Non solo ricordare ma anche imparare

La lettera aperta riflette sulla funzione etica della memoria storica, partendo dal ricordo degli orrori della seconda guerra mondiale per interrogarsi sulla capacità collettiva di tradurre tale memoria in azione concreta di fronte alle crisi umanitarie contemporanee.
27.01.2026
2 min
Tipografia di una macchina da scrivere con la scritta "Lettera aperta" su un foglio.

Lo sapevamo anche prima ma oggi lo sappiamo di più. Lo ricordavamo si, l’orrore della seconda guerra mondiale ci era arrivato troppo vicino per non accorgercene. La terribile crudeltà ed il cinismo dei carnefici di donne, uomini e bambini, di vecchi tremanti e privati di ogni e qualsiasi dignità ci avevano colpiti come scudisciate. Ma anche tutte le altre guerre, tutti gli occhi pieni di dolore dei bambini e di terrore dei loro genitori. Tutto ci aveva fatto sussultare e fatto sentire impotenti.

Ma Gaza era stata anche di più, aveva significato rivisitare l’orrore di 80anni fa. Perché le persone come allora morivano di fame e di sete, di stenti e di malattia sotto i nostri occhi, non già per una carestia o calamità naturale ma per espresso volere dell’uomo che bloccava l’aiuto che ci sarebbe stato a poca distanza da loro. Come 80anni fa per volontà esclusiva di quell’ uomo che aveva le nostre stesse sembianze di umano ciò che ci faceva sentire in colpa per essere uguale a lui.

A riprova che la memoria emotiva assolveva la sua funzione di ricordo e non permettendoci di dimenticare assumeva una valenza operativa etica. Per la quale ringraziare la natura umana che se permetteva il male permetteva anche il bene.

Eppure non dimenticare non è abbastanza! Il grido di dissenso dovrebbe essere molto più forte, alzarsi in un moto unanime di miliardi di voci dalla terra al cielo. Se ai despoti, ai prepotenti, ai tiranni tutti dovessero mostrare disapprovazione, disprezzo, durezza non potrebbero continuare a fare quel che fanno. Oggi i fatti ce lo dimostrano, Dobbiamo finalmente riconoscere che la ragione non serve con chi non ce l’ha, che la diplomazia con soggetti prepotenti diventa solo ipocrisia, che la gentilezza con i violenti non serve e che la tolleranza diventa una brutta parola perché ci rende complici. Credo che il mondo lo stia capendo, la politica no. Troppo occupata a proteggere i suoi dazi preferisce il silenzio. Sa ricordare ma non sa imparare!

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