Una crescita sotto controllo: perché dire sì all’iniziativa per una Svizzera sostenibile
La Svizzera è un Paese di successo, attrattivo e dinamico. Proprio per questo, però, si trova oggi confrontata con una sfida sempre più evidente: una crescita demografica molto rapida che mette sotto pressione infrastrutture, territorio e coesione sociale. L’iniziativa per la sostenibilità (“No a una Svizzera da 10 milioni”) nasce da questa constatazione e propone un approccio pragmatico: fissare un limite alla popolazione residente permanente e, in caso di superamento, adottare misure adeguate. I principali argomenti a favore dell’iniziativa sono chiari. Da un lato, si tratta di proteggere la qualità di vita, evitando un sovraccarico di trasporti, abitazioni e servizi pubblici. Dall’altro, l’obiettivo è preservare il territorio e l’ambiente, che sono risorse limitate. Infine, l’iniziativa restituisce alla politica strumenti concreti per gestire l’immigrazione in funzione delle reali esigenze del Paese, anziché subirla passivamente. Va inoltre sottolineato che con l’accettazione dell’iniziativa, l’immigrazione continuerà ad essere possibile. La Svizzera potrebbe accogliere circa 40’000 lavoratori qualificati netti all’anno (numero che corrisponde agli abitanti della città di Coira), ma in modo mirato e gestito secondo le necessità dell’economia. Il principio fondamentale è che sia la Svizzera a decidere sull’immigrazione, mantenendo quindi il controllo dello sviluppo demografico.
Immigrazione poco gestita
Negli ultimi anni, la crescita demografica è stata in gran parte trainata da un’immigrazione che molti percepiscono come poco controllata. In passato sono state fatte molte promesse. Al momento dell’introduzione della libera circolazione, nella documentazione di voto si parlava di circa 8’000 immigrati all’anno. In realtà, in media sono quasi 80’000, vale a dire circa dieci volte tanto. Con la libera circolazione delle persone, l’asilo e l’immigrazione da Stati terzi, oggi arrivano complessivamente in Svizzera oltre 100’000 immigrati netti all’anno. Solo negli ultimi 12 anni l’immigrazione ammonta a quasi un milione di persone. Si potrebbe pensare che questi immigrati abbiano ormai da tempo risolto la carenza di manodopera qualificata. In realtà è proprio il contrario. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone con l’UE, la carenza di manodopera qualificata è quadruplicata. Anche dopo l’approvazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa nel 2014, la politica non è riuscita a dare una risposta convincente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: La Svizzera cresce troppo rapidamente. In questo contesto, le parole del presidente della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio agli Stati, Daniel Fässler (Centro), sono illuminanti: l’iniziativa non comporta la disdetta automatica della libera circolazione, ma prevede semplicemente l’adozione di misure e la rinegoziazione di accordi internazionali in caso di superamento dei 9,5 milioni di abitanti. Anche oltre i 10 milioni, non vi è alcun automatismo, bensì un normale processo politico. Il margine di manovra per Parlamento e Consiglio federale resta quindi molto ampio. Fässler sottolinea inoltre che un conflitto con l’Unione europea è molto improbabile: è difficile immaginare che la Svizzera venga esclusa da Schengen-Dublino, vista la sua importanza nella lotta alla criminalità e alla migrazione irregolare. Anche una disdetta della libera circolazione appare molto poco realistica: la via più probabile resta quella di trovare soluzioni negoziate.
Se il Liechtenstein può farlo, perché non la Svizzera?
Spesso si sostiene che limitare l’immigrazione sarebbe incompatibile con gli accordi europei. Eppure esiste un esempio concreto che dimostra il contrario: il Liechtenstein. Pur facendo parte dello Spazio economico europeo e applicando la libera circolazione delle persone, il Liechtenstein beneficia di un regime speciale che gli consente di mantenere contingenti annuali per i permessi di soggiorno. I cittadini europei possono quindi trasferirsi nel Liechtenstein solo entro quote stabilite. Questo dimostra che soluzioni pragmatiche e adattate alle specificità di un Paese possono essere negoziate con l’Unione europea. La domanda è quindi legittima: se il Liechtenstein ha ottenuto una regolamentazione speciale per proteggere il proprio equilibrio demografico, perché la Svizzera non dovrebbe poter discutere soluzioni analoghe? Del resto, anche numerosi altri Paesi moderni e aperti al mondo, come l’Australia o il Canada, gestiscono e monitorano attivamente la propria immigrazione attraverso sistemi di contingenti, criteri di ammissione e pianificazione demografica, senza che ciò venga considerato incompatibile con un’economia dinamica e internazionale.
Lontane dalla realtà le reazioni dei contrari
Colpisce, in questo dibattito, le reazioni dei contrari, che dipingono scenari apocalittici in caso di accettazione dell’iniziativa. Si parla di isolamento, crisi economica e perdita di posti di lavoro. Tuttavia, queste previsioni ignorano volutamente la gradualità e la flessibilità previste dal testo dell’iniziativa. Tra l’altro non è la prima volta che in Svizzera vengono evocati scenari catastrofici per influenzare una votazione popolare. Già nel 1992, durante il dibattito sull’adesione allo Spazio economico europeo (SEE), gran parte dell’élite politica ed economica sosteneva che senza il SEE la Svizzera sarebbe andata incontro all’isolamento e al declino economico. All’epoca si parlava di una Svizzera “condannata all’irrilevanza”, di perdita di competitività e persino di rovina economica. Eppure, dopo il no del popolo svizzero, il nostro Paese non è sprofondato nella crisi: al contrario, la Svizzera ha continuato a svilupparsi, mantenendo uno dei livelli di prosperità e qualità di vita più alti al mondo. Un dibattito serio dovrebbe basarsi sui fatti e non sulla paura. L’iniziativa non chiude la Svizzera, ma chiede semplicemente di governarne la crescita della popolazione in modo responsabile. In gioco non c’è il futuro delle relazioni internazionali del Paese, bensì la capacità di pianificare uno sviluppo sostenibile per le prossime generazioni. In definitiva, votare sì significa scegliere una Svizzera che cresce con misura, mantenendo il controllo sul proprio futuro.
Frontalieri: nessun impatto per la Valposchiavo
Un punto centrale del dibattito locale riguarda i lavoratori frontalieri, particolarmente rilevanti per regioni di confine come la Valposchiavo. È importante chiarire che l’iniziativa si riferisce esclusivamente alla popolazione residente permanente, mentre i frontalieri, che mantengono il domicilio all’estero, non vengono conteggiati. Anche in scenari più estremi, non vi sarebbe un’interruzione automatica del lavoro frontaliero. Questo tipo di attività esisteva già prima della libera circolazione e può essere regolato tramite strumenti nazionali. Esiste infatti già oggi una base legale nel diritto svizzero – in particolare nella Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) – che disciplina i permessi per frontalieri, attualmente utilizzata per cittadini di Stati terzi. In uno scenario più estremo, quindi, questa base giuridica potrebbe essere applicata in modo più ampio, garantendo la continuità del lavoro frontaliero anche per i cittadini dell’Unione europea. Per una valle come la nostra, dove tanti settori come la sanità, l’edilizia, l’artigianato o la gastronomia dipendono in larga misura dai lavoratori frontalieri, è irresponsabile alimentare paure e scenari catastrofici privi di fondamento. La collaborazione transfrontaliera rappresenta un interesse reciproco, economico e sociale, sia per la Valposchiavo sia per le regioni confinanti italiane, e continuerà quindi a esistere anche in futuro.
Raccomandiamo di sostenere con un SÌ convinto l’“iniziativa per la sostenibilità“.
Per l’altro oggetto di votazione raccomandiamo quanto segue:
SÌ alla Modifica del 26 settembre 2025 della legge federale sul servizio civile sostitutivo (Legge sul servizio civile, LSC)
Elezioni al Gran Consiglio e al Governo (2026-2030)
Alle concittadine e ai concittadini rivolgiamo il nostro invito a sostenere con decisione la Lista 4 con i seguenti candidati:
- Gabriela Menghini-Inauen (Gran Consigliera uscente) e Orlando Crameri (Gran Consigliere supplente uscente) per il Circolo di Poschiavo
- Davide Migliacci (Gran Consigliere supplente uscente) per il Circolo di Brusio
Valérie Favre Accola quale consigliera di stato per il Governo.
UDC Valposchiavo