Periferie sotto pressione. Linci, zone 30 e difesa dell’autonomia

Sessione di dicembre del Gran Consiglio: predatori, mobilità, rapporti con l’UE e politica fiscale evidenziano il crescente divario tra regioni periferiche e decisioni politiche centralizzate.
Donna con capelli lunghi e castani, sorridente, indossa una giacca bianca e una camicia verde. Sfondo bianco.

La sessione di dicembre del Gran Consiglio ha riportato al centro del dibattito alcune questioni che toccano in modo diretto la vita delle regioni periferiche. Dalla gestione dei grandi predatori alla pianificazione della mobilità, fino al futuro dei rapporti con l’Unione Europea, è emersa una distanza sempre più evidente tra chi vive nelle periferie e chi decide altrove.

Uno dei temi accesi è stato quello dell’introduzione di due nuove linci in Surselva, richiesta inoltrata alla Confederazione da parte del Governo grigionese per compensare l’abbattimento accidentale di tre linci avvenuto nel 2024. Le preoccupazioni non mancano: l’agricoltura di montagna e l’alpeggio sono già messi sotto pressione dalla presenza crescente dei grandi predatori, mentre nella popolazione il tema suscita sempre più timori. Con un incarico parlamentare l’UDC Grigioni chiede al Governo tre misure precise: verificare l’effettiva accettazione sociale e politica di questa reintroduzione, richiedere una nuova valutazione federale qualora tale accettazione non fosse garantita e assicurare a lungo termine una densità di grandi predatori inferiore alla media nazionale. La gestione della fauna non è infatti solo una questione ecologica: riflette anche la crescente pressione di una politica urbana che fatica a comprendere le esigenze delle regioni periferiche.

Altrettanto discutibile è stata l’assenza, nel programma annuale del Governo, di un riferimento alla moratoria sulle nuove zone 30 su strade orientate al traffico, approvata dal Parlamento nell’agosto scorso. Nel mio intervento ho evidenziato come sia problematico che una decisione parlamentare non trovi alcuno spazio nella pianificazione strategica del Governo. Tanto più che nella sua recente presa di posizione sulla legge federale, il Governo ha continuato a sostenere l’estensione di nuove zone 30, ignorando completamente l’indirizzo politico espresso dal Gran Consiglio. Si tratta di una questione di credibilità istituzionale: le regioni periferiche dipendono dalle strade di transito e un’applicazione generalizzata delle zone 30 rischierebbe di penalizzarle ulteriormente.

Un altro tema rilevante è stato l’inoltro di un’iniziativa parlamentare affinché il nuovo accordo quadro tra Svizzera e Unione Europea sia sottoposto obbligatoriamente al voto del popolo e dei Cantoni. Il trattato proposto avrebbe un impatto molto più profondo degli attuali accordi bilaterali, toccando competenze costituzionali fondamentali anche per un Cantone alpino come il nostro. Ogni granconsigliera e granconsigliere grigionese sarà ora chiamata/o ad assumersi la responsabilità politica di indicare chiaramente se sostiene o meno il principio del referendum obbligatorio, indispensabile per preservare la voce dei Cantoni e la nostra autonomia, ad esempio nel settore energetico.

Perlomeno la sessione ha offerto una nota positiva, con la conferma della riduzione del moltiplicatore d’imposta cantonale del 3%. Un passo nella giusta direzione, anche se inferiore al 5% auspicato dal nostro gruppo. La situazione finanziaria del Cantone rimane solida, e ciò rende ancora più importante restituire ai contribuenti una parte di quanto pagato in eccesso negli ultimi anni. Allo stesso tempo, il costante aumento delle spese cantonali rispetto alle entrate mostra quanto sia urgente un freno strutturale alla crescita della spesa pubblica.

 

Gabriela Menghini-Inauen

Deputata al Gran Consiglio

www.gabriela-menghini-inauen.ch

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