Non confondiamo conoscenza e sapienza

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Proverbi (9,10)
Sermone del 18 giugno 2023

“Il principio della sapienza è il timore dell’Eterno”, dice l’autore del libro dei Proverbi (9,10). La sua affermazione è in polemica con l’opinione secondo cui la sapienza si otterrebbe mediante l’istruzione, lo studio, la scuola, mediante l’accumulo di nozioni. L’autore del libro biblico dei Proverbi dice: “Non basta accumulare conoscenza e nozioni per diventare saggi, non basta essere istruiti per avere la saggezza”. A chi sostiene che il principio della sapienza consista nel timore dei maestri, dei professori, di chi ne sa più di noi, l’autore dei Proverbi risponde che i maestri, i dotti, possono trasmettere delle conoscenze, ma non la sapienza. Perché il sapere può venire dall’essere umano, ma la sapienza viene da Dio.

Anche noi viviamo in un tempo ricco in conoscenza, ma piuttosto povero in sapienza. La conoscenza ha fatto progressi straordinari, ma la sapienza segna il passo. In tutta la sua storia l’umanità non ha mai saputo tante cose come oggi, non è mai stata tanto istruita, ma come ai tempi del biblico Giobbe, è il caso di dire: “La sapienza, dove trovarla? L’uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra dei viventi” (28,12-13). Abbiamo grandi quantità di conoscenze di ogni genere, ma nel nostro mondo e nel nostro tempo la sapienza sembra essere merce piuttosto rara.

Dove sta il problema? Sta nel fatto che spesso ci sbagliamo riguardo alla scelta di chi temere, di chi rispettare. Siamo come la folla che assiste alla sfilata di quell’imperatore che si era fatto fare un vestito nuovo. Ma era un vestito fatto di niente, cucito da un sarto imbroglione che aveva convinto tutti di avere realizzato un abito meraviglioso e impareggiabile. E invece non era vero. Ma tutti, per paura, per timore della possibile reazione dell’imperatore, non osavano dire la verità. Preferivano tacere. Finché un bambino, che non era vittima di quella cecità, ebbe la franchezza e il coraggio di dire: “L’imperatore è nudo”!

Per capire bene la raccomandazione contenuta nel libro dei Proverbi, possiamo pensare anche alla scelta compiuta dal teologo svizzero Karl Barth, docente in Germania, a Bonn, nel 1933. Quando gli fu chiesto di prestare giuramento al Führer Adolf Hitler, rispose che non lo avrebbe fatto in quanto lui aveva già un “Führer”, una guida, al quale aveva già promesso fedeltà. Il suo “Führer” era Dio, e soltanto a lui voleva prestare giuramento ed essere fedele.

Ecco dunque quale è il principio della sapienza: “è temere soltanto Dio”. Il timore di Dio comincia là dove si teme soltanto lui e finisce là dove si teme qualcun’altro o qualcos’altro accanto a lui.

Se temere Dio vuol dire temere lui solo, significa che non c’è nulla di divino nella storia, nella chiesa, nell’essere umano, che possa pretendere il nostro timore. Chi è oggi che vuole essere temuto? Sono soprattutto i grandi poteri, che ci sovrastano e chiedono di essere riveriti e obbediti: il potere religioso, che pretende di avere origine divina e vuole obbedienza assoluta; il potere economico, con le sue leggi che pretendono di essere assolute e indiscutibili; il potere tecnico, che si nasconde dietro i suoi misteri che pretende di dover mantenere segreti; il potere militare, che tiene in mano la minaccia della distruzione del pianeta e perciò vuole essere temuto. E così via.

La sapienza che nasce dal timore di Dio è la sapienza della libertà nei confronti dei poteri umani e non divini, la libertà di non subirli, non ossequiarli, non inchinarsi davanti a loro. è una sapienza poco conosciuta e poco praticata anche dalle chiese, che temono i potenti anziché Dio, e perciò sono timide e conformiste.

In secondo luogo, se temere Dio significa non temere gli esseri umani, la sapienza che nasce dal timore di Dio non potrà tener conto soltanto del parere umano, ma anche dalla parola di Dio. Chi teme gli esseri umani non dice mai la verità, farà sempre dei discorsi equilibrati che non dispiacciano a nessuno, e crederà di essere saggio perché è equilibrato o imparziale o addirittura neutrale. Ma la verità, soprattutto quella evangelica, non è mai equilibrata.

La vera sapienza non è l’equilibrio di tutte le posizioni, ma la scelta di una posizione. La sapienza che viene dal timore di Dio non è stare a metà strada, ma imparare a essere radicali. Siamo ancora molto di più una chiesa di equilibri e persino di equilibrismi che una chiesa di scelte. Preferiamo metterci d’accordo tra di noi che metterci d’accordo con la verità. Ma la sapienza che nasce dal timore di Dio è la sapienza della verità.

In terzo luogo, nel libro di Giobbe si legge: “Temere il Signore: questa è la sapienza, e fuggire il male è l’intelligenza” (Giobbe 28,28). Qui emerge un ulteriore aspetto della sapienza che nasce dal timore di Dio: è saggio colui che fugge il male. Fuggire il male non è un’operazione intellettuale o culturale, ma pratica. La sapienza che nasce dal timore di Dio non è un sapere, ma un agire, è saggio non chi sa tante cose, ma chi fa certe cose. Nessuno quindi pensi che basti sapere, o capire, o conoscere, per essere saggi, è nell’azione, non nel pensiero, che si manifesta la saggezza (o la mancanza di saggezza): solo chi agisce, sa veramente; chi non agisce, non sa. Chi sa e non fa, non teme Dio. La sapienza che nasce dal timore di Dio è anche la sapienza dell’agire.

Pastore Paolo Tognina