L’incarico sulla sicurezza dei confini e sul mantenimento di strutture doganali decentralizzate tocca un tema centrale per il nostro Cantone. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione preoccupante: invece di rafforzare la presenza al confine, il personale nei Grigioni è stato ridotto drasticamente e le tendenze alla centralizzazione continuano. Questo significa meno presenza sul territorio, tempi di reazione più lunghi e un peggioramento dei servizi per la popolazione e per l’economia come pure la perdita di posti di lavoro, soprattutto nelle valli periferiche. Di fronte a questa situazione, ci si aspetterebbe una presa di posizione forte e chiara da parte del Governo e in particolare del Capodipartimento. Purtroppo, quanto emerso anche nel dibattito in Gran Consiglio lascia un’impressione sconcertante. Le risposte restano vaghe, si parla di impegno “nei limiti delle possibilità” e si sottolineano continuamente le competenze federali. Tutto corretto sul piano formale, ma politicamente insufficiente. Difendere gli interessi del Cantone non significa limitarsi a constatare i limiti istituzionali, bensì esercitare pressione, formulare richieste concrete e pretendere risposte vincolanti. La situazione è evidente: senza una chiara e decisa difesa degli interessi grigionesi, le specificità del nostro territorio – con centinaia di chilometri di confine e condizioni topografiche complesse – vengono semplicemente ignorate nei processi decisionali federali. Non possiamo permetterci un atteggiamento passivo proprio su un tema così sensibile. Serve una posizione politica forte, coordinata e visibile. Tutto il resto si traduce in un lento ma costante indebolimento del nostro Cantone in ambito di politica doganale e della sicurezza. Personalmente continuerò, insieme ai colleghi, a seguire attivamente questa evoluzione, rafforzando il coinvolgimento dei parlamentari federali e intervenendo anche a Berna se necessario. Una cosa è chiara: Accettare passivamente questo sviluppo non è un’opzione.
Tassa di circolazione - dalla neutralità promessa a più tasse
Con la revisione della legge sulla tassa di circolazione, il Gran Consiglio ha approvato un cambiamento significativo del sistema. In futuro, la tassazione si baserà principalmente sul peso del veicolo e in parte sulla sua potenza. Dietro questa riforma, tuttavia, si nasconde una realtà chiara: per molti cittadini le tasse aumenteranno. Questo non era l’obiettivo iniziale. Al contrario, l’intento era quello di creare un sistema più equilibrato senza gravare ulteriormente sulla popolazione e sulle imprese. Ma nel corso dei lavori parlamentari non è stato possibile costruire una maggioranza per soluzioni più moderate. Nemmeno il sostegno di ambienti borghesi è bastato per evitare un aumento complessivo del carico fiscale. Il risultato è molto insoddisfacente: una riforma che porta con sé un aumento degli oneri fiscali e quindi maggiori entrate per il Cantone. È lecito chiedersi: è davvero questa la direzione giusta, soprattutto in un momento in cui i costi per famiglie e imprese sono già in crescita? L’unico elemento attenuante è che, grazie a una maggioranza borghese, è stato possibile abolire il limite massimo del fondo strade. Questo significa che i surplus derivanti dalle tasse non confluiranno più nelle casse generali del Cantone, ma resteranno vincolati al finanziamento delle infrastrutture stradali. I mezzi resteranno quindi a disposizione di un settore cruciale per i Grigioni, dove nei prossimi anni sono necessari importanti investimenti. Resta comunque un bilancio critico: più tasse e un risultato che si discosta chiaramente dalle intenzioni iniziali, poiché era stata promessa la neutralità delle entrate, ma nei fatti ci troviamo di fronte a un aumento del gettito.