In un’epoca in cui il cemento e l’asfalto sembrano aver inghiottito ogni zolla di terra, la Valposchiavo si ostina a rimanere un’isola verde, un baluardo di tradizioni agricole secolari e di sostenibilità. Questo è emerso, anche con i dati alla mano, nella serata informativa di giovedì 20 in Sala Tor, dal titolo “Prodotti, traguardi e ambizioni dell’agricoltura valposchiavina”. I relatori Gianluca Giuliani, Thomas Fries, Zita Sartori e Francesco Vassella hanno tracciato il bilancio di un percorso ventennale, iniziato nel 2015 con la registrazione dei marchi “100% Valposchiavo” e “Fait sü in Valposchiavo”, e proseguito con il Progetto di Sviluppo Regionale (PSR) 100% Bio Valposchiavo. Un cammino in cui la comunità locale ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, e così lungimirante da fare fatica a stimare i possibili esiti positivi a lungo termine.
Un lungo percorso di sostenibilità
Il cammino intrapreso dai valposchiavini affonda sicuramente le sue radici in un passato lontano, ma è negli ultimi vent’anni che ha messo in luce una straordinaria capacità innovativa nell’ottica della sostenibilità. Nel 2015, la registrazione dei marchi ha segnato una tappa fondamentale, seguita dall’avvio del Progetto di Sviluppo Regionale 100% Bio Valposchiavo. Entrambi i percorsi hanno visto la comunità agricola locale coinvolta attivamente nell’obiettivo di valorizzare le proprie risorse e di promuovere il rispetto dell’ambiente.
Ma questo è stato solo l’inizio. Infatti, la Valposchiavo non si accontenta dei risultati raggiunti ed è costantemente alla ricerca di nuove strategie per migliorare le proprie proposte e coinvolgere la popolazione. Come ha spiegato Francesco Vassella, nel 2023 un’analisi ha evidenziato la necessità di rafforzare i controlli di qualità e di intensificare il dialogo con i cittadini, anche in favore di un rapporto di trasparenza. A tal fine, è stato introdotto un nuovo ente certificatore (Bio Test Agro AG) ed è stato lanciato il progetto “Un anno insieme alla mia terra”, un calendario ricco di eventi e iniziative per avvicinare i consumatori ai prodotti locali e renderli consci del lavoro che si sta svolgendo in Valle.
Un’analisi approfondita del settore agricolo
La consulenza esterna è stata affidata all’agronoma ticinese Zita Sartori, che giovedì 20 febbraio, oltre a fornire dati, ha raccontato dal suo punto di vista le peculiarità della realtà valposchiavina. Con il suo quaderno bianco, simbolo di un approccio privo di preconcetti, ha intrapreso un viaggio alla scoperta della realtà locale, incontrando agricoltori e produttori che le hanno trasmesso i valori e le peculiarità del territorio. Ed ecco i dati che ha potuto raccogliere: la superficie agricola della Valle copre otto volte il lago di Poschiavo; il 97% della superficie agricola è costituito da prati e pascoli; il 97% della superficie agricola è gestita in maniera biologica (nelle valli ticinesi, racconta, è difficile arrivare al 50%). In più, la Valposchiavo vanta una grande varietà di prodotti, tra cui formaggi, cereali, erbe aromatiche e piccoli frutti; la produzione di formaggio e yogurt copre circa la metà del consumo locale; la produzione di uova copre circa la metà del consumo locale quella di di carne copre il 9%, quella di cereali copre il 15% del consumo locale e quella di patate l’8%. Possiamo dire già così che siano numeri da record. Ma Zita Sartori è rimasta colpita anche dai valori e delle competenze tramandate in Valposchiavo, come quello della campicoltura del “saper fare” e della lavorazione al mulino Aino.
Il recupero della campicoltura in Valposchiavo rappresenta infatti un esempio emblematico di come si sia riusciti a riscoprire e valorizzare antiche tradizioni. Dopo decenni di declino, in cui le coltivazioni di cereali erano quasi scomparse, un gruppo di agricoltori ha deciso di riprendere in mano le redini, fondando nel 2015 una cooperativa dedicata. L’obiettivo non era solo quello di produrre cereali, ma anche di recuperare appunto le conoscenze e le tecniche di lavorazione. La scelta di orientarsi verso una produzione rispettosa dell’ambiente, senza l’uso di pesticidi e diserbanti, ha permesso di ottenere prodotti davvero di alta qualità e non sempre la cosa è facile: sono innumerevoli i problemi, ad esempio, nella coltivazione delle erbe per tisane. Anche le mucche che si cibano solo di erba producono meno di quelle che vengono foraggiate di altri mangimi, ma il formaggio che ne risulta e la qualità della vita dell’animale è di un altro livello.
Sfide e opportunità
La situazione, tuttavia, non è immune alle sfide che affliggono il settore agricolo. I costi di produzione elevati, la difficoltà di competere sul mercato nazionale – per non parlare di quello internazionale nei cui confronti la stessa Svizzera non è competitiva – e la necessità quindi di coinvolgere maggiormente la popolazione sono alcuni dei nodi da sciogliere. Ma, forse, è proprio nelle difficoltà che emergono le opportunità. La valorizzazione dei benefici intrinseci dei prodotti locali, la promozione del turismo enogastronomico e l’educazione delle nuove generazioni sono alcune delle strategie che la Valposchiavo può adottare per consolidare il proprio modello di sviluppo.
In questo contesto, Valposchiavo Turismo svolge un ruolo cruciale nel promuovere e valorizzare l’agricoltura locale, agendo come ponte tra il settore primario e il turismo. L’ente si impegna a raccontare la storia dell’agricoltura valposchiavina, che è cultura. Mette al centro l’autenticità e la sostenibilità di un territorio che ha saputo preservare le proprie tradizioni e a mantenere la proprie filiere regionali. Attraverso la gestione dei due marchi Valposchiavo Turismo, poi, garantisce la qualità e l’origine dei prodotti locali, rendendoli riconoscibili e apprezzati sia dai turisti e oggi, si vorrebbe, anche dai consumatori locali.
I dati attestano anche l’incremento del 170% nel valore immobiliare della Valposchiavo negli ultimi vent’anni, che possiamo prendere come indicatore eloquente del valore intrinseco di questo territorio. Di questi tempi, segnati dall’inquinamento diffuso dell’aria, delle falde acquifere, e dello stesso cibo di cui ci nutriamo, la Valposchiavo sembra essere una piccola oasi rara. Questo aspetto, sottolineato fra il pubblico da Emanuele Bontognali suggerisce che la strategia di preservazione dell’integrità ambientale e paesaggistica, sebbene possa sembrare in contrasto con la competitività economica immediata, si può tradurre in un vantaggio competitivo a lungo termine. E non si tratta solo di vantaggio economico ma della stessa – fondamentale – qualità della vita. La salubrità dei prodotti e l’attrattività del territorio possono diventare fattori determinanti, capaci di compensare eventuali svantaggi in termini di costi di produzione, quando in generale il “bio” di altre zone non sarà più davvero “bio”. In definitiva, ci potremmo trovare in una posizione di vantaggio.
Per questo, però, è importante che anche noi che abitiamo la Valle, attraverso le nostre scelte di acquisto, rendiamo un po’ più facile la vita ai nostri agricoltori, scegliendo i loro prodotti. Non serve che venga fatto a ogni spesa ma già una volta su tre farebbe un’enorme differenza.