Begoña Feijoo Farina lascia la presidenza della Pgi Valposchiavo

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Begoña Feijoo Farina, alla guida della Pgi Valposchiavo da tre anni, ha deciso di non ricandidarsi per un nuovo triennio alla presidenza della sezione locale. L’abbiamo intervistata per tracciare un bilancio del suo mandato.

Da quanto tempo sei presidente della Pgi Valposchiavo?
Tre anni esatti. Sono stata votata dall’assemblea dei soci nel marzo del 2019.

Che bilancio fai di questa esperienza? È stata “come ti aspettavi il primo giorno”?
No. D’altronde mai nella vita mi è capitato che qualcosa si rivelasse come me l’ero aspettata. Il ruolo di Presidente ha sfaccettature diverse, ad alcune non avevo proprio pensato e sono state una bella sorpresa. Mi è piaciuto in particolare il confronto continuo, soprattutto con l’operatore ma anche con il comitato.

Ovviamente ci sono state, tra le inaspettate sfaccettature, quelle amare, ma fa parte del gioco. Il rose e fiori non esiste… nemmeno nelle favole. Complessivamente l’esperienza mi ha arricchita molto e impoverita poco.

Quanto conta la forza del gruppo e dei collaboratori in una realtà come la Pgi Valposchiavo?
Il gruppo è – o dovrebbe essere – la forza di ogni realtà associativa. È l’origine stessa della parola a suggerirlo: associare, composto da a (verso) e socius (compagno, alleato). Il dizionario ci dice, tra le altre cose, che associare significa unire, accoppiare, mettere insieme. Il gruppo è tutto; il legame e la condivisione di intenti tra i membri che lo compongono sono alla base del funzionamento della Pgi Valposchiavo. Ho avuto la fortuna di avere un gruppo, che, pur con arrivi e partenze di alcuni membri, ha mantenuto un suo nucleo storico e solido, permettendo un buon inserimento dei nuovi e colmando i vuoti lasciati da chi ha dovuto abbandonare il comitato.

Quali sono i successi di cui sei più orgogliosa ottenuti durante il tuo mandato?
Ci sono alcune cose di cui vado particolarmente fiera, pur non avendo avuto occasione, a causa della pandemia, di portare a termine alcuni dei progetti che avevo in mente. Tra i “fiori all’occhiello” di questi tre anni sicuramente c’è l’aver ospitato la prima edizione delle Giornate Grigionitaliane, cosa di cui sono grata al Consiglio Direttivo. Con questo evento ritengo abbiamo segnato l’inizio di una nuova consapevolezza di comunità estesa: tutti insieme in un unico luogo per celebrare e valorizzare tanto le caratteristiche che ci accomunano, quanto le singolarità dei diversi territori.

C’è stato poi un evento fra tutti che ho amato e che sono estremamente fiera sia stato organizzato durante il mio mandato di Presidente: la mostra dedicata a Vanni Scheiwiller.

C’è qualcosa che avresti voluto fare e non sei riuscita a fare?
Sì, purtroppo sì, ed è forse il motivo principale per cui mi dispiace di non ripresentare la mia candidatura. Poco prima dell’inizio dell’era COVID-19 avevo discusso con il comitato la necessità di fare una tavola rotonda con la popolazione per approfondire la questione delle responsabilità individuali nella difesa delle minoranze linguistiche. L’organizzazione è stata più volte posticipata per i problemi che tutti conosciamo e alla fine me ne vado senza aver potuto condividere il mio punto di vista sulla questione né conoscere quello dei nostri soci. Sfrutto l’occasione di quest’intervista per riassumere la mia posizione sull’argomento: a ciascuno di noi il compito di far valere i propri diritti, con determinazione e attraverso la conoscenza delle leggi. Delegare ad altri, anche alla Pgi, la difesa dei propri diritti non può essere una soluzione se non coadiuvata da puntuali e precise azioni dei singoli. Porto spesso, quale esempio su questo argomento, il racconto di quando ricevetti in tedesco dall’Ufficio Federale di Statistica (UST) la comunicazione del mio ID impresa, di come la lettera finì subito per alimentare il fuoco nella stufa e di come scrissi al caposettore pretendendone una copia in italiano… che arrivò insieme a delle scuse. Piccoli gesti come questo richiedono tempo e volontà, ma sono alla portata di tutti e arrecano abbastanza disturbo, se messi in atto da un buon numero di cittadini, da stimolare nelle amministrazioni il desiderio di cambiare, o almeno provarci.

Come mai hai deciso di non ricandidarti a Presidente?
I motivi che hanno assunto un maggior peso nella decisione sono di carattere diverso, ma sono riassumibili quasi tutti in alcune semplici parole: tempo, tempo, tempo e tempo.

Ho troppo poco tempo per assolvere il mio compito come andrebbe fatto, troppo poco tempo per gli affetti, troppo poco tempo per scrivere.

Mi sono anche accorta – e questa fa parte delle cose che uno non sa finché non prova – che le grandi organizzazioni gerarchiche non fanno per me, mi ci perdo, non sono in grado di starci. Fortunatamente ci sono molte persone che invece sanno muovercisi e si trovano a proprio agio ed è giusto che siano queste a portare avanti il prezioso lavoro della Pgi.

Quest’anno tu finisci il mandato e non ti ricandidi ma anche Giovanni Ruatti termina il suo mandato di operatore (che come sappiamo è a tempo). La Pgi Valposchiavo dovrà cambiare pelle?Cambiare un po’ pelle sarà inevitabile, ma, come dicevo prima, abbiamo un nocciolo antico e duro di membri del comitato che sono grandi conoscitori sia del passato della nostra sezione sia della comunità di riferimento. Va anche detto che un cambio pelle, pur se all’apparenza forse troppo esteso, non dovrebbe rappresentare un problema, anzi. Il cambio pelle costituisce per alcuni animali l’unico modo per crescere. Sono fiduciosa che così sarà anche per la sezione valposchiavina della Pgi.

Quali sono le sfide aperte per il sodalizio in futuro dal tuo punto di vista? (a livello sia generale che della Valposchiavo)
Ricordando altri che prima di me lo dissero o ipotizzarono: il futuro della Pgi è vedere il giorno in cui essa stessa non sarà più necessaria. Questo è il mio augurio, per la Pgi e per la comunità italofona dei Grigioni. Nessuno di noi vedrà quel giorno, la totale parità di trattamento tra le comunità linguistiche è ben lontana dal realizzarsi ma mi piace pensare che quel giorno verrà. Nel mio piccolo continuerò a lavorare affinché avvenga.

Per quanto riguarda la Pgi Valposchiavo, la sfida sarà quella di sempre: capire la propria comunità e fare, non ciò che viene richiesto, ma ciò che è necessario (le due cose non sempre sono coincidenti).

Auguro inoltre alla Pgi di saper sempre più avvicinare i giovani alle proprie attività e far loro comprendere l’importanza della ricchezza linguistica del nostro Cantone. Siamo speciali, gli unici ad avere tre lingue ufficiali… dobbiamo amare questa nostra singolarità.

Continuerai a collaborare con la Pgi?
Credo di sì. La Pgi è la maggiore realtà attiva in ambito culturale nel nostro Cantone, praticamente l’unica presente sull’intero territorio. Per chi come me ha fatto della produzione e diffusione culturale un mestiere (quasi una missione) è difficile pensare di lavorare senza che le proprie vie si incrocino con quelle della Pgi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento il mio tempo e quasi interamente dedicato all’organizzazione del festival Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo e della rassegna teatrale I MONOLOGANTI. Voglio continuare a dedicarmici, tenere alta la qualità e dare al pubblico occasioni di incontro e riflessione, come fatto finora. Ho nel cassetto qualche manoscritto da spolverare, riscrivere, limare (forse persino pubblicare) e un paio di progetti nuove a cui sto lavorando, uno dei quali dovrebbe coinvolgere diversi musei etnografici del Grigione Italiano. Tutte cose che vedranno la luce non prima di un paio d’anni. Ora le priorità sono il festival e avere tempo per gli affetti.

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