Mucche con o senza corna? L’opinione di due allevatori valposchiavini

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Stando all’ultimo sondaggio dell’istituto di ricerche sociali «gfs.bern ag», l’Iniziativa per vacche con le corna raccoglierebbe il 49% dei consensi e il 5% di indecisi (con una tendenza al SÌ in calo rispetto agli ultimi sondaggi). Una percentuale che lascia ancora alcune speranze per un exploit del contadino di origini grigionesi Armin Capaul, promotore dell’iniziativa. Poiché oggi gli allevatori di animali da reddito in Svizzera ricevono già contributi per una detenzione particolarmente rispettosa dei capi di bestiame, indistintamente dal fatto che abbiano le corna o meno, per meglio capire cosa si celi dietro questa votazione popolare abbiamo chiesto il parere a due allevatori valposchiavini di bovini: uno favorevole e l’altro contrario all’iniziativa.

 

Raffaele e il meandro di leggi fra cui il contadino si deve districare
Raffaele Crameri (1967), dopo aver frequentato la scuola agricola a Landquart rileva nel 1990 l’azienda dei genitori e alleva le sue mucche da latte con corna nella vecchia stalla di famiglia a stabulazione fissa a San Carlo. Già da tempo sa che una ristrutturazione e una messa a norma della stalla sarebbe necessaria, ma fino al 2011 può consegnare il suo latte presso il Caseificio Valposchiavo attenendosi alle norme BIO SUISSE.

In quell’anno subentrano però dei problemi con le autorità di vigilanza a causa della Legge sulla sicurezza delle derrate alimentari: le mangiatoie sono ancora in legno, la luce esterna insufficiente e l’impianto non più conforme alle leggi. Quale prima misura di ripiego decide quindi di passare alla produzione di carne bovina, trasformando le sue “brune” da latte in mucche nutrici.

Ma dopo pochi anni anche questo tipo di allevamento non gli è più concesso a causa della Legge sulla protezione degli animali. Allora inizia a pensare seriamente alla costruzione di una nuova stalla, staccata o annessa al vecchio immobile, ma vista la sua età relativamente avanzata non ha più diritto a ricevere i sussidi per la costruzione. E senza una propria famiglia ciò non rientra nella sua filosofia di vita: “Investimenti minimi per la gestione di un’azienda di piccole o medie dimensioni”.

Nel 2016 si vede pertanto costretto a cercare sostegno presso un altro allevatore che gli metta a disposizione dello spazio per le sue mucche. L’opportunità gli verrà offerta dall’azienda agricola a stabulazione libera di Reto Zanetti, all’Annunziata, dove negli scorsi due inverni le sue mucche con le corna gli hanno però destato non poche preoccupazioni. Non di rado, infatti, ha notato come nella detenzione libera le une si scornino con le altre, procurandosi ferite e graffi di una certa importanza sui loro corpi, specialmente fra le corsie di foraggiamento in acciaio, nell’atto di introdurre la testa dentro gli appositi spazi da cui ogni bestia accede al fieno.

Mentre prima, con il sistema a stabulazione fissa e mungitura, egli non vedeva particolari problemi legati alle corna, la libertà di movimento in spazi piuttosto ristretti rischia di causare anche gravi danni alle bestie o perdite economiche di rilievo. La situazione è tale che forse nemmeno gli incentivi previsti dall’iniziativa per la detenzione di animali da reddito con le corna potrebbero bastare a coprire le spese. Ultimamente si è inoltre convinto che asportando con le dovute precauzioni le corna ai vitellini appena nati, gli animali non soffrano poi così a lungo. “In fondo – mi dice con una punta di rammarico – i vitelli di alcune razze nascono già in parte senza corna”.

Così, se le condizioni dovessero rimanere tali, teme che la miglior soluzione potrebbe essere quella di recidere le corna anche alle sue mucche, malgrado rimanga fermamente dell’opinione che se madre natura ha deciso che gli animali nascano con le corna sia giusto che queste vengano loro lasciate. Ecco quindi il motivo principale per cui voterà SÌ all’iniziativa e attenderà l’esito della votazione prima di prendere ulteriori decisioni.

Per Lorenzo la decornazione – se fatta bene e entro i primi due mesi di vita – è il male minore
Lorenzo Giuliani (1957) è conosciuto in tutta la Valposchiavo per il suo lavoro di inseminazione artificiale. Un’intensa attività che si protrae da novembre a fine febbraio con ritmo quasi giornaliero. Dopo la scuola agricola a Landquart, nel 1979, Lorenzo frequenta un corso specialistico per inseminazioni artificiali nei bovini a Neustadt an der Aisch, in Germania. Ed è proprio a partire dagli anni ’80 che questo tipo di riproduzione prenderà piede un po’ in quasi tutti gli allevamenti bovini della nostra valle. Oggi questo metodo è in uso presso tutte le aziende produttrici di latte e in parte anche in quelle di carne.

Nel 1988 Lorenzo rileva l’azienda di famiglia e già a partire dagli anni ’90 alleva mucche da latte senza corna a stabulazione fissa. In totale la sua azienda conta circa una quarantina di capi tra mucche, manze e vitelli. Il bestiame è alloggiato in due stalle poco distanti dalla sua abitazione. La stalla per le mucche da latte è accogliente e Lorenzo sembra molto orgoglioso delle sue vacche, in prevalenza di razza brown swiss e simmental, e afferma che “le mucche senza corna sono più tranquille”. All’entrata della stalla sono esposte in bella mostra le targhe di numerosi premi ricevuti a fiere in cui ha partecipato.

Anche se nel corso di questi ultimi decenni l’impianto di stabulazione è stato adattato alle nuove leggi e quello di mungitura modernizzato, Lorenzo, che prossimamente desidera cedere l’azienda al figlio, sta già pensando alla costruzione di una nuova stalla: più distante dal centro abitato e che permetta un’uscita regolare all’aperto delle mucche più agevole di quella attuale. Un ulteriore problema, infatti, è rappresentato dal terreno e dalle falde acquifere per l’eccessiva fertilizzazione durante le ore d’aria. Secondo lui proprio l’esigenza regolare di uscire dalla stalla, incentivata dai contributi federali (URA), è da mettere in stretta correlazione alla problematica delle corna.

Oltre a qualche sporadico infortunio subito dagli stessi allevatori, durante le uscite non è raro che si verifichino ferimenti di una certa entità, a volte anche alle mammelle, dovuti alle scornate che si danno le vacche fra di loro. Lorenzo racconta inoltre che già molti anni fa, in occasione di un mercato di bestiame in Domigliasca, si rese conto che il valore di una sua manza con le corna era molto inferiore rispetto a quelle senza corna. È per questa serie di motivi, pur avendo anche lui nostalgia per le vacche con le corna, che oggi è convinto che il male minore sia la decornazione: sia dal profilo economico che da quello della protezione degli animali.

Mostrandomi quattro vitellini a cui è appena stata praticata la decornazione, mi spiega che in base alle sue esperienze la sofferenza degli animali è di breve durata. Per l’operazione egli si è sempre avvalso dell’aiuto dei veterinari di valle, che dopo aver sedato l’animale e anestetizzato la parte intorno alle corna incipienti, provvedono alla cauterizzazione mediante la quale si estrae l’abbozzo corneo. I vitellini devono avere però al massimo due mesi di vita. Da esperto di inseminazione artificiale Lorenzo accenna pure alla possibilità di una riproduzione artificiale con seme taurino omozigote, che garantirebbe una discendenza senza corna.

Per Lorenzo l’accettazione dell’iniziativa andrebbe nella direzione sbagliata, poiché si toglierebbe una parte – seppur minima – dei contributi all’agricoltura a favore di un allevamento che, a causa dell’aumento dei ferimenti fra le mucche, rischia di rivoltarsi contro l’interesse stesso dei contadini che riceveranno gli incentivi. Pur comprendendo l’interesse e il successo che l’iniziativa sta riscuotendo fra la popolazione, afferma che “la realtà di chi lavora tutti i giorni in aziende con un certo numero di bovini è però diversa da come ci si potrebbe immaginare. Lo stesso Armin Capaul, che gode della mia stima, se ho ben capito gestisce un’azienda con pochi capi di bestiame”.


Achille Pola