Massimo Lardi ci ha lasciato, ma continua a vivere nelle sue opere e nella nostra mente
Con la scomparsa di Massimo Lardi, le terre alpine tra Svizzera e Italia perdono uno dei principali punti di riferimento della letteratura, della promozione culturale, della divulgazione e dell’educazione.
In termini metaforici, Massimo Lardi ha dipinto con la sua vasta produzione letteraria, un affresco molto variopinto e multiforme della realtà, in particolare di quella poschiavina. I suoi personaggi li trovava ovunque, in un ben determinato microambiente, che lui sapeva cogliere nella sua interezza.
Grazie alla sua indole comunicativa faceva rivivere gli episodi dei suoi personaggi e con essi la storia della sua comunità, imprimendo forza espressiva e, soprattutto, attenendosi all’autenticità delle fonti. Molte di queste sono rimaste impresse nella sua memoria fin da bambino. Allora trascorreva parecchio tempo nel prestino della famiglia e riusciva a memorizzare tante informazioni che carpiva durante i tipici colloqui che avvengono in un negozio.
Già da piccolo viveva gli eventi culturali con grande intensità: come spettatore di spettacoli di ogni genere, come attore, per esempio nei teatrini della scuola, e come lettore di tutto quanto gli capitava fra le mani, giornali, libri, riviste. La cultura, e con essa la lingua, hanno plasmato la sua personalità. Fin da giovane ha colto i codici estetici della lingua e dell’arte, che l’hanno guidato per tutta la sua vita.
Il talento dello scrittore
Nella sua grande passione di scrittore Massimo riusciva perfettamente ad attivare la propria indole comunicativa. In altre parole, scriveva con l’intenzione di mettersi in connessione con chi legge, perché in lui viveva l’anima del divulgatore, capace di stimolare il pensiero critico e la sua disponibilità di chiarire concetti complessi con semplicità. Ha raccontato vicende e le fa rivivere nei suoi testi. Un esempio su tutti: la bellissima storia d’amore nell’opera del Barone de Bassus: una narrazione che diventa emozione condivisa.
Aveva sempre una priorità comunicativa. In ogni incontro con lui, in ogni scambio di corrispondenza o durante un colloquio telefonico, si viveva la gratificante sensazione di far tesoro dei suoi messaggi. Era l’espressione dell’apertura e dell’agilità mentale. Sapeva valorizzare i principi del nostro convivere, offriva con pacatezza i suoi preziosi consigli, metteva a fuoco concetti e valori universali: la libertà (compresa la libertà di fede), l’onestà, la lealtà, il senso di responsabilità.
Lo scrittore Massimo Lardi sapeva giocare con le parole e con i significati. Come un pianista toccava tutti i tasti della creatività e delle sfumature semantiche. In una recente intervista mi disse: “Attraverso la scrittura voglio elaborare realtà e fatti con quelle facoltà che permettono di cogliere le relazioni fra le cose, di individuare il contesto e di valutarne le conseguenze.”
Lo faceva con successo affidandosi alla linearità formale del suo stile, sempre fruibile e esplicativo, con l’intento di penetrare la sfera cognitiva ed emotiva del lettore. Uno dei suoi principi inscalfibili era attenersi alla veridicità di quanto evocava: tutto è vicino al familiare e a frammenti di vicende genuine. Il flusso narrativo rimane sempre in tensione, in movimento. A ciò si aggiungono la chiarezza sintattica cristallina, la destrezza dialettica, lo spessore intellettuale, il bagaglio culturale e interculturale e il sapere enciclopedico.
Massimo era un profondo conoscitore della letteratura italiana e non solo: da Dante a Deledda, da Manzoni a Pirandello, da Verga a Cassola, da Goethe a Tolstoj! Ha riservato speciale attenzione allo scrittore piemontese Beppe Fenoglio che ha descritto il mondo rurale delle Langhe e il movimento di resistenza italiana alla fine della Seconda guerra mondiale. Leggendo le opere di Fenoglio Massimo veniva attratto dalle opposizioni letterarie, che nei testi accendono la tensione narrativa. Decise così di dedicare la sua tesi di laurea al tema: Opposizioni e scontri di opposti nell’opera di Beppe Fenoglio.
L’anima dell’educatore
Come educatore, Massimo Lardi trasmetteva innanzitutto empatia. Stimolava la partecipazione dei suoi studenti, grazie al coinvolgimento emotivo oltre che intellettuale. Le sue parole e i suoi messaggi attingevano alla solidità dei valori della nostra tradizione civica e religiosa. Esprimeva sempre ottimismo, incoraggiamento e fiducia.
Mi sento fortunato di aver avuto Massimo Lardi come professore alla Magistrale di Coira. Ci faceva apprezzare, anzi vivere la bellezza e l’eleganza della lingua e l’immenso valore della letteratura italiana. Giocando e lavorando con le parole ci chiedeva spesso di risvegliare nei nostri componimenti la percezione sensoriale: tattile, visiva, uditiva, olfattiva, gustativa. Il professore ci diceva: “I sensi sono le nostre finestre sulla realtà. E dobbiamo servircene.”
Non trovo parole di consolazione per la scomparsa di Massimo Lardi. Per me è stato un professore che amava gli studenti, un interprete appassionato della nostra realtà storica e uno scrittore di successo, riconosciuto dalla sua comunità come punto fermo della letteratura e del pensiero.
Caro Massimo, per me sei stato un grande maestro di vita, e un amico.