I frontalieri nelle nostre regioni fanno funzionare una parte non indifferente dell’economia privata e del servizio pubblico. Nel dibattito politico, anche preelettorale, la loro presenza viene percepita solamente come una mera questione tra Stati che bisogna regolare nel modo più semplice possibile. Secondo candidati PS grigionitaliani è tempo e ora che il loro apporto sia considerato di più, a livello nazionale soprattutto in vista della votazione sull’iniziativa del caos.
Frontalieri: indispensabili, ma considerati a sufficienza?
1400 in Valposchiavo, 550 in Bregaglia e non meno di 750 nel Moesano. Questi sono i numeri impressionanti del frontalierato nel Grigionitaliano. In questi anni l’aumento dei frontalieri è andato a pari passo con lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione residente. Il loro apporto all’economia privata, al servizio pubblico, e perciò a tutta la società, è innegabile. In alcuni comuni il numero di frontalieri è equiparabile a quello degli aventi diritto di voto. Eppure la discussione sui frontalieri a livello politico o nei media in generale sembra limitarsi alla questione degli accordi che Svizzera e Italia hanno stipulato recentemente, alla tassa sulla salute che la Lombardia vorrebbe prelevare facendo diminuire il numero di persone disposte a lavorare in Svizzera o al traffico che i frontalieri creano (per andare a lavorare in altre regioni del Cantone, ben inteso). Anche l’eco della politica ticinese con le sue discussioni al vetriolo sulla libera circolazione non giova molto ad avere una visione giusta del frontalierato nel nostro territorio.
Vista una quasi totale indifferenza verso il lavoro dei frontalieri torna alla mente un verso di una celebre poesia di Brecht: “Cesare sconfisse i Galli. Non aveva con sé nemmeno un cuoco?”. Forse era una cuoca, ci verrebbe voglia di obiettare, ma resta la domanda di fondo se la politica locale stia considerando a sufficienza i frontalieri. A chi dobbiamo una parte della nostra qualità di vita?
Molte zone limitrofe al nostro Cantone soffrono di spopolamento e di invecchiamento della popolazione, i nuovi regimi fiscali rendono un lavoro in Svizzera meno attrattivo di una volta. Tutto questo mentre la nostra dipendenza da forze lavoro aumenta e non è più limitata ai settori economici interessati tradizionalmente dal frontalierato (p. es. edilizia, albergheria), da alcuni anni anche il terziario fa infatti sempre più affidamento a queste persone.
Quello che una volta sembrava essere un bacino di reclutamento quasi inesauribile e di cui non bisognava curarsi, se non facciamo le scelte giuste, ora può rivelarsi una vera e propria ipoteca per il nostro territorio. A livello nazionale questo può significare una cosa sola: respingere l’iniziativa del caos perché mette in discussione le basi legali che regolano il frontalierato. Ribadiamo perciò anche in questa sede il nostro NO convinto all’iniziativa dell’UDC!
A livello locale rispettivamente cantonale bisognerebbe smettere di parlare “dei frontalieri” e incominciare a parlare “con i frontalieri”. Il Gran Consiglio tempo fa ha deciso di istituzionalizzare il dialogo con i proprietari di seconde case nel nostro Cantone. L’obiettivo è duplice: da un lato integrare meglio questi proprietari nella vita del cantone, dall’altro sfruttarne il potenziale economico, imprenditoriale e relazionale, con l’idea che alcuni possano persino trasferire il domicilio principale nei Grigioni.
Se eletti, chiederemo che i frontalieri che fanno funzionare le nostre imprese e i nostri ospedali vengano trattati alla stregua di chi si può permettere una casa di vacanze in una delle tante destinazioni rinomate del nostro Cantone. In concreto istituzionalizzando il dialogo con loro tramite incontri periodici e strutturati e sviluppare, se necessario, strumenti e misure concrete insieme ai comuni e ai frontalieri stessi, anche tramite studi esterni.
Sarebbe un atto dovuto verso queste persone che migliorerebbe la qualità della nostra democrazia, perché anche una cuoca ha il diritto di essere considerata.
Ioanna Bachmann, Peter Cadisch, Selina Liver, Paolo Paganetti, Mattia Pianta, Davide Vassella.