Badilatti e l'ospedale di Poschiavo: un cammino durato 38 anni

Per 38 anni alla guida dello stesso ente: oggigiorno un traguardo unico. Nel settore della sanità è una rarità. Il direttore del Centro Sanitario Valposchiavo (CSVP), Guido Badilatti, ha visto cambiare ed evolvere la sanità di una regione di periferia.
17.02.2026
4 min
Uomo anziano con occhiali e capelli grigi, indossa una camicia azzurra e sorride, sullo sfondo di un paesaggio verde.
Guido Badilatti, classe 1963, a fine febbraio andrà in pensione dopo 38 anni alla guida del Centro Sanitario Valposchiavo.
© Keystone-ATS / Maria Svitlychna

"Non considero questo traguardo come un risultato personale: è stato soprattutto un privilegio poter veder crescere le nostre strutture sanitarie", dice lo storico direttore in un'intervista a Keystone-ATS, insistendo con fermezza sul concetto di lavoro di squadra e sulla volontà di condividere ogni merito con tutte le persone che lavorano al CSVP: "Ci tengo molto che passi questo messaggio, così come al fatto che arrivi la mia gratitudine verso le Suore Agostiniane che nel 1988 erano proprietarie dell’Ospedale e della Casa Anziani e che mi accolsero calorosamente. A loro devo davvero molto: sono le suore ad avermi insegnato a lavorare in silenzio verso l’obiettivo del bene della comunità e lontano da personalismi e interessi politici. Davvero, il merito di come vanno le cose al CSVP è di tutti: ho sempre potuto contare su ottimi collaboratori".

La collaborazione, un tassello fondamentale

Il nuovo complesso sanitario, inaugurato due anni fa, riunisce nella stessa struttura ospedale, centro medico, farmacia e Spitex: un modello a cui si guarda con interesse da diverse località della Confederazione. "Questo metodo di lavoro integrato è stata la carta vincente e lo sarà anche per il futuro. Credo che funzioni anche in altri contesti e in effetti molti si rivolgono a noi da altre regioni per capire se il modello possa essere esportato anche lì - conferma Badilatti -. Certamente si deve tenere conto dell’assetto geografico di ogni singola località, ma sicuramente questo è un sistema sul quale si può lavorare. Adesso, poi, usciranno le nuove linee guida a livello cantonale e ci saranno dei cambiamenti, come dimostrano i recenti casi di chiusure di interi reparti ospedalieri. Lavorare a livello integrato all’interno di una stessa regione sanitaria e in stretta collaborazione anche con altri ospedali diventa fondamentale".

La nuova vita di Guido Badilatti comincia in un momento positivo per la sanità di valle, alla luce della recente votazione che ha sancito il mantenimento dell’ospedale di Samedan. "Per me era chiaro fin dalla prima votazione (delle tre totali) che l’ospedale sarebbe stato salvato. Era un’occasione alla quale non si poteva rinunciare. Certo, ci sarà qualche taglio di personale, ma in generale la situazione di qui in avanti non potrà che migliorare. È certamente un sollievo per noi il fatto che le collaborazioni che abbiamo con Samedan (cardiologia, radiologia, pediatria e ginecologia) potranno continuare".

La pandemia, uno dei periodi più difficili

Se adesso le cose vanno bene, i momenti difficili non sono mancati. E non bisogna neanche andare tanto indietro nel tempo: gli anni del Covid, per esempio. "Sono stati anni tremendi - dice l’ormai ex direttore -. Ricordo che il 18 marzo del 2020 eravamo a S-chanf in Engadina presenti i rappresentanti di tutti gli ospedali, delle forze dell’ordine e degli enti di soccorso. Da Berna era arrivata la decisione di chiudere le frontiere, cosa che ci avrebbe privato dei lavoratori frontalieri. Erano le quattro di pomeriggio e siamo rimasti lì fino all’una di notte. Ci siamo detti che non ce ne saremmo andati se non ci avessero concesso almeno qualche piccola finestra temporale per far passare i dipendenti. Diversamente avremmo avuto un’autonomia di non più di quattro settimane. Bisogna aver vissuto quei momenti per potersi rendere conto dell’atmosfera che si respirava. E pensare che il 20 febbraio, quando avevamo ricevuto la notizia del primo caso in Valtellina, avevamo contattato Coira avvertendo le autorità cantonali che avevamo chiuso l’ospedale prima della decisione del Governo in questo senso. All’inizio eravamo derisi: pensavano a un eccesso di prudenza".

Il pensionamento, dedicato alle passioni

Chiusa l’ampia parentesi professionale al CSVP, il momento di riprogrammare il futuro. Classe ’63, brevi trascorsi da insegnante prima di dedicarsi anima e corpo alla sanità della sua valle, Guido Badilatti non incarna proprio il tradizionale prototipo del pensionato: l’energia e l’entusiasmo sono sempre gli stessi. Sulle pagine di vita ancora da scrivere, però, il riserbo è totale: "Il futuro? Nel mio tempo libero potrò dedicarmi a ciò che mi sta a cuore dando spazio a quelle passioni che non ho avuto il tempo di seguire e che per il momento tengo per me".

Badilatti lascerà il suo posto a Jeremias Wolfensberger, ingegnere biomedico di 37 anni. Il suo successore è venuto alla luce, quando il direttore uscente era già al vertice amministrativo dell’allora Ospedale San Sisto e della Casa Anziani.

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