Me lo sono sempre chiesto. Perché le “brutte” persone vengono cosi rispettate, considerate, certe volte addirittura glorificate? Secondo quale paradossale meccanismo umano ci si china ed inchina al loro passaggio? Un istinto atavico oppure ammirazione vera? E, ancora più sorprendente: è la vita anche in un contesto di estrema modernità come quello in cui viviamo, con la sua IA e tutto l’annesso e connesso che ne consegue, rimasta alla Corte di Re Sole? La risposta potrebbe essere semplice: cambia il contesto - e quanto cambia! - ma l’essere umano rimane sempre lo stesso. Con le sue valutazioni, le sue paure, le sue debolezze, la sua impotenza e forse la sua stupidità. E con la sua convinzione che il debole, contro colui che è, o sembra forte, non potrà mai farcela. E cosi il gioco del predatore è fatto. Lui ha sviluppato strategie, sa che se parla forte, se impressiona tutti, se agisce allo stato brado in un mondo che di regola non lo permette, se arraffa tutto quello che può, guadagna tantissimi soldi, dice qualsiasi bugia e la ripete continuamente, addirittura inizia guerre qua e la, sa che se crea in chi lo sta a guardare una sorta di incredulità stupefatta, allora vincerà. Vincerà sul tempo perché non lascia agli altri il tempo di pensare, vincerà sulla logica perché semplicemente la annienta, vincerà sul bene perché non conosce pudore morale.
Credo sia questo, per sommi capi, l’identikit del predatore. Cosa che non riesce però a giustificare i fenomeni collaterali alla presenza di un predatore. Soprattutto non li giustifica in un’epoca di cinque secoli almeno di distanza da Re Sole e dalla sua Corte. Certo se il predatore è un capo di Stato, addirittura il capo di una nazione potente come l’America ritenuta oltretutto moderna e democratica, l’incredulità e il disappunto sono destinati a giocare un ruolo ancora più pesante. Non è insomma come se il predatore fosse un capo ufficio, il sindaco di un piccolo Comune oppure se si trattasse del governatore di uno Stato in dittatura. Lo vediamo in questo momento quando a destabilizzare, meglio detto a scioccare il mondo, è il Presidente d’America.
Ma cosa dire dei fenomeni collaterali che hanno ammutolito per troppo tempo la politica mondiale e stanno facendo da mesi inginocchiare e inchinarsi, capi di Stato, Istituzioni severe, monarchie intere (in Inghilterra la carrozza reale che non era mai stata concessa ad altri Capi di Stato) davanti a un potente che si comporta come un bambino maleducato, vuole, esige, strilla, arma, ricatta.si vendica? Non solo: il fenomeno collaterale offre ad un simile personaggio, oltre i molti onori, tra i tanti podi anche quello del WEF. E tutto il mondo accorre, ecco schierati tutti i più Grandi, in trepidante attesa, in profonda deferenza. Davos sotto la neve è in assetto di guerra, in tutto il Paese sono spiegate forze d’aria e di terra pronte ad intervenire, l’agitazione è palpabile. Quanto deve essere pagante tutto ciò per l’oggetto di tanta attenzione e sollecitudine, Che strillerà ancora di più, si produrrà ancora di più, vorrà ancora di più e si sentirà più che mai quel Re Sole che è morto nel 1715 e al WEF di Davos non c’è mai stato.