In ricordo di Emanuele Lardi

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Sabato scorso 1. ottobre Emanuele è stato liberato dalla croce dei suoi dolori e della sua malattia. Ma purtroppo lasciando nel dolore e nella prostrazione la sua famiglia. In particolare le sue figlie Jil e Colin per le quali è stato un padre affettuoso e premuroso. A loro e alla loro madre resta il conforto di averlo potuto assistere e accompagnare fino all’ultimo respiro.

            Gli ultimi anni della sua vita, infatti, sono stati sconvolti da una malattia perniciosa, una rara forma di leucemia contro la quale non esiste ancora alcun farmaco. Per cui Emanuele, abituato com’era a un’intensa attività fisica, ha perso progressivamente le forze, si è visto limitato nei movimenti fino a essere costretto a muoversi con le stampelle.

            Ma Emanuele si ricorda per altri motivi: per il suo spirito di intraprendenza, per il suo carattere gioviale e volitivo, anche se non sempre facile. Nato l’8 aprile 1960 crebbe a Le Prese con la sorella Maria Luisa nella famiglia della nonna Elisabetta. Si segnalò fin da giovane per le sue non comuni doti di sportivo. Grazie al suo orecchio assoluto, dopo la scuola secondaria assolse il tirocinio di accordatore e costruttore di pianoforti presso la ditta Probst di Coira. Per qualche tempo si perfezionò e raccolse esperienze presso il suo maestro. In seguito, per alcuni anni girò il mondo assumendo vari impieghi di responsabilità presso importanti ditte del settore, nella Svizzera romanda e in Grecia per poi tornare in patria e fondare una propria ditta a St. Moritz e Poschiavo. Una ditta specializzata in vendita, accordature, revisioni, noleggi di strumenti per concerti, nonché trasporti speciali.

            La sua professione era la sua passione. St. Moritz e l’Engadina è un luogo privilegiato.  Per quanto riguarda la musica, il lavoro lo metteva inevitabilmente in contatto con il mondo particolare degli artisti, che non di rado e per sua meraviglia erano i più quotati al mondo. Ricordava con piacere le accordature eseguite e gli apprezzamenti, a volte superiori a ogni aspettativa, di calibri come Arthur Rubinstein, Herbert von Karajan, Claudio Abbado, tanto per fare alcuni nomi. Parlando delle accordature nelle sale degli alberghi e nei salotti di tante ville incredibilmente lussuose, comprese quelle degli Agnelli e dei Nearcos, metteva in evidenza la diversità di trattamento a lui riservato dai vari signori. Apprezzava altrettanto, se non di più, ogni incarico che gli veniva dalle persone semplici e dalle scuole.

            Non di rado la sua attività era limitata a lavori di bassa forza come il trasporto di strumenti pesanti e ingombranti come i pianoforti a coda per concerti, organizzati da terzi o anche da lui personalmente. Risolveva il problema con un mezzo di trasporto cingolato con il quale riusciva a superare ostacoli quasi insormontabili, per cui si fece un nome. Era suo vanto esser riuscito a fare trasporti apparentemente impossibili senza massicci interventi agli immobili, ad esempio per conto della Ferrovia Retica al capolinea sud della galleria del Vereina, e per conto della banca Raiffeisen nella vecchia sede di Li Curt e in quella nuova di Poschiavo.

            Dopo il matrimonio con Marzia nata Costa nel 1997si stabilì nella casa materna a Le Prese, dove sono nate le figlie Jil e Colin che divennero il sole della sua vita. Aprì un’officina per il restauro di pianoforti a Campascio. Uno dei suoi sogni più ambiziosi, al quale dedicò una parte importante delle sue forze, era quello di creare il prototipo di un piano a coda in grado di competere con le migliori marche al mondo. Con il tempo trasformò in giardino e luogo di svago per sé e la famiglia l’antica osteria del trisavolo Giovanni con la scritta «Al crotto vino buono».            

Come ognuno nella vita, insieme ai successi Emanuele conobbe pure le sconfitte, tra le quali quella di non vedere realizzato il prototipo del pianoforte. Ebbe tra l’altro la sfortuna di perdere troppo presto la salute, ma anche la fortuna di poter accompagnare le figlie all’età adulta. E nei suoi ultimi giorni ebbe la grazia di essere assistito dalla famiglia. Di fronte all’eternità è questo che vogliamo ricordare. E vogliamo esprimere la nostra riconoscenza a chi gli ha voluto bene, ai vicini di casa, ai tanti clienti e in particolare al suo fedele collaboratore Igor, al medico di casa Mauro Albertini, agli specialisti e a tutto il personale infermieristico che gli è stato vicino. Ringraziamo di cuore i Parroci Don Milton e Don Pietro nonché la Coralina per il solenne ufficio funebre.