La politica teme il verdetto popolare?

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In febbraio 2025, la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha esaminato la questione del tipo di referendum a cui sottoporre l’accordo istituzionale con l’UE. Con 15 voti contro 10, la commissione ha deciso che i presupposti costituzionali per un referendum obbligatorio non sono soddisfatti. La decisione si basa su un parere dell’Ufficio federale di giustizia, sotto la direzione del consigliere federale Beat Jans (PS). Tuttavia, è molto sorprendente che questa decisione sia stata presa senza conoscere il testo del trattato, che supera le 700 pagine. Inoltre, in passato, importanti trattati internazionali sono stati sottoposti a referendum obbligatorio – come l’accordo di libero scambio con la Comunità Economica Europea (1972) o l’adesione allo Spazio Economico Europeo (1992). L’accordo con l’UE non è solo un semplice accordo economico di portata limitata: disposizioni sulla risoluzione delle controversie con la Corte di giustizia dell’UE oppure l’obbligo di adottare automaticamente il diritto europeo incidono profondamente sulle competenze costituzionali del popolo e dei cantoni. Pertanto, la questione del referendum non è solo di natura giuridica, ma anche di natura democratica – riguarda i principi fondamentali del nostro sistema federale e della volontà popolare. Il tipo di referendum è cruciale: un referendum obbligatorio richiede necessariamente una votazione da parte del popolo e dei cantoni, mentre un referendum facoltativo presuppone innanzitutto una raccolta di firme per poter indire una votazione popolare. Il Consiglio federale si esprimerà in merito in ambito della consultazione, ma l’ultima parola spetterà al Parlamento. Resta da sperare che almeno quest’ultimo consideri in maniera appropriata le conquiste del nostro sistema federale e non ne consenta lo smantellamento.

Gabriela Menghini-Inauen

Deputata al Gran Consiglio

www.gabriela-menghini-inauen.ch