Nel fine settimana scorso, Casa Torre ha ospitato il giovane collettivo teatrale Il Milione, che nelle serate di venerdì e sabato ha proposto al pubblico due spettacoli. Noi abbiamo assistito al monologo di venerdì, 80 centesimi, scritto e interpretato da Pietro de Nova con l’aiuto regia di Maurizio Zucchi.
Lo spettacolo è stato realizzato grazie all’impegno di Begoña Feijoó Fariña, che si è occupata dell’organizzazione e della comunicazione e ha reso possibile una due giorni nella quale Il Milione ha anche proposto un secondo spettacolo, Carte Mute.
Già premiato con svariati riconoscimenti da parte della critica, 80 centesimi è la storia del difficile rapporto di un padre un figlio, di una stazione, di rigori sbagliati e di Roberto Baggio. Ma facciamo ordine.
La storia si svolge tra le mura di una casa, un campo da calcio, un treno e una stazione. Tutti luoghi scenicamente semplici, al punto da sembrare quasi indefiniti, effimeri, mettendo così al centro le esperienze dei protagonisti e il peso delle loro parole. Roberto, un giovane aspirante calciatore, che si trova ad affrontare il peso di un sogno che gli è sfuggito dalle mani, e il padre, ferroviere, il cui rapporto con il figlio, che prova a ritessere con delicatezza, sembra ormai sfumato.
È una storia di aspettative, di attese, ma anche di occasioni, che arrivano ma sono faticosamente ardue da cogliere. Di occasioni avute e mancate, come quella alla fine di un mondiale di calcio, nel ’94, in cui Roberto (Baggio, in questo caso), sbaglia un’occasione decisiva. D’un tratto la telecronaca di quel fine partita sospende il monologo e aleggia, come un fantasma, sul palcoscenico. Non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore, intonavaun grande cantautore. Tuttavia, quel rigore sbagliato rivela un sottotono di chance inseguite a vuoto, sprecate; pervade l’intera rappresentazione, sottolineando con delicatezza e sensibilità l’umanità del fallimento, delle incomprensioni, del desiderio di riscatto che si scontra con la dura verità dei fatti, toccando temi come la dipendenza e l’abbandono, la scomodità della realtà e il comfort delle bugie.
80 centesimi non solo mette in scena la complessità delle relazioni familiari e la lotta per realizzare i propri sogni, ma offre anche una riflessione profonda sul valore umano e sulla difficoltà di accettare il fallimento. Padre e figlio, entrambi interpretati con intensa autenticità dal solo De Nova, risultano divisi da incomprensioni e delusioni; rappresentano il conflitto tra aspettative e realtà. Con uno spazio scenico essenziale e oggetti evocativi, De Nova trasforma una stazione in un microcosmo di emozioni in un’opera che parla alla nostra umanità, ci invita a riflettere sulle nostre relazioni e sui meccanismi che adottiamo per affrontare le difficoltà della vita.