Il tabacco a Brusio: una storia che non andrà in fumo

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Arrivo a parcheggiare a Brusio con cinque minuti di ritardo e mi trovo come comitato di accoglienza Pietro Misani e Donato Fanconi, in rappresentanza dell’Associazione Museo del tabacco.

Nel cortile della Casa Vinicola Misani, proprio di fronte alla vecchia manifattura dei tabacchi, è stata di recente posizionata una gru. Le impalcature metalliche nascondono buona parte della facciata e fanno intuire che qualcosa si muove per il futuro Museo del tabacco di Brusio. 

Salgo fino al livello del tetto: le piöde, sull’intero edificio, sono state asportate. Nella parte sud, quella dove sorgerà il Museo del tabacco, i vecchi legni del tetto sono interamente visibili. Alcune assi sono decisamente ammalorate e andranno sostituite, mentre altre si potranno lasciare al loro posto. Colma, terzere e radici sono attualmente in fase di valutazione… Non è facile comprendere a prima vista se si salveranno o saranno rimosse.
Spuntano dal tetto almeno tre comignoli. Due portano la data inscritta 1858: probabilmente, al completamento dell’edificio, chi vi aveva lavorato aveva voluto scriverci una data e forse le proprie iniziali a ricordo… Da un’apertura più grande nella copertura si vedono gli operai intenti al lavoro…

“Siete arrivati al penultimo minuto”, penso ad alta voce osservando lo stato del legname. “Al penultimo secondo… Probabilmente la copertura non sarebbe sopravvissuta ad un altro inverno” mi viene risposto. 

Scendiamo dalle impalcature ed entriamo nei piani inferiori. Si passa attraverso la parte dell’edificio destinata un tempo all’ufficio, al di là del quale si trova il locale con le macchine. Alcune di queste sono ultracentenarie, passate con il tempo dal funzionamento meccanico a quello elettrico. 

Sui soffitti, ai tronchi di sostegno della soletta di legno si alternano delle assi squadrate: “Erano state messe successivamente, per poter posizionare il soffitto in modo uniforme”. 

Una delle meraviglie della sala è un’impacchettatrice, più moderna delle altre, anche se, come osserva Misani: “Non è mai stata messa in funzione! È arrivata negli anni ’60 del ‘900 ma non si è mai riusciti a metterla in movimento! Forse non eravamo proprio genii della meccanica, e così si è continuato ad impacchettare a mano”. 

L’odore, anzi vorrei dire il profumo, del tabacco di Brusio è rimasto qui insieme alle macchine, ma non si tratta solo di un ricordo del passato. In un angolo del locale, dietro agli stampi, ci sono ancora dei pacchi di tabacco. “Ma da quanto saranno là?” – chiedo – “Mah da quasi sessant’anni”. 

Vengo a sapere che quello di Brusio non era un prodotto qualunque ma era apprezzato, ricercato, e persino premiato a fine Ottocento, in un concorso per il miglior sigaro, tenutosi a Napoli!

Il tabacco non è “andato in fumo”, e nemmeno “in acqua”, mi viene da dire, visti i rischi che provenivano dal tetto soprastante in caso di precipitazioni. Ora si tratta di far crescere il Museo.

Come da progetto, e anche dalla visione del Cantone, si tratterà di un museo didattico posto su tre piani, dalla terra sino al sottotetto. “Un’esposizione unica dove da un lato, attraverso immagini e pannelli esplicativi, si potrà vedere la storia della coltivazione del tabacco e della manifattura a Brusio – dice Fanconi pieno di entusiasmo – dall’altro si avrà la possibilità di vedere delle macchine ancora perfettamente funzionanti”. Certo, e anche di vederle lavorare, visto che l’Agenzia delle Dogane ha dato il proprio assenso alla coltivazione di una modesta quantità di tabacco a fini puramente didattici ed espositivi. 

A che punto siamo con i lavori? “Per il momento possiamo cominciare con il tetto e in seguito ci saranno le facciate”. E poi? “E poi il progetto ha diverse fasi di sviluppo, però dipende anche dai fondi”.
Certo, perché tutte le iniziative, specie quelle ambiziose, hanno bisogno di fondi per funzionare. C’è stato qualche contributo cantonale e qualche iniziale piccola donazione… Ma il cammino è ancora lungo e ha bisogno dell’aiuto di tutti. Ci sarà anche un ritorno, perché la creazione di un nuovo museo non potrà che rendere ancora più ricca l’offerta culturale e turistica brusiese e valposchiavina. 

Ma c’è qualcosa di più importante, sulla quale alla fine non posso che concordare con quanto dicono Misani e Fanconi.
“È la storia di questo paese. Il tabacco è stata la prima coltura da reddito di Brusio, la manifattura è stata la prima industria. È la nostra storia”. 

E, aggiungo, tutti quanti, fondazioni, enti pubblici, imprese e comuni cittadini, sono chiamati a contribuire per tramandare la memoria di una pagina importante della storia e dell’economia della comunità di Brusio e dell’intera Valposchiavo.

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