Il programma della riunione è iniziato con uno stimolo spirituale. Suor Rita, che vive da oltre 50 anni nel convento di Santa Maria a Poschiavo, ha accolto il Consiglio nella cappella del monastero e ha attirato lo sguardo dei presenti sulla grande finestra rossa dietro l’altare.
In essa si riconosce una croce che sembra spezzata al centro. Da questa si irradiano due camere luminose. Attorno a questo centro splendente appare un’immagine che ricorda una corona di spine. Da lì sembrano scaturire dei rigagnoli rossi.
La croce spezzata brilla come un cuore. Come due camere cardiache. Le superfici rosse brillano come un fuoco e la corona di spine sembra scorrere nello spazio. Il sangue della morte sacrificale di Cristo diventa un fiume d’amore. La croce spezzata diventa il cuore aperto di Gesù, da cui sgorgano amore e vita. I raggi dell’immagine scorrono sull’altare e da lì sul pavimento. I raggi dell’amore fluiscono nel mondo e allo stesso tempo attirano i presenti.
Con questo impulso è iniziata la sessione. Le formalità, che un’assemblea plenaria del Consiglio Cantonale Pastorale comporta, sono state quasi secondarie. Al centro c’erano lo scambio e il ricaricare le energie spirituali. Nel pomeriggio si è svolto un giro alla scoperta del borgo di Poschiavo. Divisi in tre gruppi, abbiamo visitato l’antico convento, Casa Tomé e il museo e una parte ha fatto visita alla chiesa riformata. Prima di cena il CPC si è riunito per la preghiera comune dei vespri insieme con le suore.
L’assemblea aveva tre punti focali scelti con cura: il rinnovamento spirituale e la comunione reciproca come comunità di fede. Un consiglio pastorale non amministra e non ha funzioni burocratiche. Il CPC è una comunità di persone impegnate nella Chiesa, che si sentono unite nella fede e cercano il confronto sul proprio impegno e sulla propria fede. Su questo piano il Consiglio può creare rete sia al proprio interno sia con la direzione della Diocesi, e soprattutto coltivare il dialogo sul territorio. Accanto alla spiritualità e allo scambio, il terzo punto centrale era dunque il lavoro di rete.
Il secondo giorno dell’incontro ha portato una novità: non erano presenti solo i membri del CPC, bensì si sono aggiunti oltre 20 rappresentanti della valle — catechisti, membri dei vari consigli parrocchiali e pastorali e sacerdoti della Valposchiavo. Anche questa parte della sessione è iniziata spiritualmente, con una celebrazione comune nella cappella.
Nel successivo momento di scambio, i poschiavini hanno offerto uno sguardo sulla vita nella valle, sul lavoro pastorale locale e hanno raccontato le loro sfide. Un confronto così ampio tra sacerdoti, catechisti e consigli parrocchiali con rappresentanti di tutto il cantone non si era mai visto — o almeno non da molto tempo.
Alla conversazione non erano invitati solo i sacerdoti attualmente attivi nella valle, ma anche due sacerdoti originari di Poschiavo che oggi lavorano nel canton Zurigo. Matteo Tuena, ordinato sacerdote l’anno scorso, ha raccontato quali persone lo hanno particolarmente segnato nella sua infanzia e giovinezza e come ha vissuto quel periodo nella Chiesa. La vocazione al sacerdozio non si può produrre artificialmente. Ma le esperienze della sua infanzia e giovinezza sono state così decisive da permettergli di ascoltare e seguire la chiamata.
Nel suo intervento ha invitato a offrire ai bambini e ai giovani occasioni per entrare in contatto con la fede e con Dio, e per far conoscere loro Cristo. Per chi è impegnato nella Chiesa, ciò significa vivere e trasmettere la fede con convinzione. Il campanilismo descrive una Chiesa che non guarda oltre il proprio campanile. Un campanilismo eccessivo può fare più danni che benefici, come divenire il simbolo di un localismo ecclesiale che vede solo il proprio campanile, porta a un vivere parallelo e infine a un allontanamento reciproco. Le sfide del nostro tempo non possono essere affrontate vivendo parallelamente o addirittura in contrapposizione tra singoli. Serve la comunità, la collaborazione e la comunione — oltre il proprio campanile.
Il secondo sacerdote invitato a intervenire è stato Ugo Rossi, che da alcuni anni lavora per l’associazione Incontro nel quartiere della Langstrasse a Zurigo. Non ha offerto solo un intervento, ma anche un impulso spirituale. Ha letto un passo del Vangelo e ha ricordato che il pastore conosce le sue pecore — e queste riconoscono la sua voce. Egli conduce il gregge al pascolo e, se necessario, cerca la pecorella smarrita. Il posto del pastore non può essere solo nell’ovile. Un pastore che resta solo in stalla non guida il gregge da un pascolo all’altro e non recupera le pecorelle smarrite. Rossi ha paragonato metaforicamente la stalla alla casa parrocchiale o alla sacrestia. Un parroco che si muove solo lì dentro perde l’occasione di stare con le persone, percepire le loro preoccupazioni e necessità e accompagnarle. Non solo le forme di collaborazione devono essere adattate ai tempi. Anche il mandato fondamentale della Chiesa deve essere continuamente reinterpretato nel presente.
I membri del CPC e i presenti della valle hanno raccolto molti degli stimoli. In un World Café preparato da Eric Petrini si sono approfondite sei tematiche toccate in mattinata. Nei rispettivi gruppi di decanato i partecipanti hanno poi discusso le molte idee per individuare punti realizzabili nel prossimo futuro.
I compiti della Chiesa in Valposchiavo non sono diversi da quelli nella Diocesi di Coira o in altre regioni. Le sfide sono simili, solo distribuite diversamente da zona a zona. Sono quelle che il XXI secolo pone alla Chiesa — ma anche la sfida di non sprofondare nell’irrilevanza come comunità di fede, poiché questa è tuttora preponderante. La Chiesa deve ritrovare un linguaggio che renda visibile questa rilevanza nella vita. Se la Chiesa non trova più un linguaggio o, per eccesso di tradizionalismo, non riesce più a renderlo comprensibile, saranno altre comunità religiose o gruppi a parlare alle persone di oggi e a sostituire le Chiese.
Le Chiese devono superare l’autoreferenzialità e tornare ad avvicinarsi alle persone sul territorio, collaborando con loro. Creare rete e connessione sono le parole chiave. Non solo per realizzare strutture comuni, ma per riportare insieme Dio nel linguaggio del mondo e creare occasioni per sperimentare Dio e la fede.
Un primo passo è certamente il dialogo e la ricerca di buone forme di collaborazione. Rompere il campanilismo e contribuire affinché il Vangelo di Gesù Cristo — la lieta notizia dell’amore di Dio, vicino e che avvolge ogni vita — possa risplendere nel mondo.
Siamo curiosi di vedere come gli stimoli della sessione proseguiranno ora nelle regioni e nelle parrocchie del nostro cantone. Suor Rita, all’inizio della sessione, osservando la finestra con la croce spezzata, ha detto che i raggi dell’amore di Dio scorrono dall’altare attraverso tutto il convento fino a uscire nel mondo. E tutti noi portiamo questi fasci di luce ovunque operiamo nel nome di Dio.
Eric Petrini, teologo (traduzione e adattamento Luca Crameri)
Dipartimento Gioventù/Pastorale & Ecumenismo
Collaboratore nella formazione iniziale e continua