Che cosa si fa davvero dentro la Baxter di Campocologno?

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Chissà quante altre volte anche a voi, come a me, sarà capitato di passare fuori dai capannoni della Baxter a Campocologno e domandarvi: “Ma qui dentro, esattamente, cosa fanno?”. Molti si ricorderanno che, in realtà, prima dell’arrivo di Baxter, sullo stesso sito sorgeva uno stabilimento della Bieffe. Ed è conoscenza comune che all’interno delle mura vi sia una produzione che ha qualcosa a che vedere con il mondo delle flebo. Ma di qui a sapere come funziona e cosa rappresenta questo stabilimento, ovviamente, ce ne passa.

La visita proposta dall’Associazione artigiani e commercianti Valposchiavo ha concesso a Il Bernina (e quindi spero di riflesso ai suoi lettori) di scoprire cosa si nasconde dentro il capannone dominato dalla grande insegna bianca e blu.

C’è da dire che la schiera di presenti alla visita era davvero folta: molte le imprese e media locali al completo. All’inizio veniamo fatti accomodare, rigorosamente con la mascherina, in una sala dove un funzionario della Baxter ci racconta la storia dell’insediamento. Una storia che inizia nel 1990 quando la Bieffe, azienda presente a Grosotto, in Valtellina, si stabilisce in questo capannone a pochi chilometri dalla frontiera. La svolta arriva nel 1998, quando la Baxter, una enorme multinazionale che oggi ha un fatturato di oltre 10 miliardi di franchi annui, acquisisce Bieffe Medital con gli stabilimenti di Grosotto e San Vittore, in Mesolcina.

Nel 2015 l’azienda muove dal vecchio stabilimento a uno più nuovo e funzionale, situato nei pressi del precedente, come raccontato a suo tempo da un articolo de Il Bernina. Iniziamo dunque a scoprire di cosa si occupa l’insediamento produttivo: la società produce le macchine per il riempimento, la manipolazione e il confezionamento delle sacche sterili, quelle che conosciamo con il nome popolare di “flebo”.
Questi macchinari vengono poi spediti in tutti gli stabilimenti Baxter del mondo. I film in plastica utilizzati, invece, vengono realizzati a San Vittore.

Apprendiamo qui che non potremo realizzare foto, filmati o registrazioni, notizia che personalmente, per ovvi motivi, non prendo benissimo, ma che ben si spiega con la tutela dei processi produttivi e della segretezza aziendale.

Dopo essere stati divisi in diversi gruppi da cinque persone cominciamo la nostra visita, ognuno con la guida di un dipendente di Baxter. Nel mio gruppo sono presenti anche il presidente comunale di Brusio Arturo Plozza e il corrispondente ATS: la nostra guida non lo sa ancora, ma di certo, con due giornalisti e il Sindaco, non mancheranno le domande. Colpisce immediatamente quella che potremmo chiamare la “torre di controllo” delle macchine. Una sala modernissima con schermi di computer e una connessione a fibra ultraveloce che controlla lo “stato di salute”, il corretto funzionamento e il livello produttivo delle macchine di Baxter in tutto il mondo. È impressionante vedere come da qui ci si occupi di apparecchiature dislocate in Cina, Brasile, Australia, Spagna, Stati Uniti… Altro che lavoro a distanza!

Visitando la parte produttiva ci rendiamo conto di come la maggior parte del lavoro sia svolto da bracci robotizzati che vengono impostati dalla già menzionata “torre di controllo”. Le macchine vengono anche testate con sacche apposite riempite con acqua potabile.

È piuttosto impressionante notare come, oltre alla progettazione, all’uomo spettino attività meno complesse e di precisione, che sono invece affidate alla parte robotica. Il sito può ospitare anche più di una macchina alla volta, compatibilmente alle fasi di lavorazione e agli spazi, ma per ogni singolo macchinario prodotto servono dei mesi.

Ovviamente non vengono prodotti in Valposchiavo i singoli componenti: piuttosto qui vengono progettate e assemblate le macchine per essere poi portate e installate all’estero. Normalmente, da Campocologno, con le macchine partono ovviamente anche degli ingegneri per poter curare le installazioni e i test sul posto.

Sollecitati, i responsabili ci riferiscono che Baxter impiega a Campocologno personale quasi esclusivamente italiano, in buona parte valtellinese ma anche delle province limitrofe: l’alta specializzazione del personale rende non solo la Valposchiavo, ma anche anche il bacino valtellinese insufficiente a reperire la mano d’opera necessaria. Ma ci sono molti modi per avere un impatto sul territorio economico di un comune: le imposte, ovviamente, ma anche l’energia elettrica, che proviene da Repower, ma che Baxter compra interamente dall’Azienda elettrica comunale, con un effettivo vantaggio per le casse del comune valposchiavino.

Si passa a chiarire dubbi e a illustrare la progettazione anche di parte componentistica delle macchine e poi i gruppi si riuniscono in una sorta di slargo del piano degli uffici.

Lungo tutto il percorso, ogni nostra domanda ha incontrato risposte, chiarimenti e una grande disponibilità da parte del personale aziendale, che ha dimostrato di aver colto appieno lo spirito della visita organizzata da Artigiani & Commercianti Valposchiavo.

Alla fine, dopo l’immancabile foto di rito, a tutti i partecipanti viene omaggiato un vasetto di marmellata, realizzata in collaborazione con L’Incontro. Al vostro cronista, per completezza, ne è toccata una all’Ananas: deliziosa anche se, probabilmente… non proprio a Km 0.

Membro della redazione