Come se fosse già giorno

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Romani 13,13
Sermone del 5 dicembre 2021

I culti domenicali vengono registrati e si possono riascoltare al seguente nuovo indirizzo:

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“La notte è avanzata, il giorno è vicino”, questa è la parola biblica che risuona per noi in questo tempo che precede il Natale.

1) Nella Bibbia, la parola “notte” indica generalmente la situazione dell’umanità in assenza di Cristo.

Indica dunque la situazione di chi non crede? Sì, ma non solo. Anche chi crede, sotto questo aspetto, non si trova in una situazione privilegiata. Anche la fede vive infatti “nella notte”, vive cioè l’esperienza di Cristo che non è qui come noi vorremmo che fosse, con evidenza, in modo da poterlo vedere e toccare.

Certo, Cristo è presente nella sua parola, nella comunione intorno ai segni del pane e del vino, nell’amore che egli ci dona e che noi possiamo condividere, nella preghiera. È presente – per usare un termine religioso – nella potenza dello Spirito, che non è per niente astratta. E tuttavia si tratta, dobbiamo ammetterlo, di una presenza problematica.

La nostra fede cerca Cristo come a tentoni, si aggrappa alla parola di Dio, ai sacramenti, alla preghiera. Ma rimane vivo il senso di un’incompletezza, di un’incompiutezza, di un’assenza.

Non vediamo Cristo, siamo “nella notte”. E a volte, in questa “notte”, viviamo in modo distratto, dimentichiamo Dio, dimentichiamo anche di cercarlo. Siamo talmente immersi nella “notte” che dormiamo. E i giorni, e le settimane, e i mesi si susseguono senza che la parola di Dio, la sua presenza, riesca a scuoterci, a svegliarci.

Di solito sono altre le esperienze che ci scuotono dal nostro torpore, facendoci risvegliare, spaventati, nel buio in cui viviamo. Sono l’esperienza della morte, della malattia, della sofferenza nelle sue varie forme.

La fede cristiana, se vuole essere una cosa seria, non deve ignorare, o peggio ancora censurare questa dimensione dell’esperienza, ma deve guardare in faccia la notte. I cristiani non si ubriacano di parole, dicendo che tutto va bene perché la fede ci aiuta. La consolazione della fede non è a buon mercato, ma conosce dubbio, tormento e lotta.

Non dobbiamo temere che tutto ciò contraddica la fede, non dobbiamo temere di non essere abbastanza credenti perché vediamo l’oscurità intorno a noi e magari anche dentro di noi. La fede, quando è fede vera, sa anche riconoscere con lucidità di vivere nella notte, nel dubbio, nell’assenza.

2) Questa è la verità. Ma non è ancora tutta la verità. E soprattutto non è ancora l’evangelo, cioè la “buona notizia” (“evangelo” significa infatti proprio questo, “buona notizia”). La buona notizia della Bibbia non è che siamo “nella notte” – perché questo lo sapevamo anche da soli – ma che “la notte è avanzata e il giorno è vicino”.

Di che giorno si parli, è chiaro: del giorno del Signore, cioè della presenza di Cristo stesso. Quella presenza non è ancora data come vorremmo, siamo ancora “nella notte”, ma Cristo non è chissà dove, bensì è vicino.

Non è un caso che questo testo ci venga proposto durante il tempo dell’avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale, cioè la decisione di Dio di entrare nella nostra “notte” per portarvi la sua luce.

Ovviamente, il testo non intende dire che la “notte” durerà fino al 25 dicembre, poi Cristo arriva e tutto diventa chiaro. Per quel che ne sappiamo, tutta la nostra vita sarà accompagnata dal tormento causato dal fatto che Cristo non è a nostra disposizione, che la nostra fede è confrontata col dubbio. Ciò che il testo dice è che questa “notte” non è poi così nera, non è completamente buia, ma è una “notte” in cui l’orizzonte è già rischiarato dal giorno che certamente viene. La luce di Cristo non è lontana, è dietro l’angolo.

Eccoci dunque di nuovo alla parola di Dio, ai sacramenti, alla comunione fraterna, alla preghiera. Occorre ripeterlo: non sono, quelli, la luce piena del giorno. Il giorno è il regno di Dio, nuovi cieli e nuova terra, Dio in tutti: nulla di meno, e nulla di diverso. Bibbia, sacramenti, amore e preghiera sono i segnali del giorno che si avvicina, il leggero rischiararsi del cielo che precede le luci dell’alba. Sono segni che vengono a dirci che la “notte” non è l’ultima parola e non ha l’ultima parola.

La nostra fede, ci dice in sintesi questo testo, vive di una promessa. E questa promessa è indicata da questi barlumi di luce che rimandano all’alba che attendiamo. Tutta la vita, tutta la fede, è un’attesa trepidante che la promessa si avveri.

3) Rimane un ultimo punto da evidenziare. Il testo si conclude con un appello: anche se non è ancora giorno, comportiamoci come se già lo fosse. La persona credente non possiede un impianto di illuminazione capace di trasformare la “notte” in giorno. Ma ha il coraggio di vivere nella “notte” come se fosse già giorno, cioè di vivere già ora seguendo il Dio che non si vede, ma che sa essere vicino. La “morale cristiana” consiste in questo: in un agire consapevole del fatto che la nostra “notte” non è tutta la verità, e che è possibile, già oggi, vivere sprazzi di luce.

Gli esempi che l’apostolo Paolo offre sono semplici e quotidiani, e qualcuno potrebbe trovarli banali: evitare di ingozzarsi e di ubriacarsi, di praticare una sessualità selvaggia e sconsiderata, evitare le piccole beghe, le invidie e le gelosie, le maldicenze, spesso fonte di profonde lacerazioni, che già allora, a quanto pare, affliggevano le comunità.

Piccolezze? Mah, la “vita davanti a Dio” si svolge anche in questi ambiti dell’esperienza quotidiana, e sarebbe imprudente liquidare questi ammonimenti come superficiali o moralistici.

L’evangelo di questo periodo in cui ci avviamo verso il Natale è dunque questo: una comunità i cui membri vivono nella prospettiva di questa buona notizia, mostra con i fatti che, pur vivendo, come tutti, “nella notte”, è raggiunta dalla promessa di una luce che le permette di vivere già ora “come di giorno”.

Una comunità con i piedi per terra e che riconosce lucidamente la propria condizione, dunque, ma che nel contempo è percorsa dal desiderio che la “notte” venga superata dall’unico che può farlo.

Pastore Paolo Tognina