ChatGPT e avatar digitali: il futuro è già qui

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Giovedì 13 febbraio, presso l’albergo La Romantica di Le Prese, si è svolto un workshop sull’intelligenza artificiale organizzato dall’Associazione Artigiani e Commercianti Valposchiavo. L’evento, intitolato “Viaggio nel futuro del lavoro con l’Intelligenza Artificiale (IA)”, è stato possibile grazie all’idea di Danilo Nussio e il sostegno di Banca Raiffeisen Valposchiavo. Alessandro Marrarosa, responsabile del Centro Imprenditoriale Raiffeisen ed esperto del settore, ha guidato la serata con una dimostrazione pratica sul funzionamento di ChatGPT e dei suoi assistenti digitali.

Il futuro è qui

Come persuadere una settantina di persone presenti alla serata sui vari prodigi dell’IA se non mostrandoglieli direttamente? Una decisione, questa, pragmatica ma anche rischiosa: Marrarosa ha scelto di farsi presentare da un avatar creato da lui stesso. Non si è dunque presentato di persona, ma ha lasciato che a farlo fosse Clara: una ragazza bionda e di bell’aspetto, che, passeggiando per un vialetto di un campus o di un generico complesso urbanistico, ha fornito alcune informazioni al pubblico. Clara non esiste, se non tra i codici binari che la conservano nell’etere. Eppure, in questa sua inesistenza, ha offerto una presentazione del relatore Marrarosa.

Più specificamente, Clara è un assistente digitale creato attraverso l’intelligenza artificiale di ChatGPT. Lo scopo della serata, infatti, è stato quello di illustrare i vantaggi e le potenzialità di questi strumenti, sia per profili personali sia per realtà aziendali. ChatGPT, acronimo di Chat Generative Pre-trained Transformer, è un modello di linguaggio sviluppato da OpenAI, affinato grazie a tecniche di apprendimento automatico. Questa tecnologia apprende dai dati caricati negli anni su server dedicati, ma anche da informazioni reperibili liberamente online o inserite direttamente dagli utenti. Per questa ragione, Marrarosa ha consigliato di utilizzare le versioni a pagamento dell’applicazione, più sicure in termini di riservatezza dei dati. Non va mai dimenticato di non condividere dati sensibili online e di essere sempre consapevoli che tutto ciò che viene inserito in una chat IA resta, in qualche modo, nel web.

Durante la serata ChatGPT è stata messa alla prova con una dimostrazione pratica: è stato chiesto di redigere un riassunto dell’attività dell’Albergo La Romantica di Le Prese, semplicemente fornendo l’URL del sito web dell’albergo. Risultato: ChatGPT ha fornito una sintesi dell’attività di un certo ristorante ‘La romantica’ nel luganese… L’errore è stato colto dal relatore ripiegando sull’evidenziare i limiti dell’IA e sull’importanza di verificarne sempre i risultati: ecco a cosa serve l’uomo oggi! Battute a parte, va bene: chiunque abbia utilizzato ChatGPT sa che questa tecnologia può commettere errori, talvolta basilari, ma anche sorprendere per la rapidità con cui elabora certe risposte, che comunque, più che generare, rimescolano tra loro una grandissima quantità di dati. Per ridurre al minimo gli errori è indispensabile saper porre efficacemente bene la domanda, ovvero impostare il prompt, ma come visto, non sempre questo basta.

Marrarosa ha mostrato come sia possibile creare, attraverso ChatGPT, un assistente digitale personalizzato per ogni esigenza anche se ChatGPT stesso offre un assistente per dare indicazioni sulla creazione di un assistente. Il vantaggio principale di un assistente specializzato è quello di limitare l’orizzonte delle conoscenze dell’IA a un settore specifico, garantendo così risposte più precise. ChatGPT, in quanto modello generalista, attinge sempre al complesso dei dati a disposizione, mentre un assistente può essere addestrato su una documentazione specifica, evitando di navigare sul web e mantenendo uno stile linguistico costante, che può riprodurre anche quello del suo creatore oppure adattarsi a un settore particolare, come il legale o il medico.

Gli avatar sanno cantare

Per dimostrare le potenzialità dell’IA in ambito creativo, Marrarosa ha presentato i profili social e Spotify di un cantautore di acoustic folk, di stampo esistenziale, interamente generato tramite  diverse applicazioni di intelligenza artificiale. Si è potuto anche ascoltare una ‘sua’ canzone che poteva apparire originale a taluni, chiaramente a secondo di quanto ricercati potessero essere i loro canoni. Nei suoi usi più quotidiani, la capacità degli avatar può servire ad esempio per simulare se stessi a parlare più lingue come semplicemente simulare una presentazione senza doversi preparare un copione da dover recitare davanti a una telecamera.

È chiaro, questa tecnologia offre comodità e rapidità, risparmia tanta fatica e viene incontro ai blocchi immaginativi, ma occorre attenzione e consapevolezza nel suo utilizzo. A fine conferenza, si è anche detto come il costante aggiornamento di ChatGPT dipenda fondamentalmente dalla continua condivisione di dati. Senza una tale condivisione, l’apprendimento della macchina ‘generativa’ sarebbe compromesso. Per questo motivo non solo l’utente deve essere sensibilizzato sui rischi, ma anche messo in guardia sul corretto utilizzo dello strumento. E nel futuro prossimo, si amplierà a dismisura il divario tra chi sarà in grado di padroneggiare l’IA e chi no, con conseguenze significative nella competitività, sia per Stati, aziende ma anche singoli individui.

A questo proposito, Marrarosa ha rivelato che Microsoft, detentrice del 49% di OpenAI, a livello svizzero ha istituito un fondo di svariati milioni di franchi destinato a promuovere la formazione sulla tecnologia IA tra la popolazione. In anteprima quindi ha annunciato che il Centro Imprenditoriale di cui fa parte è stato coinvolto per collaborare nella formazione delle aziende, avendo così accesso a materiale formativo esclusivo.

Alcune considerazioni generali

In questi contesti si parla spesso di avatar. L’utilizzo di questo termine si può ricondurre a un videogioco del 1986 per Commodore 64 e chiamato “Habitat”. Creato dai produttori di Star Wars, questo videogioco ha sancito il moderno significato di “rappresentazione digitale di una persona”. Ma prima del 1986, ben prima, avatar veniva utilizzato nei testi vedici per significare ciò che “è disceso in” (accusativo o locativo) oppure “discende da” (ablativo), “è al posto giusto”, “essere adatto” e infine “è incarnato”, nel caso di una divinità. Inoltre, il termine chat, dal verbo to chat, indica in origine una conversazione frivola, un chiacchiericcio, il contrario di un confronto profondo e di conoscenza.

Per quanto riguarda la ‘generatività’ dell’IA, va tenuto presente che al momento ci inganniamo facilmente pensando che, siccome questa (quantitativamente più performante di noi) riesce produrre elaborati simili a quelli che potremmo produrre noi, allora questa abbia una qualche capacità di comprensione. Vale la pena pensare che ogni immagine digitale che visioniamo, che per noi ha significato, per un computer è una mera combinazione di codici e, ad ogni invio e condivisione tramite social, questa immagine viene scomposta e ricomposta con determinate sequenze numeriche. L’IA appare a noi come imitazione del nostro modo di pensare, ma possiede solo proprietà sintattiche e non semantiche. La determinazione della verità delle cose del mondo, che ha a che fare col loro senso, quindi, è ancora peculiarità unicamente umana.

E per quanto riguarda le immagini, immagini virtuali di cui siamo saturi, tanto da avere ripercussioni sulla nostra capacità immaginativa, conviene ricordare quanto scritto nel De anima di Aristotele: «l’anima non pensa mai senza immagini», e che le immagini vengono da noi rappresentate solo a partire dalle nostre percezioni e dalla nostra corporeità. La nostra stessa memoria è composta da immagini che hanno senso e significato per noi.

1 COMMENTO

  1. Mi permetto di citare l’astro fisico Stephen Hawking citato da Forbes:
    “Colossi come Google, Amazon, Apple e Facebook considerano la AI strategica per il successo futuro della loro azienda. “Forse dovremmo fermarci tutti per un momento e concentrarci non solo su come rendere l’intelligenza artificiale più efficace, ma anche su come possa essere di beneficio per l’umanità”, fu il monito di Hawking.

    “L’intelligenza artificiale potrebbe sviluppare una volontà tutta sua”, aveva detto Hawking. “L’ascesa della IA potrebbe essere la cosa peggiore o la cosa migliore che può accadere per l’umanità”. Una tecnologica che – diceva – sta minacciando milioni di posti di lavoro.

    Secondo lo scienziato la IA potrebbe “superarci” in pochi decenni. Invitava dunque gli esperti tech di tutto il mondo a una riflessione: “Siamo sulla soglia di un mondo nuovo e coraggioso”, aveva concluso Hawking. “Abbiamo tutti un ruolo da svolgere nel garantire che la prossima generazione abbia un giusto approccio alla scienza, per creare un mondo migliore per l’intera razza umana”.
    Roberto Nussio