Sempre meno mucche da latte, ma spazio a nuove colture

Anche nel Grigioni italiano il numero di vacche da latte negli ultimi 15 anni è diminuito, con conseguenti difficoltà per le realtà casearie. Per il cambiamento climatico prendono piede anche nuove coltivazioni. A Brusio verrà raccolto per la prima volta il grano duro.
24.02.2026
4 min
Spighe di grano dorato che si ergono nel campo, con piante verdi sullo sfondo.
Per la prima volta a Brusio in Valposchiavo è stato seminato grano duro. La raccolta, se tutto va secondo i piani, è prevista quest'autunno. (immagine simbolica).
© © Keystone-ATS / Stf / Stf

Un recente studio dell'Ufficio per l'agricoltura e la geoinformazione ha analizzato lo sviluppo della produzione agricola nei Grigioni negli ultimi 15 anni. Secondo l'analisi con il calo delle mucche da latte è aumentato il numero di quelle nutrici. Malgrado ciò la quantità del latte è rimasta quasi invariata. Secondo gli autori dello studio è necessario non far calare la produzione lattiera, perché ciò comporterebbe il rischio di chiusura per alcuni caseifici regionali.

Per capire com'è la situazione nelle regioni italofone dei Grigioni, Keystone-ATS ha interpellato i presidenti di diverse
Società agricole.

Sfide per i caseifici e piccole aziende che resistono

In tutte e quattro le vallate grigionitaliane si conferma la tendenza cantonale: le mucche nutrici stanno prendendo sempre più il posto delle vacche da latte.

"La tendenza, in Valposchiavo, è già in atto da 15-20 anni, in anticipo rispetto al resto del Cantone - conferma Thomas Compagnoni, presidente dell'Associazione Agricola di Poschiavo -. Per i caseifici è certamente un periodo difficile, anche a causa dei recenti dazi alle importazioni decisi dal Governo americano. Le esportazioni negli USA non rappresentavano una grossa fetta del mercato, più o meno il 2 o 3%, e riguardavano soprattutto i prodotti di maggiore pregio come Emmental e Gruviera, ma in una situazione già difficile anche quella piccola diminuzione fa la
differenza. A questo si aggiunge la concorrenza dei formaggi europei più a buon mercato".

"A Brusio non c'è una grande produzione di latte, ma abbiamo due aziende che resistono, grazie anche alla presenza di un'alpe comunale - dice Marcello Dorsa, responsabile dell'Unione Contadini Brusio - E c'è anche qualche motivo di speranza grazie ai giovani". Secondo l'agricoltore più che un cambio di tipo di allevamento (più
nutrici e meno vacche da latte), il rischio a Brusio è quello dell'abbandono delle aziende, complice anche la presenza dei grandi predatori.

In Val Bregaglia si contano 25 aziende agricole attive, nove con mucche da latte. Solo quattro di esse si servono della latteria Bregaglia (GR) per produrre il formaggio. "Per il futuro saranno necessari dei lavori di ammodernamento: la latteria può vivere grazie al sostegno della Confederazione, del Cantone e della società agricola", ha spiegato il presidente della Società agricola di Bregaglia, Elio Rezzoli. Lo stesso vale per il macello a
Vicosoprano (GR), rimasto in piedi grazie allo sforzo congiunto del Comune di Bregaglia, della Società agricola e di una società a partecipazione popolare che gestiscono l'immobile e le infrastrutture.

Anche in Mesolcina le mucche da latte sono ormai quasi scomparse e l'allevamento si orienta sempre più verso quelle nutrici. Lo ha confermato Aurelia Berta, presidente della Società agricola del Moesano. In valle, ha spiegato Berta, esistono alcuni caseifici privati, ma manca un caseificio comunitario in grado di sostenere e incentivare la produzione di formaggi. In Calanca alcuni giovani continuano a gestire aziende con allevamenti misti, che comprendono mucche nutrici, da latte e capre.

Grano duro a Brusio, frumento in Val Bregaglia

Nel comune più a sud della Valposchiavo, è il settore agricolo a dare maggiori segnali di vitalità: "Nuove colture? Piuttosto c'è il recupero di alcune piccole produzioni di nicchia, come noci e ulivi - spiega Marcello Dorsa -. Si parla, ma in modo piuttosto concreto, di andare avanti su questa strada, per esempio con un ritorno al mais. In generale si registra una certa voglia di ritorno alla campicoltura. La sfida, adesso, è quella di meccanizzare la coltivazione in un terreno come il nostro che è quasi interamente terrazzato".

Anche Compagnoni osserva che gli imprenditori agricoli valposchiavini non stanno a guardare: "Qualche nuova produzione in effetti c'è, complici anche i cambiamenti climatici. Per esempio, per la prima volta in valle è stato seminato il grano duro, che qui non era mai cresciuto. Questo autunno, se tutto va bene, a Brusio, per la prima volta si raccoglierà il grano. Per ora è un esperimento, ma se funziona potrà essere ripetuto. Di recente è anche sorto un allevamento di tacchini. Al momento, però, queste sono delle nicchie".

Negli ultimi 15 anni in Val Bregaglia si è invece affermata la coltivazione del frumento. Il cereale viene prodotto in valle, pur necessitando di una rotazione triennale dei terreni, grazie all'acquisto di una trebbiatrice apposita.

Da uno studio condotto dal vicesindaco, Ueli Weber, risulterebbe possibile un allevamento di pesci a Promontogno (GR) se qualcuno si appassionasse al progetto.

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