«Artigiani e Commercianti Valposchiavo» contrari alla No Billag

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Ormai mancano poco più di due settimane al voto popolare del 4 marzo, giorno in cui i cittadini svizzeri sono chiamati ad esprimersi su due oggetti: il decreto federale concernente il nuovo ordinamento finanziario 2021 (I.V.A. e imposta federale diretta) e l’iniziativa popolare sull’abolizione del canone radiotelevisivo (No Billag). Se per il primo oggetto non sembrerebbero esservi particolari ostacoli, è specialmente sul secondo tema che da molti mesi e settimane si sta dibattendo animatamente.

Anche Il Bernina, a più riprese, si è occupato dell’iniziativa No-Billag, e ultimamente ha lanciato un sondaggio fra i suoi abbonati. Su 154 partecipanti al sondaggio, il 79% (122 voti) si è espresso per un NO all’iniziativa, il 14% (21 voti) per un SÌ, mentre gli indecisi sono il 7% (11 voti). A livello svizzero un recente sondaggio svolto dal gruppo editoriale Tamedia attesterebbe i NO al 61%, i SÌ al 38% e gli indecisi solo all’1% (il campione riguardava 17’067 persone). È opportuno però qui ricordare che, per essere accettata, l’iniziativa necessita della maggioranza di popolo e cantoni.

Ed è proprio a livello cantonale che ha suscitato un certo malcontento – specialmente fra gli affiliati di «Gastro-Graubünden» – la decisione annunciata dall’Unione Arti e Mestieri grigionese lo scorso 10 gennaio per bocca del suo presidente, Jürg Michel, di schierarsi per un SÌ alla No-Billag. Abbiamo dunque ritenuto opportuno chiedere un parere su questa controversa decisione a Daniele Misani, presidente di «Artigiani e Commercianti Valposchiavo».

 

L’Unione Arti e Mestieri grigionese, seguendo in parte la linea dell’associazione mantello di categoria a livello svizzero, si è espressa a favore della No Billag. Che ne pensi? E come si posiziona «Artigiani e Commercianti Valposchiavo» (ACV) in questo contesto?
Il comitato di ACV è chiaramente e unanimemente contro questa iniziativa. L’ACV mette infatti in rilievo l’importanza delle minoranze linguistiche, piuttosto che gli interessi economici privati e delle aziende. Purtroppo nel prossimo futuro assisteremo sempre più spesso, da varie associazioni e istituzioni, ad attacchi contro la coesione nazionale, le regioni periferiche e le minoranze linguistiche. Penso qui, ad esempio, a quando il popolo grigionese sarà prossimamente chiamato alle urne per esprimersi sull’iniziativa «Per una sola lingua straniera nella scuola elementare».

La maggioranza risicata del comitato grigionese dell’Unione Arti e Mestieri ritiene ingiusta la doppia imposizione del canone a privati e aziende che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2019. Essa riguarderebbe però solo le aziende con un fatturato annuo maggiore ai CHF 500’000.-. Molte imprese in Valposchiavo – forse la maggioranza – ne rimarrebbero esenti, o sbaglio?
La maggior parte delle aziende valligiane affiliate alla nostra associazione non sarà toccata da questa doppia imposizione, anche se, personalmente, io sono contrario a questa duplice imposta. Tuttavia va anche ricordato che il limite di CHF 500’000.- non è vincolante e, in caso di bisogno, può essere alzato o abbassato dal Consiglio federale.

Per una volta in più la discussione sulla No Billag sembra mettere in evidenza due visioni opposte di Stato. Da un lato chi propone il mantenimento dei servizi pubblici e il principio di solidarietà verso i più deboli, dall’altro chi invece teorizza maggiori opportunità e democrazia dando ancor più spazio al libero mercato. Sono forse temi un po’ distanti dalla realtà degli artigiani e commercianti della Valposchiavo?
La liberalizzazione in questo settore porterebbe soprattutto guadagni a TV e grandi gruppi mediatici stranieri. Noi siamo invece per il mantenimento di posti di lavoro buoni e qualificati in Svizzera, soprattutto nelle periferie. E non è nemmeno pensabile che il finanziamento del servizio pubblico possa essere ripartito secondo i numeri della popolazione. Altrimenti per la Svizzera italiana e romancia ciò significherebbe la fine di una copertura radiotelevisiva sul territorio. In futuro, come già precedentemente accennato, alle nostre latitudini le frizioni tra politiche di destra e sinistra saranno sempre meno rilevanti rispetto al conflitto tra periferie e grandi centri urbani. Aggiungo che in certe occasioni, pure pensando a una politica liberale, nelle periferie l’aiuto pubblico è indispensabile per avviare delle misure promozionali a favore dell’economia locale. E qui mi riferisco in particolar modo al sostegno ricevuto dai comuni di Brusio e Poschiavo per l’azione «Moneta Valposchiavo», promossa da ACV.


A cura di Achille Pola