Le tentazioni di Gesù

Molte persone sono a disagio di fronte all’idea che Gesù sia stato tentato. Eppure, questo è ciò che i Vangeli dicono e ripetono più volte.

Sermone del 01.03.2026
(Luca 4,1-13)

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dalla regione del Giordano. Poi, sempre sotto l’azione dello Spirito, andò nel deserto e rimase là quaranta giorni, mentre Satana lo assaliva con le sue tentazioni. Per tutti quei giorni non mangiò nulla e alla fine ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio comanda a questa pietra di diventare pane”.
Ma Gesù gli rispose: “No, perché nella Bibbia è scritto: ‘Non di solo pane vive l’uomo’”.
Il diavolo allora condusse Gesù sopra un monte e in un solo istante gli fece vedere tutti i regni della terra. Gli disse: “Vedi, tutti questi regni, ricchi e potenti, sono miei: a me sono stati dati e io li do a chi voglio. Ebbene, se ti inginocchierai davanti a me saranno tutti tuoi”.
Gesù rispose di nuovo: “No, perché nella Bibbia è scritto: ‘Adora il Signore, che è il tuo Dio: a lui solo rivolgi la tua preghiera!’”
Alla fine, il diavolo condusse Gesù a Gerusalemme, lo mise sulla punta più alta del Tempio e gli disse: “Se tu sei il Figlio di Dio buttati giù di qui. Perché nella Bibbia è scritto: ‘Dio comanderà ai suoi angeli di proteggerti. Essi ti sosterranno con le loro mani perché tu non inciampi contro alcuna pietra’”.
Gesù gli rispose per l’ultima volta: “Ma la Bibbia dice anche: ‘Non sfidare il Signore, tuo Dio’”.
Il diavolo allora, avendo esaurito ogni genere di tentazione, si allontanò da Gesù, in attesa di un altro momento propizio
(Luca 4,1-13)

“Le tentazioni sono il dato che gli evangelisti non sono riusciti a cancellare, ma che i teologi hanno cercato di svuotare del loro contenuto”: con queste parole un commentatore esprime il disagio che questo episodio provoca in molti credenti, di fronte al pensiero che Gesù sia stato tentato dal male.
La teologia cristiana ha quasi sempre accentuato la divinità di Gesù, a spese della sua umanità, o facendo di Gesù un superuomo, una specie di superman.
L’idea di un Gesù tormentato dalla tentazione mal si concilia con questa super-umanità del Cristo. E invece no: Gesù è stato veramente tentato, perché è stato uomo fino in fondo.

Le tentazioni non sono una “finta”. Il nostro racconto è molto sintetico, e sembra che Gesù risponda senza nessuna esitazione alle provocazioni del diavolo. Quasi che avesse imparato a memoria un copione. Ma alla fine del suo Vangelo Luca ci descrive in dettaglio un’altra ora di tentazione, cioè l’agonia nel Getsemani, dove Gesù è tentato di abbandonare tutto e di sottrarsi al suo destino, che è quello della croce. E in quell’ora Gesù è triste, è angosciato (Luca 22,44).

La parola “agonia” usata da Luca per descrivere lo stato d’animo di Gesù significa angoscia, sofferenza estrema. Anche nel deserto, dunque, le sue tentazioni non devono esser state una “passeggiata”.
Nel corso della sua attività pubblica Gesù ha probabilmente conosciuto altri momenti di tristezza, di depressione, di insicurezza e di crisi. Gesù è stato tentato sul serio, messo davvero alla prova, proprio come noi.

Il richiamo all’agonia del Getsemani ci mostra che le tentazioni non sono un episodio circoscritto, ma una costante nella vita di Gesù – come pure di ogni credente.
Nel nostro testo, Luca descrive tre tentazioni specifiche, ma lascia intendere che ci sono state altre tentazioni, forse nel deserto stesso ma sicuramente dopo: al versetto 13 leggiamo che, avendo esaurito ogni genere di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù: ma solo “in attesa di un altro momento propizio”.

I Vangeli in effetti accennano ad altre tentazioni di Gesù, oltre a quella già citata del Getsemani. Facciamone un breve elenco:

- la folla tenta Gesù, quando vuole rapirlo e incoronarlo re (Giovanni 6,15)
- Pietro tenta Gesù, quando lo rimprovera per l’annuncio della Passione e cerca così di stravolgere il senso della sua missione. Ma Gesù lo scaccia usando parole forti e brusche: “Vattene via da me, Satana” (Marco 8,33)
- i farisei “tentano” Gesù in varie occasioni, per esempio quando gli pongono la domanda se sia lecito pagare il tributo a Cesare. In quella occasione Gesù risponde: “Perché mi tentate, o ipocriti?” (Matteo 22,18).

In altre parole, tutta l'attività pubblica di Gesù è in qualche modo posta sotto il segno della tentazione, e la stessa cosa vale per i suoi discepoli.
Non è un caso che la preghiera che Gesù ci ha insegnato si concluda con domande che riguardano la tentazione. “Non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno”, leggiamo nella versione di Matteo 6,13. Mentre nella versione riportata da Luca (11,4) la conclusione è semplicemente: “Non ci esporre alla tentazione”. Non ci esporre: letteralmente, non “farci entrare” nella tentazione, fa’ che non crolliamo di fronte ad essa, che non cadiamo nella trappola che il male ci tende.

Le tentazioni di Gesù ci restituiscono la sua umanità, e al tempo stesso anche la nostra umanità.

In primo luogo, Gesù non è un super-uomo: è semplicemente uomo. Come noi è tentato e come noi conosce momenti di stanchezza, di esitazione, di crisi. In questo modo egli è più vicino a noi. L’incarnazione sarebbe una incarnazione a metà se Gesù non avesse conosciuto, in tutta la sua drammaticità, la tentazione. Gesù come noi ha dovuto combattere la tentazione: non ha “recitato una parte”, ma è stato uomo fino in fondo.

In secondo luogo, le tentazioni di Cristo ci restituiscono non solo la sua umanità, ma anche la nostra. Così come abbiamo fatto di Cristo un super-uomo, allo stesso modo abbiamo fatto del credente un super-uomo, una super-donna. Abbiamo pensato che essere credenti significhi essere uomini e donne che non hanno mai esitazioni, dubbi, momenti di sconforto. La vita del cristiano e della cristiana è invece anche una lotta, è anche un combattimento quotidiano.

La buona notizia contenuta nei racconti delle tentazioni è che al nostro fianco c’è quel Gesù che, come noi, ha sperimentato la tentazione e l’ha superata. Affidandoci a lui, tenendo gli occhi su di lui, potremo resistere ai dubbi e alle esitazioni e superarle.

Pastore Paolo Tognina

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