Grandi predatori e agricoltura alpestre: quale impatto?

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Blick auf das Rheinwaldhorn mit dem Laentagletscher, links, und das Grauhorn mit dem Grauhorngletscher in der geplanten Kernzone des Parc Adula, im Vordergrund weidende Schafen auf der Lampertsch Alp im Laentatal in der direkt angrenzenden Umgebungszone, aufgenommen am Mittwoch, 7. September 2016, oberhalb Vals. Mit einer Flaeche von ueber 1000 km2 und einer Kernzone von fast 200 km2 bewirbt sich der Parc Adula um die Anerkennung als groesster Nationalpark der Schweiz. Der Parc Adula ist ein vielsprachiges, multikulturelles Projekt, an dem die Kantone Graubuenden und Tessin mit fuenf Regionen und 17 Gemeinden beteiligt sind. Die Park-Gemeinden stimmen im November 2016 ueber die Gruendung des Nationalparks ab. (KEYSTONE/Arno Balzarini)

Il sondaggio effettuato su incarico dell’Ufficio per l’agricoltura dei Grigioni dimostra che la presenza dei grandi predatori ha ripercussioni sull’agricoltura e sull’economia alpestre grigionesi. Gli allevatori sono però in grado di accettare la sfida.

L’indagine è stata svolta per rispondere adeguatamente alla mozione del gruppo parlamentare del partito del Centro del Gran Consiglio retico, un incarico approvato già nell’agosto del 2021. Dai risultati emerge che tre quarti delle aziende agricole grigionesi sono colpiti dalla presenza dei grandi predatori.

Se sul fondovalle si registrano soltanto avvistamenti e comportamenti anomali degli animali da reddito, sugli alpeggi si verificano anche attacchi e predazioni. Le zone dei Grigioni maggiormente toccate sono quelle dove si sono formati branchi di lupi che predano per lo più ovini e caprini, si legge in un comunicato diramato ieri pomeriggio.

Gli agricoltori si stanno adeguando
L’analisi dei risultati condotta dalla Flury & Giuliani di Zurigo, su incarico del Cantone dei Grigioni, mostra che l’economia alpestre non è disposta a rinunciare alla tradizionale attività estiva sugli alpeggi e all’importante base di reddito. Gli allevatori si stanno adeguando e stanno investendo in nuove misure di protezione. Sono casi singoli quelli che hanno ridotto il numero di animali da reddito oppure che hanno rinunciato alla migrazione estiva del bestiame sugli alpeggi.

Preoccupazioni per il futuro
Secondo il sondaggio, nonostante l’atteggiamento generale dell’agricoltura sia positivo, quattro quinti delle aziende nutrono però preoccupazioni per il futuro. Oltre al cambiamento climatico, ora bisogna abituarsi anche alla forte presenza di grandi predatori. Non va sottovalutato pure il maggior dispendio di energie psicofisiche di molti agricoltori e le spese supplementari a cui devono fare fronte.

Il Consigliere di stato Marcus Caduff (Centro), direttore del Dipartimento dell’economia pubblica e socialità, è convinto che la nuova legislazione sulla caccia possa prestare aiuto concreto all’agricoltura e all’economia alpestre. Ciò grazie alla regolazione proattiva di singoli lupi e branchi di lupi.

Al sondaggio generale hanno partecipato 1066 aziende agricole, che corrisponde al 57%. Mentre all’inchiesta sull’estivazione hanno aderito 405 aziende, ossia al 45%.