#bibliocoltura: Le fotografie del silenzio – forme inquiete del vedere di Gigliola Foschi

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Descrizione: Le fotografie del silenzio è un’immagine che si stacca dai rumori di fondo per rimanere sospesa in uno spazio che diviene in seguito luogo senza però rappresentarlo. Una fotografia che non parla di luoghi silenti e incantati ma in grado di far tacere il resto: il flusso di immagini appartenenti alla comunicazione istantanea in cui siamo ormai da tempo immersi.

Ambiente: Questo libro necessita di un frastuono fatto di selfie e informazioni visive, un rumore bianco di fondo in cui il tentativo di creare immagini capaci di offrire comprensione anziché immortalare resoconti diviene strappo. Un intravvedere a volte altrove altre in un oscuro specchio; varchi da cui giungono echi sottili, tracce che invitano a pensare il non ancora pensato.

Germoglio: “A metà Ottocento, quando fu inventata, la fotografia parve subito uno strumento ideale per fissare e studiare la realtà. In un’epoca storica segnata dal positivismo – in cui erano di fondamentale importanza le analisi oggettive dei fenomeni naturali – la fotografia venne definita dal suo inventore stesso, William Talbot, “la matita della natura”. Non era più l’artista, infatti, con le sue abilità e le sue interpretazioni, a dover produrre una raffigurazione del reale; ma era il reale stesso a “raffigurasi da sé”, tramite l’apparecchio fotografico. Questa autonoma e quasi “antiumana” capacità rappresentativa della fotografia stupiva e incantava con la sua precisione oggettiva. Tanto che i dagherrotipi venivano intesi come magici specchi argentati, capaci di conservare l’impronta delle cose in essi riflesse.

Scheda tecnica: Le fotografie del silenzio – forme inquiete del vedere di Gigliola Foschi, Mimesis Edizioni, saggio, ISBN 978-88–5753-152-6.