Successo esorbitante per la presentazione del Professor Franco Cavalli

Sabato 24 gennaio 2026, alle ore 17.00, ha avuto luogo in Chiesa Riformata di Poschiavo la presentazione dell’autobiografia del famoso oncologo e politico Franco Cavalli, organizzata in collaborazione con la Pro Grigioni Italiano.
29.01.2026
5 min
Due persone sedute di fronte a un pubblico, in una sala elegante con una scala in legno sullo sfondo. Un uomo anziano in giacca scura parla animatamente, mentre una

L’evento è stato preso d’assalto dalla popolazione Poschiavina, tanto da obbligare gli organizzatori a cambiare location in fretta e furia (inizialmente prevista in Aula Riformata la presentazione è poi stata spostata in Chiesa). L’evento è stato sapientemente moderato dalla giornalista Annalisa de Vecchi che ha saputo coinvolgere l’emerito Professor Cavalli in un dialogo di grande impatto e portata. Paola Gianoli ha accolto i presenti, introdotto l’ospite d’onore ed ha ringraziato Fabiola Monigatti, Massimo Tuena per il sostegno all'organizzazione, Saveria Masa, Paolo Tognina e Barbara Battilana per la disponibilità della Chiesa Riformata.

Franco Cavalli prima di iniziare a redigere la propria autobiografia ha chiamato a rapporto i propri familiari chiedendo il loro parere, la moglie era l’unica a non essere molto entusiasta del nuovo progetto di Franco. L’autobiografia è scritta sotto forma di viaggio in cui riaffiorano ricordi belli ma anche meno belli. Franco Cavalli non proviene da una famiglia agiata e i primi guadagni li ha raggiunti nel Partito Socialista all’età di 18 anni, per venir espulso solo dopo 3 anni. La forza per il suo lavoro pionieristico, sia in ambito medico che politico, Cavalli l’ha trovata soprattutto nel grande affetto di sua madre e i saldi principi da gran lavoratore di suo padre. Ha iniziato gli studi di medicina nel 1961 ma i primi 3 anni si sono rivelati piuttosto deludenti. Iniziando nel ramo della psichiatria Cavalli ha incontrato il suo mentore, il Dr. Brunner, all’Inselspital di Berna. È stato quest’ultimo a indirizzarlo verso l’oncologia. Dell’oncologia gli piacevano gli aspetti sociali ed i dati scientifici esatti. Secondo lui il cancro è una malattia sociale e in questo contesto evidenzia la politica come medicina applicata alla società.

Cavalli ritorna in Ticino nel 1978 e si dedica alla ricerca in ambito oncologico, venendo canzonato dai colleghi della Svizzera tedesca, secondo i quali le cose serie potevano avvenire solo al Nord delle Alpi. Secondo Cavalli il suo successo in ambito medico è dovuto alla sua testardaggine, alla scelta di buoni collaboratori e alle infermiere a diretto contatto coi pazienti, che sono stati monitorati da vicino. Proprio nella costruzione dell’istituto di ricerca Cavalli dice di aver vissuto i suoi momenti più difficili, partendo da zero e non essendo stato visto di buon occhio dalle banche, dopo la caduta del segreto bancario e trovando difficoltà a racimolare i fondi necessari. Il vantaggio partendo da zero è stato il poter plasmare la propria ricerca a piacimento. Si è dunque specializzato nel valutare l’efficacia dei nuovi farmaci creando un centro di riferimento a livello Svizzero e internazionale. I primi tempi le analisi di sangue venivano “contrabbandate” ad un laboratorio di Milano.

Durante il suo operato Cavalli ha incontrato vari personaggi famosi come Nino Salvo, tesoriere della Mafia Siciliana e Hugo Chavez.

Tornando alla politica Cavalli afferma che per raggiungere i propri obiettivi talvolta serve una visione utopica della società. Una società globale di nazioni unite che collaborano per il benessere generale, tirando una parallela col Patto del Rütli, col quale alcuni contadinelli utopici sono riusciti a sconfiggere i potenti Asburgo. Grandi visioni richiedono grandi obiettivi. Oggigiorno dobbiamo stare attenti di non ricadere nella trappola del Colonialismo. Il presidente Trump sta minando il potere dell’ONU esattamente come Hitler e Mussolini avevano fatto col suo predecessore. Inoltre le superpotenze Cina e Stati Uniti corrono il rischio di cadere nella Trappola di Tucidide, dove la superpotenza nascente militarmente forte (USA) causa paura alla superpotenza consolidata (Cina) causando la guerra. Ci sono 21 casi simili conosciuti e in 17 si è verificata la guerra.

Anche la lotta al cancro si può definire come una guerra. Spesso il paziente affetto da questa malattia si sente socialmente escluso, visto che non piace a nessuno essere ricordato della propria mortalità. In questo frangente è molto importante il tatto nella comunicazione medica anche perché il paziente si affeziona molto al medico curante. Questo aspetto può essere duro ma anche estremamente positivo in entrambi i sensi. Ancora oggi il cancro rappresenta una paura esistenziale primordiale, nonostante ci siano stati grandi progressi. La parola cancro racchiude approssimativamente 200 malattie diverse. In certi ambiti il progresso è stato enorme. Il tumore al seno ad esempio oggi si riesce a guarirlo con successo nel 70% dei casi. È cambiato completamente l’approccio con il malato, diventando un approccio olistico con grande riguardo per l’umanità. Per Cavalli la medicina è sempre stata la prima scelta anche riguardo alla politica.

Il libro di circa 200 pagine ha un ritmo narrativo molto veloce che rallenta solo verso la fine, dove Cavalli parla della propria famiglia. Cavalli che quest’anno compie 84 anni ha sempre voluto una grande famiglia e ha 8 figli e 14 nipoti. Cavalli dice che tutto sommato è molto contento delle proprie scelte, nonostante sia sempre stato molto critico verso se stesso.

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