Disobbedienza civile giusta

Lettera aperta riguardante un “grido” sulla criminalità organizzata nel Moesano, che Nicoletta Noi-Togni ha incominciato a rivolgere al Governo cantonale nel 2003 con un’Interpellanza.
23.06.2026
4 min
Tipografia di una macchina da scrivere con la scritta "Lettera aperta" su un foglio.

Che quando si “grida nel deserto” nessuno risponda è ovvio. Perché non c’è nessuno! Che quando si grida tra umani ed è come gridare nel deserto non è più ovvio. Ed ancora meno ovvio quando il grido si rivolge alle Istituzioni politiche preposte alla protezione della comunità. Ed allora cosa si fa??

Il “grido” sulla criminalità organizzata nel Moesano ho incominciato a rivolgerlo al nostro Governo cantonale nel 2003 con un’Interpellanza, non ricevendo neppure il sostegno della Deputazione del Grigioni Italiano in Gran Consiglio al momento del dibattito in Parlamento nel 2004. Il tema mafia mi ha seguito in Gran Consiglio, riacutizzandosi nel 2017-2020 mentre anche altri deputati, cito H:P. Wellig, Circolo di Mesocco, si attivavano nel voler combattere questo fenomeno.

Come si sa il problema mafia è rispuntato fuori platealmente nel marzo 2026 a Roveredo, come tutti i problemi che si coprono con la sabbia, sia essa del deserto o meno. Riscoperto non è stato solo il problema ma anche l’atteggiamento immutato del Governo di Coira che di quel tema proprio non ne vuole (oggi voleva) saperne. E allora, ancora una volta, cosa fare??

Parlare certo, come no? Ma, a questo punto le parole servono a qualcosa? Il Governo o i Governi - in 23 anni non ce n’è stato solo uno - non hanno avuto tempo di pensarci e in qualche modo di intervenire? Hanno veramente voluto chinarsi su di un nostro problema non risolvibile con soluzioni ridicole come quelle dallo stesso Governo proposte?

Perciò serviva, eccome serviva, la disobbedienza civile, la stessa che per sua natura non è violenta - l’ha usata l’apostolo della pace per antonomasia Mahatma Gandhi – e serve, non osservando dichiaratamente una disposizione dello Stato, a richiamare l’attenzione su un’inadempienza o un difetto dello stesso Stato che in tal modo sta misconoscendo un diritto del cittadino. In questo caso quello della sicurezza e del corretto vivere civile.

Nel caso del Patriziato di Roveredo oltretutto, la disobbedienza si traduceva in una protrazione nel tempo di documenti che potevano, senza pregiudizio per terzi, essere ritardati (forse che il Cantone si preoccupa di essere sollecito con i cittadini o i Comuni che hanno bisogno di responsi?? Non ho bisogno di risposta perché so benissimo di cosa parlo!)

Il fatto poi che il Cantone abbia reagito ad una disobbedienza civile cosi moderata minacciando la forma estrema di punizione istituzionale che è il commissariamento non è solo inspiegabile ma anche inqualificabile. E neppure il tardivo e repentino cambiamento di rotta, non lo può giustificare.

In conclusione: la disobbedienza civile sia da parte dei cittadini che di un’Istituzione o Autorità pubblica è lecita finché pacifica e motivata. Quando le parole non servono, come nel caso sopraccitato, ricorrere a questa misura è giusto. Tanto più giusto è quando rispettati devono esseri i diritti naturali della persona che altro non sono che diritti umani, tra i quali il diritto alla sicurezza. Chiaramente il diritto statuito dallo Stato deve essere rispettato. Eppure il diritto positivo di leggi, ordinamenti, convenzioni, trattati non è infallibile, per il semplice fatto che è stato scritto dall’umano in un certo tempo, in un certo contesto. È perciò lecito osservarlo con occhio critico e se del caso metterlo in discussione. Stiamo oggi tra l’altro vedendo, per quanto recepiamo a livello federale, che anche l’accordo di libera circolazione con l’EU, vero mantra del Governo di Coira, non è indiscutibile.

Quindi Coira, basta tacciare il Ticino di illegalità quando dal 2015 si sta unicamente, e con ragione, difendendo dalla criminalità organizzata e basta per favore anche mischiare i concetti migrazione e asilo con criminalità. A me è sempre unicamente interessato proteggere la nostra regione dalla contaminazione con una criminalità che arricchisce certuni passando sulle vite di persone che vengono spinte nel baratro della droga, della prostituzione, della malavita in tutti i suoi devastanti aspetti. Lo Stato non può limitarsi a chiudere gli occhi e ad affermare la legalità delle bucalettere che disoneste sono in ogni caso, servissero anche solo, si fa per dire, d’imbroglio all’erario.

Mi auguro comunque che il coraggio della disobbedienza civile resista in questo mondo traballante e che, come nel caso del Patriziato di Roveredo, riesca a farsi sentire laddove le parole non ci riescono.

Nicoletta Noi-Togni

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