Dio ci invita ad essere niente di meno e niente di più che una comunità che fa affidamento sulla sua parola. Una parola che parla di giustizia, di pace, di libertà, di perdono. E che chiede di essere messa in pratica.
Gesù si paragona a una chioccia che raccoglie i pulcini sotto le sue ali. Un’immagine inconsueta, è vero. Ma Gesù non fa altro che applicare a sé stesso un’immagine che nell’Antico Testamento è comunemente riferita a Dio: una metafora che invita a riflettere.
Di che cosa parlava Gesù quando si rivolgeva alla gente che incontrava e che lo seguiva? Parlava soprattutto del regno, annunciava il regno. E quali erano le caratteristiche del regno di cui Gesù parlava?
Le chiese, nella loro storia, non hanno purtroppo mai posto la giustizia come una priorità. Hanno sempre dato la priorità alla carità, pensando che la ricerca della giustizia non fosse un compito spettante anche a loro.
Sulla barca, nella tempesta, Gesù rimprovera i discepoli perché hanno una “fede piccola”, che pensa “in piccolo”, che rende timorosi e aridi. E li esorta ad aprire occhi e cuore per allargare il loro orizzonte.
Gesù ci incontra, oggi, nell’annuncio del suo messaggio, in parole e gesti, e ci invita non a una religiosa festa scintillante, bensì ad attraversare insieme a lui, con rinnovata fiducia, le tempeste della vita.
La fede vive di una promessa. E questa promessa è indicata dai barlumi di luce che rimandano all'alba che attendiamo, ovvero al regno di Dio la cui venuta invochiamo nel Padre nostro. Tutta la vita, tutta la fede, è un'attesa trepidante che la promessa si avveri.
"La luce c’è, non ci sono solo tenebre nel nostro mondo. Inoltre, la luce risplende, è piena di forza e di vita. E ancora, la luce risplende nelle tenebre: non fuori dalle tenebre, ma dentro le nostre tenebre, qui e ora.".
Tra le immagini che possiamo scegliere per rappresentare il periodo d’Avvento, vi propongo quella di una porta aperta: un’immagine di speranza e di fiducia in un avvenire possibile.
Oggi l’umiltà è respinta e derisa. Nel migliore dei casi è forse stimata una buona virtù, ma considerata un assurdo in una società terribilmente competitiva, con le sue votazioni e graduatorie. Ma è davvero una virtù da dimenticare?
Sermone del 02.11.2025 «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite» (Atti 4, 5-7.18-20).