Una ricorrenza iscritta nel Patrimonio immateriale delle tradizioni alpine
Il 1825 fu un anno importante per la chiesa riformata di Poschiavo: venne eletto un nuovo pastore, il teologo e pedagogo Otto Carisch (1789-1858), e fu costruito, accanto alla chiesa, un nuovo edificio scolastico. A Carisch, nominato direttore dell’istituto, il Concistoro affidò il compito di redigere un regolamento che disciplinasse le attività di insegnamento.
Nasce la festa
Durante gli anni della sua permanenza a Poschiavo (1825-1837), Carisch introdusse una gita dell’intera scolaresca al maggese di Selva.
La data in cui si svolse per la prima volta quell’escursione non è nota. In occasione dei festeggiamenti per il primo centenario della scuola riformata di Poschiavo, nel libretto commemorativo si trova la seguente, laconica affermazione: “Quando si cominciasse a fare la passeggiata della nostra scolaresca a Selva non si sa precisamente.”
Canzoni per Selva
Il riformato podestà Tommaso Lardelli (1818-1908), nella sua autobiografia, scrisse: “Nel 1841 e 1842 diedi le mie “Canzonette per le scuole” alle stampe […]. Fu in allora ch’io compilava le canzonette per la festa di Selva, festa annuale della scolaresca riformata”. Se già allora Lardelli compose due canzoni dedicate alla festa, descritta come una tradizione consolidata, in occasione della quale si consumava un pasto a base di polenta, tale evento doveva costituire ormai un appuntamento fisso nel calendario della scuola riformata di Poschiavo. È dunque probabile che la festa risalga almeno al terzo decennio dell’Ottocento, o forse addirittura a prima del 1830. E non è possibile escludere l’ipotesi, avanzata da Silvio Steffani, che la festa di Selva abbia avuto luogo, la prima volta, già nel 1826.
In corteo verso i monti
Il giorno della gita, alle sei del mattino, la campana della chiesa riformata di Poschiavo chiamava a raccolta con un particolare rintocco, detto “allegrezza”. Allievi e allieve si radunavano sul piazzale della scuola e alle sette lasciavano il paese, accompagnati dagli insegnanti e seguiti da una parte della comunità.
Dopo oltre un’ora di salita, in località Macon, incontravano una vecchia, vestita di stracci. Chi per la prima volta partecipava alla gita doveva baciare il sedere di quell’inquietante personaggio, ricordo forse delle “streghe” che un tempo si diceva infestassero la Valposchiavo.
Dopo il culto, celebrato nella chiesetta di Selva, costruita nel 1676, tutti raggiungevano i vicini maggesi di La Goba e Pozzol, dove era servita la polenta in flur, specialità di grano saraceno, panna e uvetta. Seguivano canti, giochi, esercizi ginnici, recite di poesie e rappresentazioni teatrali. Al rientro a Poschiavo, nel tardo pomeriggio, la Filarmonica comunale accoglieva il corteo proveniente da Selva.
Una festa dei riformati
La festa di Selva nacque come evento annuale della scuola riformata di Poschiavo. Nel 1858 Tommaso Lardelli, esponente di spicco della comunità riformata, di orientamento liberale, che ricoprì per alcuni anni il ruolo di ispettore scolastico, riuscì a portare a Selva l'intera gioventù valposchiavina, riformata e cattolica.
“Concorrevano in quel giorno sull’ameno e ridente poggio di Selva”, scrisse Lardelli, “circa 500 fanciulli, fra cui anche una rappresentazione da Brusio, guidati classe per classe dai loro maestri; le bandiere dei 22 cantoni sventolavano allegramente insieme. Il culto nelle due cappelle, i giuochi, i divertimenti pubblici decoravano la festa […], mentre l’argentino suono delle due campanelle annunciava a tutta la Valle al di sotto l’armonia della festa.”
Quell’esperimento ecumenico e patriottico non fu tuttavia più ripetuto. L’ispettore Lardelli scrisse che l’impresa fu abbandonata “forse per la difficoltà di dare ivi una refezione e di guidare tanti fanciulli ed adulti insieme”. Un anonimo cronista sostenne invece che una polenta mal cotta avesse causato qualche mal di pancia suscitando malumori e il sospetto che i riformati l’avessero fatto di proposito e per astio nei confronti dei cattolici.
Canti della tradizione
I partecipanti alla festa intonavano “La gita sul monte di Selva”, un canto composto da Tommaso Lardelli intorno al 1841. “Su lieti compagni, adesso noi partiam. A Selva ce n’andiam. O che piacer che sento nel mio cuor. O Selva o polenta o che stupor!”
Un’ottantina d’anni dopo fu il pastore Giovanni Luzzi, il traduttore della Bibbia, a comporre un nuovo inno per la scuola riformata. Di chiara impronta patriottica, il canto recitava: “Compagni alziamo un cantico che dal Bernina al piano e dal Sassalbo ai vertici dei monti di Canciano s’intoni all’armonia che nella val natia rallegra terra e ciel”.
Chiusura della scuola
L'unificazione delle scuole confessionali, realizzata a Poschiavo negli anni 1967-69, portò alla soppressione della gita scolastica in giorno feriale. Da allora, la festa si celebra di domenica, di regola nella prima metà di maggio. Venuto meno il legame con la scuola e affidata l’organizzazione alla comunità riformata, la manifestazione ha perso la sua valenza identitaria e ha registrato un calo della partecipazione. La costruzione della strada carrozzabile che unisce Selva al fondovalle ha inoltre provocato la riduzione del numero di quanti raggiungono Selva a piedi.
Oggi la festa di Selva, registrata tra l’altro nell’Inventario del Patrimonio immateriale delle tradizioni alpine, continua a essere celebrata secondo l'antica usanza. E avendo perso la stretta connotazione riformata, è un evento a cui partecipano persone di ogni confessione.