Gerry Mottis - Il valore del silenzio dopo la tragedia

Mottis esorta al silenzio dopo una tragedia come segno di rispetto e civiltà. Critica il rumore dei social e invita a educare i giovani alla sospensione del giudizio e alla dignità del dolore.
12.01.2026
2 min
1
Tipografia di una macchina da scrivere con la scritta "Lettera aperta" su un foglio.

Dopo una tragedia, come quella di Crans-Montana, la prima risposta umana non dovrebbe essere la parola, bensì il silenzio. Un silenzio che non è indifferenza, ma rispetto. Rispetto per le vittime, per i familiari, per chi soffre un dolore che non ha bisogno di commenti, giudizi o reazioni primitive da esibire in pubblico (o, peggio, sui social media).

Eppure, viviamo in un tempo villano in cui il dolore altrui diventa immediatamente materia di sfogo: commenti rabbiosi, ipotesi affrettate, accuse, sarcasmi, denunce gratuite, nuove “cacce alle streghe”. Una reazione istintiva, spesso incontrollata, che non nasce dal desiderio di capire o di condividere il lutto, ma dall’urgenza egocentrica di dire qualcosa, subito, a qualsiasi costo, pur di mettersi al centro dell’attenzione, di innalzarsi a giudice supremo, inappellabile.

In questi momenti, invece, il silenzio è un’alta forma di civiltà. È il riconoscimento che non tutto ci appartiene, che non ogni evento richiede la nostra opinione, che il dolore degli altri non è un palcoscenico, uno spettacolo da commentare. In certi casi, tacere è un atto dovuto: significa fare un passo indietro, rinunciare al protagonismo, lasciare spazio alla dignità del dolore.

Per questo, credo che le famiglie e la scuola debbano tornare a insegnare il valore del silenzio e del rispetto. Non solo educazione alla parola, all’argomentazione, al dibattito rispettoso, ma anche l’educazione all’ascolto, alla sospensione del giudizio. Insegnare ai ragazzi che non tutto va commentato, che esistono momenti in cui la cosa più giusta da fare è fermarsi, abbassare la voce, attendere.

Il silenzio è consapevolezza e maturità. In una società che parla troppo e ascolta poco, educare al silenzio è forse una delle forme più urgenti e necessarie di educazione civica.

Contenuto pubblicitario