Dopo l’incendio di Brusio, la sfida è prevenire le frane

Luciano Pedrazzi avverte: dopo l’incendio di Brusio il rischio si sposta sul terreno. Pendii instabili, piogge intense e focolai sotterranei minacciano la valle. Richiede perizie geologiche urgenti, piani di messa in sicurezza e informazioni continue ai cittadini.
21.04.2026
2 min
Tipografia di una macchina da scrivere con la scritta "Lettera aperta" su un foglio.

L’incendio che ha colpito il territorio sul lato sinistro di Brusio non è solo un evento che si esaurisce con lo spegnimento delle fiamme.

Le conseguenze, purtroppo, rischiano di accompagnarci ancora a lungo. La vegetazione già fragile è stata in gran parte distrutta, e con essa anche quella funzione fondamentale di stabilizzazione del suolo che spesso si tende a sottovalutare.

È quindi legittimo chiedersi se, nelle prossime settimane o mesi, il pericolo si sposterà dal fuoco al terreno. Senza la copertura vegetale, i pendii – già ripidi e in parte instabili – potrebbero diventare molto più vulnerabili. In caso di piogge intense, il rischio di frane, smottamenti o colate detritiche potrebbe aumentare sensibilmente.

A questo si aggiunge un altro aspetto meno visibile ma non meno importante: il fuoco può continuare a covare sotto la superficie, tra radici e fessure rocciose, con il rischio di riattivazioni improvvise anche a distanza di tempo.

Per questo motivo è fondamentale che, accanto alle operazioni di spegnimento e monitoraggio, si guardi già ora alla fase successiva: valutazioni geologiche puntuali, sistemi di allerta, eventuali interventi di messa in sicurezza e una pianificazione attenta della gestione del territorio.

Si sta già lavorando in questa direzione? Quali sono le valutazioni degli esperti e quali scenari si prospettano per i prossimi mesi?

Informare in modo trasparente e continuo sarà essenziale per garantire sicurezza e fiducia nella comunità.

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