«You’ve got to find what you really love»

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La parola ai giovani • Geo Bontognali ha 22 anni ed è di Poschiavo. Fin da bambino lo appassionano i computer e non ha quindi dubbi quando, terminata la scuola dell’obbligo, deve scegliere: inizia un apprendistato di informatico presso la IAE (Informatik Ausbildungszentrum Engadin) a Samedan, andando a scuola due giorni a settimana alla GBC a Coira (Gewerbeschule Chur).

Geo Bontognali

Terminata questa prima tappa, Geo assolve la maturità professionale a Coira e nel settembre dello scorso anno, inizia un bachelor in ingegneria dei sistemi presso la NTB (Interstate University of Applied Sciences of Technology) di Buchs, con sede a Coira. Intanto Geo si è quasi già lasciato alle spalle i primi due semestri.

Geo, quando hai capito che avresti voluto fare l’informatico?
Ricordo quando arrivò il primo computer in casa nostra e come mi affascinò fin da subito. Credo di aver avuto sei o sette anni, ma il desiderio e la consapevolezza di voler trasformare questa mia passione in una professione è arrivato un po’ più tardi… ma neanche troppo, pensandoci ora, forse verso la 3a o la 4a classe elementare.

Amore a prima vista, quindi. Non hai mai avuto dei dubbi?
Fortunatamente no, non ho mai avuto dubbi. Ora mi rendo conto che ciò mi ha semplificato non poco la vita quando ho dovuto decidere quale formazione professionale seguire. Non ho conosciuto la difficoltà di dover scegliere; cosa che spesso assilla, invece, molti giovani alla fine dell’obbligatorietà scolastica.

Che cosa ti ha spinto poi a intraprendere lo studio che stai facendo ora?
L’apprendistato di informatica dura quattro anni. Questo mi ha permesso di avere tempo di maturare e di informarmi sulle possibilità future, una volta terminato il tirocinio. L’informatica, così come tutto il campo della tecnica, mi ha sempre affascinato molto ed è questa mia grande passione che mi ha spinto a continuare gli studi in questa direzione. Volevo semplicemente sapere e capire di più del mondo dell’informatica.

Il lato che più apprezzi del tuo studio? Cosa ti spinge a portarlo a termine?
Sicuramente l’ambiente, l’essere circondato da altri giovani con interessi simili. Inoltre, credo di avere avuto molta fortuna con gli insegnanti. In più, a Coira le classi non sono troppo grandi e questo permette a noi studenti di avere rapporti più diretti con i professori, di porre loro domande o semplicemente di discutere con loro. È un ambiente che sprona lo studente ad andare avanti.

Il lato invece più duro da affrontare, quello che pensi potrebbe essere un ostacolo anche per altri, futuri studenti?
Più si procede con gli studi e più la materia si avvicina alla pratica o comunque a quella che sarà la tua professione futura. Ma ciò nonostante bisogna accettare di dover ancora studiare molte materie delle quali non si vede un vero e proprio senso. Ad esempio ho un sacco di chimica… e con il passare dei mesi mi sto sempre più chiedendo se davvero è sensato trattarla in questo modo. Ecco, questo è un aspetto che può diventare un po’ frustrante e penso potrebbe anche spingere qualcuno a mollare lo studio.

Che caratteristiche, interessi e, perché no, che doti deve avere chi fa una scelta come la tua?
Ritengo che l’elemento principale sia l’interesse. E non è un luogo comune, nonostante possa sembrarlo. Sono convinto che con la volontà si possa realizzare tutto. Senza interesse e senza essere convinti della propria scelta, il tutto si fa più difficile e lo studio si presenta più pesante di quello che è. Parlando in termini di capacità, sono senz’altro di grande aiuto una buona affinità con la matematica, la fisica e le scienze in generale.

Se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa?
Per quanto riguarda la formazione in generale, credo di esser abbastanza fortunato: posso dire di non avere rimpianti. Ancora oggi sono convinto di aver preso la direzione giusta. Sono nel mio mondo e, sinceramente, non mi vedrei in altri settori al momento.

Che consiglio dai a chi deve scegliere il proprio futuro professionale?
Steve Jobs in un discorso agli studenti della Standford University disse: «You’ve got to find what you really love». Questa frase mi si è impressa nella mente perché, per quanto banale possa sembrare, è assolutamente vera.

Riuscire a trovare qualcosa che ci entusiasmi, rende le sfide e i sacrifici legati allo studio molto meno faticosi. Il mio consiglio è quindi quello di prendersi il tempo necessario per decidere, piuttosto che iniziare qualcosa di cui non si è fermamente convinti.


La parola ai giovani • Che cosa farò da grande? La ballerina, la restauratrice, l’informatico, il macchinista, l’infermiera, il falegname o il prete missionario. Mille possibilità e altrettanti dubbi su un futuro tutto da disegnare. I giovani collaboratori de IL BERNINA vi fanno entrare, attraverso una serie di interviste pubblicate a scadenze regolari, nel mondo della scelta professionale, invitandovi a partecipare a un dialogo tra coetanei.


Elisa Bontognali