I discorsi del primo di agosto a Poschiavo

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Il discorso del podestà Giovanni Jochum

Onorevole presidente del Consiglio Nazionale, signor Martin Candinas
Gentili signore, stimati signori
Care concittadine e cari concittadini

È un onore per me poter essere su questo palco a darvi il più cordiale benvenuto alla festa del primo di agosto.

È un onore per me e per Poschiavo poter ospitare il primo cittadino della Svizzera sul proprio territorio: Benvenuto Martin Candinas.

Liebe Gäste, liebe Freunde della Valposchiavo, ich heisse Sie ganz herzlich willkommen. Es ist mir eine grosse Ehre hier sein zu dürfen und insbesondere den Präsidenten des Nationalrates und damit den höchsten Bürger der Schweiz in Poschiavo als Gastredner begrüssen zu dürfen. Lieber Martin, ich heisse dich ganz herzlich willkommen in Poschiavo.
Ich werde meine kurze Ansprache nur auf Italienisch halten.

Stimati presenti

Le disposizioni generali della nostra costituzione pongono le basi essenziali per la convivenza in uno stato con quattro lingue ufficiali, con Cantoni e comuni che, se confrontati con i paesi a noi vicini gestiti in modo più centralizzato, hanno grandi competenze.

Cito dai primi articoli della Costituzione Svizzera

  • La Confederazione Svizzera tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese.
  • Promuove in modo sostenibile la comune prosperità, la coesione interna e la pluralità culturale del Paese.
  • Provvede ad assicurare quanto possibile pari opportunità ai cittadini.
  • Si impegna per la conservazione duratura delle basi naturali della vita e per un ordine internazionale giusto e pacifico.
  • I Cantoni sono sovrani per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione.
  • Ognuno assume le proprie responsabilità e contribuisce secondo le proprie forze alla realizzazione dei compiti dello Stato e della Società.

[Fine citazione] Ora, potrei finire qui, proprio ricordando questi sacrosanti principi.

Ma non basta. Dobbiamo prendere coscienza di questi principi e non solo una volta all’anno, ma durante tutto l’anno. Non possiamo dare per scontato che l’indipendenza, la sicurezza, la prosperità, la coesione interna e la pluralità culturale del nostro paese ci siano e rimangano in eterno. Queste vanno quotidianamente coltivate, vissute e difese.

Come possiamo pensare di difendere i nostri valori se intorno a noi non vengono condivisi o rispettati? Come possiamo noi cittadini avere tutti le stesse opportunità se ci sono alcune persone che non vogliono permettere anche agli altri di averle?

Come possiamo mantenere dei Cantoni sovrani con un alto grado di competenze se deleghiamo i compiti e i diritti alla Confederazione? E lo stesso principio vale a livello cantonale, più aiuto chiediamo al cantone e meno libertà ci rimarrà a livello comunale.

Tutti questi valori assumono un ruolo, un’importanza ancora maggiore se consideriamo il nostro stato di regione limitrofa, di regione di campagna e per di più di minoranza linguistica. Ed è proprio grazie alla nostra costituzione, alla coesione interna, se anche noi siamo parte della Svizzera, se veniamo sostenuti e se abbiamo le nostre opportunità.

Sta dunque a tutti noi assumerci le nostre responsabilità e dare il nostro contributo alla realizzazione e all’ulteriore sviluppo dello Stato e della Società. Lo possiamo fare giorno dopo giorno aiutandoci a vicenda, tenendo fede al principio dello stato federale, cercando di risolvere i quesiti nell’entità più piccola possibile. Questo è un modo di agire più oneroso e più difficile. Richiede sforzi non indifferenti, iniziativa, forza di volontà e la giusta caparbietà nell’intento di raggiungere gli obiettivi. Sarebbe molto più facile lamentarsi, piangere miseria, delegare tutto allo stato, al cantone, alla confederazione e che ci pensiono loro a risolvere i nostri problemi. Così facendo andremmo però a perdere indipendenza, competenze e il nostro stato federale diventerebbe uno stato unitario e centralizzato.

So per certo che non è ciò che vuole la maggioranza di noi Valposchiavini. L’impegno individuale e collettivo che c’è tra di noi per vivere il federalismo con tutti i punti a favore e contrari, è molto grande. Possiamo essere orgogliosi di quanto hanno raggiunto i nostri avi nei secoli passati partendo dalla ribellione nel 1406 contro i Visconti. Con il trattato di Zuoz del 29 settembre 1408 tra i rappresentanti della Valposchiavo, il vescovo di Coira e i notabili della Lega Caddea Poschiavo è entrata a far parte della Lega Caddea e in seguito ha condiviso il destino delle Tre Leghe grigioni.

Passando poi agli inizi del 20esimo secolo possiamo notare un grande spirito pionieristico e d’innovazione. La realizzazione degli impianti di produzione di energia idroelettrica, l’elettrificazione nei nostri paesi, la costruzione della ferrovia del Bernina, la nascita del primo ospedale in valle ne sono esempi tangibili. Il tutto per arrivare ai giorni nostri e faccio solo due esempi:

Primo le tecnologie informatiche: Poschiavo è stata tra le prime valli ad utilizzare le nuove tecnologie e a proporre corsi aperti a tutti gli interessati grazie all’iniziativa del Polo Poschiavo. Questa tecnologia ci ha aiutati in tutti i settori anche durante il periodo del COVID.

Secondo il ritorno ai prodotti a chilometro zero con il 100% Valposchiavo e Valposchiavo Smart Valley Bio che da alcuni anni a questa parte stanno portando frutti sottoforma di riconoscimenti e premi, ma soprattutto e dal mio punto di vista forse il fattore con il maggiore valore aggiunto, la collaborazione tra i vari settori che sta attualmente vivendo la Valposchiavo: “dal campo alla tavola”. Oggi la nostra regione viene citata come esempio da seguire anche da varie organizzazioni, da Cantone e Confederazione.

Auguro a tutti voi, a tutti noi, di continuare così, di essere fieri di quanto abbiamo raggiunto e orgogliosi di poter dimostrare che siamo una comunità viva, indipendente e intraprendente. Continuiamo, dunque, ad assumerci le nostre responsabilità, lavoriamo insieme, aiutiamoci a vicenda proprio come fecero i cittadini di Uri, Svitto e Unterwaldo nel 1291 e saremo sempre più forti.

Buon primo di agosto a tutti voi.
Ich wünsche allen einen schönen ersten August.

Il discorso di Martin Candinas

Gentili Signore e Signori,
Care concittadine e cari concittadini,
Liebe Mitbürgerinnnen und Mitbürger
Caras conburgheisas e cars conburgheis

Dopo essere stato stamattina a Zizers, il pomeriggio a Palazzo Federale a Berna, tre ore fa a St. Moritz essere qui sulla Piazza comunale a Poschiavo è per me il momento culminante della mia giornata di oggi. Perché? La Val Poschiavo e la Surselva, la mia patria, dove sono cresciuto, hanno tante cose in comune. Tutti e due le regioni sono nella periferia e devono lottare a Coira e Berna per i loro interessi. In tutte e due le regioni si parla una lingua cantonale minoritaria, in tutte e due le regioni il turismo, l’agricoltura, il commercio e l’industria edile sono pilastri economici importanti, in tutte e due le regioni dobbiamo essere innovativi e sforzarci di essere attraenti per i giovani.

Tuttavia, sono fermamente convinto che entrambe le regioni continueranno ad avere successo in futuro anche grazie a personalità impegnate. Dopo tutto, la bellezza delle nostre regioni è unica. Perciò mi piace sempre venire a in Val Poschiavo e tornerò il 1° ottobre per il Giro del lago, come faccio quasi ogni anno. Ringrazio sentitamente il Comune di Poschiavo, il podestà Giovanni Jochum, il cancelliere Nicola Passini, tutte le persone coinvolte per l’invito alla Festa nazionale di oggi qui a Poschiavo, ma soprattutto voi tutti che vivete e/o fate vacanza nelle nostre belle valli.

Per noi tutti il 1° d’agosto è un giorno molto speciale. È l’occasione per celebrare la nostra democrazia diretta, riflettere sulla Svizzera e rafforzare insieme la coesione nazionale.

Signore e signori: quest’anno la Svizzera festeggia un anniversario molto significativo. 175 anni fa, il 12 settembre 1848, è entrata in vigore la nostra Costituzione federale, segnando la nascita della Svizzera moderna. Un momento storico che ha plasmato durevolmente il nostro Paese e che vorrei brevemente ricordare.

Oggi diamo la Costituzione per scontata, ma la sua creazione richiese in realtà uno sforzo notevole. Nel cuore di un’Europa in piena svolta rivoluzionaria, nel 1848 una Commissione formata dai rappresentanti di tutti i Cantoni svizzeri definì in soli 51 giorni i principi alla base della Svizzera moderna.

Nicht nur in den umliegenden Ländern war es damals unruhig. Auch innerhalb der Schweiz rumorte es gewaltig. Noch im November 1847 wütete ein Bürgerkrieg zwischen den Sonderbundskantonen und den liberal regierten Teilen der Schweiz. Nach diesen kriegerischen Auseinandersetzungen sollte aus dem losen Staatenbund von Schweizer Kantonen ein staatliches Ganzes werden. Ein Bundesstaat mit einer klaren Aussengrenze, einer gemeinsamen Währung, einer Armee und einheitlichen Masseinheiten. Dafür keine Zölle mehr innerhalb der Schweiz: Natürlich waren die Kantone, die damals an den Zöllen gut verdienten, gegen die neue Staatsform.

Sie können sich vorstellen, dass es für unsere Verfassungsväter nicht einfach war, aus den verschiedenen Kultur- und Sprachregionen und Kantonen der Schweiz ein stabiles Ganzes zu machen. Aber auf wundersame Weise gelang es. Am 12. September 1848 trat die Bundesverfassung in Kraft. Die moderne Schweiz war geboren.

E le fondamenta della Svizzera moderna sono solide. Lo dimostra il fatto che dal 1848 la Costituzione ha subito solo due revisioni totali, la prima nel 1874 e la seconda nel 1999.

Ovviamente, una Costituzione che si vuole moderna deve continuamente essere messa in discussione e sviluppata. L’iniziativa popolare e il referendum sono oggi elementi essenziali della nostra Costituzione. Nel 1971, con l’introduzione del suffragio femminile, le donne hanno ottenuto l’uguaglianza dei diritti e anche la libertà religiosa è stata ancorata nella Costituzione. Ma questi cambiamenti sono stati resi possibili dalla forza e dalla volontà di chi li rivendicava.

La lotta per la democrazia diretta è stata lunga e dura come quella per l’introduzione del sistema proporzionale. E non dimentichiamo la concordanza, citata spesso e volentieri in particolare prima delle elezioni. È solo dal 1959 che sono rappresentati in Governo tutti e quattro i partiti principali. Prima, nonostante la democrazia diretta, anche in Svizzera vigeva un sistema di governo e opposizione.

Heute ist die Welt, wie 1848 im Umbruch. Wieder stehen wir vor grossen Herausforderungen: Klimawandel, Energiekrise, Krieg, der Aufstieg neuer Mächte. Ganz Europa und damit auch die Schweiz sind stark gefordert. Um diese Herausforderungen zu meistern, müssen wir als Schweiz nach innen stark und geeint sein. Nur so können wir mit Europa und mit globalen Partnern erfolgreich verhandeln, unsere Interessen darlegen und durchsetzen.

Es ist die Aufgabe der Politik – aber auch von uns allen – dafür zu sorgen, dass unser politisches System geachtet wird, dass mit Respekt debattiert wird und wir uns gemeinsam für gute Lösungen einsetzen. Gerade in dieser herausfordernden Zeit ist das Vertrauen in die Institutionen – erst recht in unsere direkte Demokratie – zentral. Die Konkordanz muss wieder stärker gelebt werden. Der Wille zur Zusammenarbeit und zur gemeinsamen Lösungsfindung muss wieder zunehmen. Politik ist nämlich kein Selbstzweck. Es darf nicht um Eigeninteressen gehen, sondern um die Gemeinschaft und das Gemeinwohl. Wir brauchen eine Politik, die sich für Stabilität und Sicherheit einsetzt.

(È compito della politica, ma anche di tutti noi, fare sì che il nostro sistema politico venga rispettato, che le discussioni si svolgano in un clima di rispetto reciproco e che si lavori insieme per trovare le soluzioni migliori e poi sostenerle. Proprio in questo periodo difficile, la fiducia nelle istituzioni – e soprattutto nella nostra democrazia diretta – riveste un’importanza fondamentale. Dobbiamo tornare a vivere la concordanza con convinzione. Dobbiamo ritrovare la volontà di collaborare e trovare soluzioni comuni. La politica, infatti, non è fine a sé stessa. Non deve servire interessi individuali, ma gli interessi e il benessere della collettività. Abbiamo bisogno di una politica che si impegni per la stabilità e la sicurezza.)

Signore e Signori, la democrazia non cade dal cielo. Dobbiamo continuare a riflettere sul nostro Paese e sulle sue basi e impegnarci con tutte le nostre forze a favore della democrazia.

La Costituzione federale del 1848 ha segnato la nascita di uno Stato federale che poggia sul principio della solidarietà tra Cantoni e del riconoscimento dei diritti e delle libertà delle cittadine e dei cittadini. La Costituzione ha unito in una sola cosa le diverse regioni linguistiche e culturali della Svizzera. È questo il suo più grande merito: ha creato unione dove c’era frammentazione.

Questa nozione di coesione è il filo conduttore del mio anno di presidenza. Per quest’anno, la presidente del Consiglio degli Stati Brigitte Häberli-Koller ed io abbiamo infatti adottato il motto «Gemeinsam, ensemble, insieme, ensemen». Proprio alla luce delle sfide poste dall’incalzante digitalizzazione, dalla globalizzazione e dalla palpabile polarizzazione della politica, la coesione tra i cittadini e sul piano politico mi sembra più importante che mai. Seguiamo l’esempio dei nostri padri fondatori e abbattiamo le barriere. Gettiamo ponti tra le quattro regioni linguistiche, tra i Cantoni, tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, tra politica ed economia.   

Gemeinsam sind wir stark.
Ensemble, nous sommes forts.
Insieme siamo forti.
Ensemen essan nus ferms.

Cogliamo l’occasione del 175° anniversario della nostra Costituzione per riconoscere le nostre responsabilità di cittadine e cittadini della Svizzera. Lavoriamo insieme per il bene di tutto il Paese, per garantire e mantenere il benessere in tutto il territorio, per preservare la forza della nostra democrazia e celebrare i nostri valori.

Nonostante una grande varietà, con le sue quattro lingue e le diverse regioni e mentalità, la Svizzera ha una forte identità nazionale. Possiamo esserne fieri. Dovremmo, anzi, dobbiamo esserne grati. Lavoriamo insieme per tutelare e perpetuare il successo della Svizzera. Solo così questa nazione fondata sulla volontà avrà successo anche in futuro! 

Caras conburgheisas e cars conburgheis, da cor giavischel jeu a Vus tuttas ed a Vus tuts ina biala fiasta d’emprem d’uost! Viva la Svizra, es lebe die Schweiz, vive la Suisse, viva la Svizzera!