Unesco, Cassiano Luminati: Dopo i muri a secco ora il patrimonio alimentare

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Nella giornata di ieri, come abbiamo avuto modo di raccontare, l’Unesco ha riconosciuto “l’arte dei muretti a secco” come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Un successo a cui ha certamente contribuito anche il Polo Poschiavo e il suo direttore, Cassiano Luminati. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente mentre era impegnato in uno dei suoi innumerevoli viaggi, questa volta in Val Venosta, spesi a favore delle preziose attività del centro di formazione.

 

Buongiorno Cassiano, quando e dove hai appreso la notizia? Te lo aspettavi?
Ero a casa. Mi hanno scritto i miei contatti presenti alla riunione annuale del Comitato per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale Unesco, riunitasi in questi giorni sulle isole Mauritius.
Devo dire che un po’ me lo aspettavo: si trattava di una candidature solida, sostenuta da molti Paesi. A questi livelli, poi, è importante il sostegno degli enti locali (come per esempio il nostro Polo) e delle persone che detengono i saperi. E questo non è mancato…

Qual è stato il tuo primo pensiero?
Un certo senso di soddisfazione certamente, ma il pensiero è balzato subito alle attività necessarie per ottenere anche il riconoscimento del patrimonio alimentare alpino. E poi ci sono anche tutti gli altri progetti Interreg, come per esempio quello con Tirano, che mirano tutti alla salvaguardia del territorio alpino.

Cosa significa per la Valposchiavo ottenere questo nuovo riconoscimento Unesco?
Penso che questo riconoscimento sia un elemento a supporto del riconoscimento legato alla Ferrovia; e poi al mondo dell’agricoltura: penso ai muri a secco di sostegno, utilizzati anche per la Ferrovia, o a quelli anti-valanga.
Questo si riconduce ad una più ampia strategia di tutela del paesaggio (quello che, banalmente, i passeggeri vedono dal finestrino del trenino rosso) che stiamo portando avanti. Certo, ora l’attenzione internazionale e soprattutto nazionale potrebbero permettere di sviluppare nuovi progetti e quindi nuovi investimenti, non solo per mantenere i muri a secco esistenti, ma anche per recuperarne altri.
A livello locale, poi, si percepisce l’importanza rivolta a questa tematica sia tra la gente, ma anche a livello politico: basta vedere la discussione intorno al muro a secco della Ferrovia nell’ultima seduta di Giunta. Il territorio, quindi, risponde…

Come la Valposchiavo potrà sfruttare positivamente questo riconoscimento? In questo senso hai già pensato a qualche iniziativa concreta?
Oltre ad un’ulteriore sensibilizzazione del territorio riguardo i nostri patrimoni, l’obiettivo dovrebbe essere quello di portare a termine il riconoscimento, in ambito di formazione professionale, della specializzazione nella costruzione di muri a secco, ferma a Berna da un po’ di tempo. Il riconoscimento ottenuto ieri potrebbe quindi rappresentare una spinta affinché questo sapere venga identificato come una vera e propria professione dalla quale gli enti pubblici potranno poi attingere per esperienze qualificate. Poi, se sommiamo questi saperi sui muri a secco al patrimonio mondiale della Ferrovia, in ambito turistico tutto ciò può certamente rappresentare un efficace racconto intorno alla Valposchiavo.

Quanto tempo hai speso per questa tematica attraverso il Polo Poschiavo e non solo?
[Sorride] Tempo ne è stato speso parecchio; diciamo che l’impegno è partito circa 10 anni fa con il riconoscimento legato alla Ferrovia, per quanto mi riguarda sia da presidente della Regione che da direttore del Polo Poschiavo.
Rispondendo alla tua domanda, non faccio mai il conteggio delle ore quando vedo un potenziale ritorno: si fa quello che si deve fare…


Marco Travaglia

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