I commenti al mio recente trafiletto mi inducono ad aggiungere quanto segue. L’applicazione delle leggi non esclude affatto i massimi sistemi di umanità, solidarietà e di civiltà, anzi. Anche nella fattispecie, lo dimostrano le varie iniziative a favore degli ustionati, in Svizzera e all’estero. L’arbitrarietà nell’applicazione delle leggi porta, per contro, a vergogne come il rimpatrio con aereo di Stato di un torturatore, a organizzazioni criminali quali la Mafia e la Camorra, alle fantasie imperiali di Mussolini, Putin, Trump, ecc.; nel nostro caso, al non rispetto della separazione dei poteri e all’ingerenza nel potere giudiziario di un altro paese.
Ma cosa ci può essere all’origine del modo di pensare che dà luogo a tali fenomeni? Azzardo un’ipotesi: la diseducazione civica insita nella mitologia del Risorgimento italiano. Il Risorgimento in sé è una cosa sacra. Ma i trionfatori di allora – accentratori del potere, massonici, antifederalisti e anticlericali – hanno ritenuto conveniente introdurre nella patria mitologia un’icona che rappresentasse la loro ideologia, cioè Garibaldi. L’hanno romanticamente esaltato per i suoi ideali libertari, ma dimenticando la sua propensione a raggiungerli al di fuori di ogni ordine costituito. Il risultato è un’icona identitaria modello di trasgressività e arbitrarietà, cioè l’opposto di quello che dovrebbe essere un richiamo al rispetto della legalità.
Non a caso Garibaldi rappresenta anche un discrimine della mentalità italiana e svizzera: per l’Italia è l’acqua santa, l’eroe della libertà; per la Svizzera è il diavolo, l’irredentista protofascista, sempre in fregola per invadere la Svizzera italiana.
Questo non ci impedisce di sentirci fratelli. La libertà di pensiero è ancorata nella legge. Soprattutto lungi da me l’intenzione di ledere la sensibilità patriottica di chicchessia.
È comunque un orrore la ricomparsa degli spettri di ormai un secolo fa, che si credevano per sempre scongiurati. Ma non esageriamo: di fronte alle guerre che imperversano nel mondo – tutte figlie del non rispetto della legalità – il nostro caso è la classica tempesta in un bicchiere d’acqua. Noi continuiamo a credere nelle forze del bene e nella fratellanza dei popoli.