze di Paolo Tognina saranno presieduti a turno da una pastora della Bregaglia o dal responsabile del Centro evangelico di cultura di Sondrio]

Decisamente un cambio di professione non indifferente: da dove nasce questa scelta?
Effettivamente il lavoro giornalistico mi appassiona e mi piace molto – anche mia madre mi ha detto: “Ti mancherà”. Sono oltre vent’anni che faccio il coordinatore dei programmi evangelici alla RSI e quando Antonio Di Passa ha deciso, un po’ a sorpresa, di andarsene, mi sono ritrovato confrontato con un’opportunità che veramente non mi aspettavo. Per finire, l’idea di tornare in Valposchiavo con la prospettiva di poter dare, ancora per qualche anno, un contributo alla collettività, mi ha spinto ad accettare di voltare pagina. La comunità riformata mi ha mostrato molto affetto, non pensavo di essere ancora così conosciuto in Valle – tanti ricordano ancora mio padre, docente di scuola secondaria, e parecchia gente mi conosce per i programmi radiofonici e per la televisione.
Il ritorno in Valle è una scelta che da giovane non avrei fatto, quando a 21 anni ho finito le magistrali a Coira ricordo ancora le conversazioni con colleghi e amici negli ultimi mesi di studio: alcuni erano fortemente motivati al rientro nelle piccole realtà natie, io allora temevo questi ambienti chiusi, il controllo sociale, l’idea di essere sotto una lente. Oggi, con un certo bagaglio di esperienza accumulata, credo sia arrivato il momento giusto per cogliere quest’opportunità.

E, invece, il giovane di cui ci parlava prima che strada ha scelto dopo le magistrali a Coira?
Quel giovane è andato a Roma e ha studiato alla Facoltà Valdese di Teologia. Una scelta felice, che mi ha permesso di studiare con Paolo Ricca, allora decano della facoltà, che grazie ai suoi contatti ecumenici e internazionali ha dato la possibilità a una piccola realtà accademica come quella valdese, di confrontarsi con personalità di alta caratura, europee ed extraeuropee.

Poi ho trascorso un anno di studio all’estero, negli Stati Uniti, ad Atlanta: due semestri veramente molto belli e arricchenti. Al ritorno in Italia ho svolto un anno di pratica pastorale in Liguria e a fine agosto del ’92 sono stato consacrato pastore dal Sinodo valdese, in Piemonte. Poco dopo sono rientrato in Svizzera, a Locarno, dove ho svolto il ministero pastorale fino al 2000.

Il passaggio al ruolo di coordinatore dei programmi evangelici alla RSI, all’inizio del 2001, mi ha permesso di affrontare una nuova avventura. Non avevo mai fatto il giornalista a tempo pieno, lo sono diventato sul campo, imparando da quel che facevano gli altri. In televisione ho creato il magazine settimanale “Segni dei Tempi”, non da ultimo grazie all’appoggio dell’allora capo dell’informazione, Michele Fazioli. È stata una gavetta impegnativa, fatta di prove e riprove, durante la quale ho imparato molto da registi, operatori, montatori, colleghi giornalisti, produttori. Sul campo ho capito come arrangiarmi, trovare i giusti equilibri, reagire in fretta e trovare soluzioni. E tutto sommato non ho ancora smesso di imparare!

Ricorda ancora i trascorsi in Valposchiavo con la celeberrima “Scariza”? 
[Ride] Certo che me li ricordo, ho fatto parte del gruppo fondatore di quella testata. Ma quelli erano altri tempi, noi giovani ci prendevamo tremendamente sul serio, in maniera un po’ ingenua. Eppure lasciavamo il segno, perché ricordo ancora che c’era chi proprio ci detestava.

Credo che ognuno di noi da quell’esperienza abbia imparato qualcosa, anche se, come dicevo, ci prendevamo così sul serio che a ripensarci oggi fa un po’ sorridere. Ricordo che “La Scarìza” pubblicava gli articoli di padre Camillo De Piaz, il quale aveva una sua rubrica che mi pare si chiamasse “Confine”. Camillo lo avevamo agganciato grazie all’intermediazione di Piergiorgio Evangelisti. E Camillo aveva convinto don Abramo Levi a scrivere per noi. Ebbene, noi fondatori, un po’ irriverenti, a un certo punto dicemmo a don Abramo che doveva cambiare registro, pena l’interruzione della collaborazione – cosa che poi accadde -, perché i suoi pezzi ci sembravano noiosi… e quella cosa, padre Camillo ce la rimproverò a lungo!

Un altro ricordo che ho delle “imprese” in Valposchiavo è quando si tentò di salvare il Cinema Rio, nella prima metà degli anni ’80, visto che era coperto di debiti. Insieme a Ivan Pola e Manuel Kromer chiedemmo di poter gestire la programmazione. Pierluigi Crameri disegnava le locandine, fra tutti le dipingevamo con acquerelli e le affiggevamo in tutta la Valle, Piergiorgio Evangelisti firmava le recensioni che uscivano sul “Grigione Italiano”. Nel breve giro di un paio di stagioni riuscimmo a ripianare i debiti e a rilanciare il Cinema Rio.


A cura di Ivan Falcinella

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